scritto da Giuseppe Carratù - 08 Ottobre 2026 11:48

Occupazione da record, ma l’Italia ora deve far crescere il valore del lavoro

Il mercato del lavoro segna risultati mai raggiunti: più occupati, meno disoccupati e contratti più stabili. La nuova sfida è trasformare questa base solida in produttività, salari più alti e crescita duratura

foto Angelo Tortorella

Il mercato del lavoro italiano arriva al 2026 con una fotografia inedita: più occupati che mai, disoccupazione ai minimi storici e una struttura dell’occupazione più stabile rispetto al passato. È quanto emerge dall’analisi del Centro studi di Unimpresa, che rielabora i dati contenuti nel Documento programmatico di finanza pubblica approvato dal Consiglio dei ministri. Numeri che raccontano un cambiamento di passo significativo, ma che aprono anche una nuova fase: quella in cui la quantità di lavoro deve diventare qualità, produttività e salari più elevati.

Occupazione ai massimi storici

Nel secondo trimestre del 2026 gli occupati hanno raggiunto quota 24,4 milioni, il livello più alto mai registrato in Italia. Il tasso di occupazione nella fascia 15‑64 anni sale al 63,1%, mentre la disoccupazione scende al 5,5% nel primo trimestre, minimo storico, per poi stabilizzarsi al 5,6%. Per l’intero anno, il Dpfp prevede una crescita dell’occupazione dell’1% e un tasso medio di disoccupazione del 5,7%, quattro decimi in meno rispetto al 2025.

Ma il dato più rilevante riguarda la qualità dell’occupazione: l’86,7% dei lavoratori dipendenti ha un contratto a tempo indeterminato. Un segnale che indica non solo più posti di lavoro, ma rapporti più stabili e duraturi.

Partecipazione in aumento, scoraggiati in calo

Il miglioramento non riguarda solo chi ha già un impiego. Cresce la partecipazione al mercato del lavoro, con un tasso di attività al 67%, mentre l’inattività scende al 33%. Particolarmente significativo il calo degli “scoraggiati”, coloro che avevano smesso di cercare lavoro: 107.000 in meno rispetto al 2025, pari a una riduzione del 14,2%.

Un segnale che indica un clima di maggiore fiducia e una capacità del mercato di riassorbire persone rimaste ai margini negli anni precedenti.

Prospettive oltre il 2026

Secondo le proiezioni, tra il 2027 e il 2029 l’occupazione dovrebbe continuare a crescere mediamente dello 0,6% l’anno, mentre la disoccupazione dovrebbe stabilizzarsi attorno al 5,6%. Una stabilità che va letta insieme all’aumento dell’offerta di lavoro: più persone entrano o rientrano nel mercato, ampliando la platea dei potenziali occupati.

La nuova sfida: produttività e salari

Per Unimpresa, la fase che si apre ora è decisiva. «Non basta più aumentare il numero degli occupati: dobbiamo far crescere il valore del lavoro», osserva il presidente Paolo Longobardi. La crescita dell’occupazione, infatti, non si traduce automaticamente in salari più alti. Senza un aumento della produttività, sarà difficile sostenere retribuzioni reali più elevate e rafforzare la competitività delle imprese.

La ricetta indicata da Unimpresa punta su digitalizzazione, intelligenza artificiale, formazione, nuovi macchinari e migliore organizzazione aziendale, strumenti che possono aiutare anche le piccole e medie imprese a produrre più valore. La politica economica, secondo Longobardi, deve accompagnare questo processo con incentivi stabili agli investimenti, una fiscalità favorevole a chi reinveste gli utili, strumenti semplici per la formazione e una riduzione del costo complessivo che grava sulle retribuzioni.

Il ruolo della legge di bilancio

La prossima legge di bilancio, suggerisce Unimpresa, dovrebbe guardare al lavoro non solo attraverso incentivi alle assunzioni, ma premiando le imprese che investono contemporaneamente in occupazione, innovazione e competenze. Fondamentale anche il collegamento tra scuola, formazione professionale e imprese, per colmare il divario tra domanda e offerta di competenze.

Un quadriennio che cambia il paradigma

Il periodo 2022‑2026 dimostra che l’Italia può creare occupazione anche in una fase internazionale complessa. Il prossimo obiettivo è più ambizioso: trasformare il record degli occupati in un record di produttività e qualità del lavoro. Se questo passaggio riuscirà, sarà possibile sostenere salari più alti, consumi più forti e una crescita economica più duratura.

Unimpresa lo definisce il “passaggio decisivo” per i prossimi anni: non solo più lavoro, ma lavoro che vale di più.

 

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Dottore commercialista iscritto all’Ordine Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di di Salerno; Revisore legale dei conti; Docente di fascia A per corsi avviamento start-up Invitalia, l'Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d'impresa, di proprietà del Ministero dell'Economia. Specializzato in consulenza fiscale, consulenza gestionale-amministrativa-contabile e societaria per piccole e medie imprese; Formazione ed orientamento personale dipendente; Attività peritali di imprese e società commerciali; Direttore della pagina Fb Fiscal Coach.

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