scritto da Redazione Ulisseonline - 26 Settembre 2026 10:52

Caro carburante: è allarme per camionisti, taxisti e rappresentanti

Per mitigare il prezzo dei carburanti il governo Meloni ha erogato 2,6 miliardi in 6,5 mesi. Draghi, grazie alla flessibilità concessa allora da Bruxelles, ne spese 7,3 in 8 mesi. Quasi 3 volte in più. Da ieri fino al prossimo 5 ottobre il taglio delle accise sul diesel scende a 6,1 centesimi

Sono trascorsi 7 mesi dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran e l’impatto sui prezzi dei carburanti è stato pesante: la benzina è salita del 29 per cento e il diesel addirittura del 36 per cento. I rincari hanno colpito tutta Europa, ma Bruxelles non è ancora intervenuta, a differenza di quanto fece dopo l’invasione russa dell’Ucraina, quando concesse agli Stati membri maggiore flessibilità sui conti pubblici per ridurre le accise e, di conseguenza, l’Iva. Voci, queste ultime, che in Italia arrivano a pesare fino al 50 per cento circa del prezzo alla pompa per ogni litro acquistato.

Gli aumenti di benzina e diesel non pesano solo sulle tasche di famiglie e pendolari, ma anche su chi usa l’auto ogni giorno per lavoro o possiede un autocarro per trasportare delle merci. Le categorie professionali più colpite sono i camionisti, i tassisti e gli agenti di commercio. Per queste due ultime categorie la situazione è particolarmente difficile: non possono scaricare l’aumento dei costi sui clienti o sulla filiera, e quindi finiscono per assorbirlo interamente. I camionisti, invece, possono farlo raramente e contare sul credito d’imposta pensato per compensare il caro-carburante. Ma non tutti ne hanno diritto: restano esclusi quelli che possiedono mezzi pesanti sotto le 7,5 tonnellate, oppure mezzi più pesanti che però non rientrano nelle categorie ambientali più green, come gli Euro V e gli Euro VI. Ricordiamo che in Italia il 40 per cento circa delle imprese di autotrasporto non dispone di mezzi con massa superiore alle 7,5 tonnellate.

Queste riflessioni sono sollevate dall’Ufficio studi della CGIA.

 

In 6,5 mesi aiuti del Governo Meloni per 2,6 miliardi

Il caro-carburante ha spinto il governo Meloni ad agire più volte per aiutare famiglie e imprese. Dal 19 marzo scorso ad oggi, l’esecutivo ha varato ben 13 provvedimenti con un obiettivo preciso: ridurre le accise, cioè quelle tasse “nascoste” che pesano sul prezzo di benzina e gasolio ogni volta che li mettiamo nel serbatoio. Questa scelta ha avuto un costo importante per lo Stato: 2,1 miliardi di euro. Ma il sostegno non si è fermato qui. Il governo ha pensato anche a chi, per lavoro, dipende in modo particolare dal carburante: come gli autotrasportatori, gli agricoltori e i pescatori. A questi settori sono stati destinati altri 500 milioni di euro circa, sotto forma di crediti d’imposta, uno sconto fiscale che permette alle aziende di recuperare parte delle spese sostenute per il gasolio. In totale, quindi, la manovra anti caro-carburante messa in campo dal governo negli ultimi 6,5 mesi supera i 2,6 miliardi di euro, tra tagli diretti alle accise e agevolazioni fiscali mirate ai settori più esposti. Ricordiamo che da oggi, sabato 26 settembre, il taglio delle accise sul diesel scende da 12,2 a 6,1 centesimi per litro. Questo sconto rimarrà in vigore fino al prossimo 5 ottobre.

 

In 8 mesi Draghi ne spese 7,3

Nel marzo 2022, subito dopo l’invasione russa dell’Ucraina, l’Unione Europea concesse agli Stati membri maggiore flessibilità sui vincoli di bilancio, in considerazione della straordinaria pressione esercitata sui prezzi dell’energia e sui bilanci pubblici. Il Governo Draghi ne approfittò tagliando, tra le altre cose, le accise sui carburanti per otto mesi consecutivi[1], con una spesa complessiva di 7,3 miliardi di euro, nel tentativo di contenere l’impatto del caro-carburante su famiglie e imprese. Si è trattato di un intervento quasi triplo rispetto a quello messo in campo dal Governo Meloni in 6,5 mesi del 2026, a fronte di uno scenario economico in parte diverso ma non privo di tensioni analoghe. Il confronto tra le due cifre, sottolinea la CGIA, solleva dunque un aspetto tutt’altro che marginale: sarebbe possibile, e opportuno, che Bruxelles la finisse di girarsi dall’altra parte e concedesse agli Stati membri un margine di flessibilità simile a quello garantito 4 anni fa in quella fase di emergenza. (fonte CGIA)

 

clicca qui per leggere la news integrale della CGIA

Rivista on line di politica, lavoro, impresa e società fondata e diretta da Pasquale Petrillo - Proprietà editoriale: Comunicazione & Territorio di Cava de' Tirreni, presieduta da Silvia Lamberti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.