scritto da Francesco Angrisani - 07 Ottobre 2026 12:27

Algebra dell’Ambiente: quanto vale la carta che non sprechiamo?

La filiera della carta coinvolge cittadini, Comuni, gestori della raccolta, impianti di selezione, recuperatori, cartiere e imprese

Carta raccolta − carta persa = valore recuperato.

Potrebbe essere questa la prima equazione dell’“Algebra dell’Ambiente”, un modo diverso per guardare alla raccolta differenziata.

Perché quando parliamo di carta e cartone tendiamo a pensare soprattutto al rifiuto: giornali, scatole, imballaggi, quaderni che abbiamo finito di utilizzare.

Ma c’è un’altra prospettiva.

Quella stessa carta può essere ancora una materia prima. E allora la domanda non è più soltanto quanta ne raccogliamo, ma quanto valore riusciamo a recuperare.

Quasi 4 milioni di tonnellate

Nel 2025 in Italia la raccolta differenziata di carta e cartone ha sfiorato i 4 milioni di tonnellate, con una media di 67,5 chilogrammi per abitante. Nello stesso anno il tasso di riciclo degli imballaggi cellulosici ha raggiunto il 93,1%, oltre otto punti sopra l’obiettivo europeo dell’85% fissato per il 2030.

A fronte di quasi 5 milioni di tonnellate di imballaggi cellulosici immessi al consumo, nel 2025 il sistema ne ha avviate a riciclo 4,61 milioni di tonnellate. Sono numeri che raccontano una filiera ormai strutturata e una capacità significativa di trasformare carta e cartone raccolti in nuova materia prima per l’industria.

Ma proprio quando le quantità crescono, diventa ancora più importante una seconda domanda: quanto è buona la raccolta?

Perché una scatola di cartone correttamente conferita può rientrare nel ciclo produttivo. Al contrario, la presenza di materiali estranei e contaminanti può rendere più complesso il processo di selezione e recupero.

Ed è qui che entra in gioco la parte più interessante della nostra equazione.

Carta raccolta − carta persa = valore recuperato.

La “carta persa”, in questa prospettiva, non indica una voce contabile né una quantità ufficialmente misurata da Comieco con questa definizione. È un concetto editoriale che rappresenta quella parte del potenziale della materia raccolta che può essere compromessa da contaminazioni, impurità o difficoltà di selezione e riciclo.

E quando una materia prima non riesce a esprimere pienamente il proprio potenziale, non si perde soltanto materiale.

Si riduce anche l’efficienza complessiva del percorso necessario per raccoglierlo, selezionarlo e avviarlo a recupero.

La qualità ha un valore

I dati del 2025 mostrano quanto questo tema sia rilevante.

Secondo Comieco, nel Sud e nelle Isole circa la metà della carta e del cartone raccolti rientra nella prima fascia qualitativa, caratterizzata da una presenza di impurità inferiore al 3%. Nel Centro-Nord oltre l’80% dei conferimenti raggiunge questo standard.

Il dato non descrive semplicemente quanto “differenziano bene” o “differenziano male” i cittadini di un territorio. Riguarda la qualità dei materiali conferiti, misurata attraverso le analisi merceologiche, e segnala un margine di miglioramento nei sistemi di raccolta e nella qualità dei conferimenti.

È una distinzione importante.

Perché raccogliere di più è certamente utile. Ma raccogliere meglio significa ridurre le impurità e rendere più efficiente il percorso verso il riciclo.

E significa anche valorizzare una filiera che nel 2025 ha registrato una crescita particolarmente significativa nel Mezzogiorno.

Per la prima volta, infatti, Sud e Isole hanno superato il milione di tonnellate raccolte, contribuendo a circa il 60% della crescita nazionale rispetto al 2024. La raccolta pro capite dell’area ha raggiunto 52,5 chilogrammi per abitante.

Una questione anche economica

La filiera della carta coinvolge cittadini, Comuni, gestori della raccolta, impianti di selezione, recuperatori, cartiere e imprese.

Nel 2025 il sistema Comieco contava 944 convenzioni attive, con una copertura del 92% dei Comuni e del 96,8% della popolazione. Dai Comuni convenzionati sono arrivate oltre 2,5 milioni di tonnellate di materiali cellulosici; Comieco ha riconosciuto oltre 240 milioni di euro per la raccolta e altri 60 milioni di euro per la lavorazione post-raccolta.

Dietro il gesto apparentemente semplice di separare una scatola di cartone c’è quindi un sistema economico che raccoglie, seleziona, tratta, trasforma e rimette in circolo una materia.

E la qualità conta anche qui.

Dal 1° maggio 2026 è entrato in vigore il nuovo Allegato Tecnico Carta dell’Accordo Quadro ANCI-CONAI. Tra le novità c’è una fascia qualitativa “premium” per la raccolta domestica con una presenza di frazioni estranee inferiore al 2%, alla quale corrisponde un riconoscimento pari al 102,5% del corrispettivo previsto. Il meccanismo rende esplicito il legame tra qualità della raccolta e valore economico riconosciuto.

Ecco perché parlare di rifiuti non basta più.

Dobbiamo cominciare a parlare anche di risorse.

La prima regola dell’Algebra dell’Ambiente

La carta ci insegna una cosa molto semplice: non tutto ciò che gettiamo via ha perso il suo valore.

Una parte può tornare materia prima. Una parte può essere più difficile da recuperare o può non esprimere pienamente il proprio potenziale.

La differenza tra queste due condizioni rappresenta una delle immagini più concrete dell’economia circolare.

Carta raccolta − carta persa = valore recuperato.

È da questa semplice idea che può partire un nuovo modo di guardare ai rifiuti.

Non chiedersi soltanto quanto produciamo.

Ma soprattutto: quanto valore siamo capaci di non perdere?

Cava de’ Tirreni: il prossimo traguardo

Ed è proprio da questa domanda che possiamo guardare anche a Cava de’ Tirreni.

Se ogni raccolta diventa una risorsa e ogni punto percentuale di qualità in più significa meno materia persa, allora anche il risultato complessivo della raccolta differenziata può diventare un obiettivo condiviso.

L’auspicio è chiaro: avvicinarsi presto e superare in breve tempo il 75% di raccolta differenziata.

Non per inseguire un numero, ma per dimostrare che ogni gesto può fare la differenza, che ogni conferimento corretto restituisce valore e che ogni punto percentuale conquistato significa una parte in più di risorse sottratte allo spreco.

Perché nell’Algebra dell’Ambiente vale una regola semplice: più raccogliamo, meglio raccogliamo, meno perdiamo.

E quando una città supera il 75%, non ha semplicemente raggiunto una percentuale.

Ha dimostrato di saper trasformare i propri rifiuti in una risorsa e un obiettivo ambientale in un impegno collettivo.

Cava de’ Tirreni può fare questo passo.

Il 75% può essere il prossimo traguardo. E, subito dopo, il punto di partenza per andare ancora oltre.

Cavese, dopo la maturità scientifica prosegue gli studi in Economia e Commercio, ma è il mondo del volontariato a segnare in modo decisivo il suo percorso umano. Fin dal 1980 si impegna nell’associazionismo ambientalista, muovendo i primi passi nel M.A.P.A.N. (Movimento Anticaccia Protezione Animali Natura), con cui promuove campagne di sensibilizzazione contro la strage dei cuccioli di foca destinati all’industria delle pellicce. Il suo impegno civile si amplia con iniziative di respiro internazionale, tra cui la raccolta firme a sostegno della candidatura di Nelson Mandela al Premio Nobel per la Pace. Per quasi un decennio dedica tempo ed energie alla tutela dei cani abbandonati, collaborando con un ricovero situato tra Vietri sul Mare e Molina, occupandosi dell’assistenza agli animali e della sensibilizzazione sul tema del randagismo. Parallelamente porta avanti un percorso politico locale, diventando consigliere della Prima Circoscrizione di Cava de’ Tirreni nella Lista Verde Alternativa, con un’attenzione particolare alla tutela ambientale e alla partecipazione civica. La sua vocazione per uno stile di vita sostenibile si traduce anche in un progetto imprenditoriale: è cofondatore de L’Orto Biologico, negozio specializzato in alimenti biologici che da quasi quarant’anni promuove un’alimentazione sana, il consumo consapevole e il rispetto dell’ambiente.

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