scritto da Redazione Ulisseonline - 07 Ottobre 2026 13:03

Rifiuti in aumento, differenziata in progresso: l’Italia tra buone pratiche e nuove contraddizioni urbane

La raccolta differenziata cresce e supera i target nazionali, ma la produzione di rifiuti continua ad aumentare. Le famiglie migliorano i comportamenti, mentre il Paese mostra differenze territoriali ancora marcate

Nel 2024 l’Italia si scopre più attenta alla differenziazione dei rifiuti, ma anche più produttiva nel generare scarti. È una fotografia complessa, quella che emerge dai dati ISTAT: da un lato la raccolta differenziata raggiunge il 67,7% del totale, superando stabilmente il target nazionale; dall’altro la produzione di rifiuti urbani sale a 29,9 milioni di tonnellate, pari a 507,7 kg per abitante, undici chili in più rispetto all’anno precedente. Un incremento che riguarda tutte le aree del Paese, con il Nord-est che guida la crescita e registra anche i livelli più alti di produzione pro capite.

Eppure, mentre i numeri della produzione aumentano, quelli della partecipazione civica raccontano una storia diversa. Nel 2025 oltre il 93% delle famiglie dichiara di differenziare sempre la carta, il 92,7% la plastica e il 92,2% il vetro. L’umido sfiora il 90%, l’alluminio supera l’83%. È un cambiamento culturale che si consolida da oltre vent’anni, frutto di norme più stringenti ma anche di una sensibilità ambientale ormai diffusa. Non tutte le tipologie di rifiuto seguono però la stessa traiettoria: batterie esauste e farmaci scaduti mostrano un lieve arretramento, segno che la consapevolezza non è uniforme e che alcuni comportamenti richiedono ancora informazione e continuità.

La soddisfazione per il servizio di raccolta porta a porta resta alta, con oltre il 72% delle famiglie che si dichiarano molto o abbastanza soddisfatte. Anche qui emergono differenze territoriali: il Nord-est guida la classifica, mentre il Centro mostra le percentuali più basse. Le regioni che producono più rifiuti sono spesso anche quelle che differenziano di più, come Trentino, Emilia-Romagna e Veneto, mentre altre realtà – soprattutto nel Sud – faticano a superare la soglia del 60%. La Sicilia, però, mette a segno l’aumento più significativo degli ultimi cinque anni, segnale che i sistemi di raccolta possono evolvere rapidamente quando organizzazione e investimenti si allineano.

Il quadro complessivo suggerisce che l’aumento dei rifiuti non è solo il riflesso di consumi più elevati, ma talvolta anche il risultato di sistemi di raccolta più efficienti, capaci di intercettare flussi che in passato sfuggivano alla misurazione. È una dinamica che invita a leggere i dati con attenzione: più rifiuti contabilizzati non significa necessariamente più rifiuti prodotti, ma può indicare un miglioramento nella capacità dei territori di gestire ciò che prima restava ai margini.

L’Italia, insomma, si trova in una fase di transizione: cittadini più responsabili, sistemi di raccolta più efficaci, ma una produzione di rifiuti che continua a crescere. La sfida dei prossimi anni sarà trasformare questa consapevolezza diffusa in un modello urbano capace non solo di differenziare meglio, ma anche di produrre meno. Una sfida che riguarda politiche pubbliche, innovazione tecnologica e comportamenti quotidiani, e che richiede di tenere insieme tutte le dimensioni della sostenibilità urbana. (fonte ISTAT)

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