Un italiano su nove vive in un Comune in crisi
Secondo l’analisi del Centro studi di Unimpresa, 485 Comuni sono in dissesto o riequilibrio: 6,5 milioni di residenti coinvolti e 6,2 miliardi di massa passiva da assorbire. La crisi è concentrata nel Mezzogiorno
Quasi un cittadino su nove vive in un Comune alle prese con una crisi finanziaria conclamata. È la fotografia scattata dal Centro studi di Unimpresa, che rileva 485 procedure attive alla fine del 2025, tra dissesti e riequilibri, per un totale di 6,5 milioni di residenti coinvolti. La massa passiva da assorbire supera i 6,2 miliardi di euro, pari a circa 954 euro per abitante. «Rapportando la massa passiva di 6,2 miliardi alla popolazione residente nei territori interessati, si può calcolare un valore medio di circa 954 euro per abitante» si legge nel documento.
La crisi è fortemente concentrata nel Mezzogiorno: Sicilia, Campania e Calabria raccolgono 315 delle 485 procedure, pari al 64,9% del totale nazionale. La Sicilia guida con 110 procedure, seguita da Campania (104) e Calabria (101). Lazio e Puglia completano il quadro delle regioni più colpite. Complessivamente, le prime cinque regioni arrivano a 396 procedure, l’81,6% del totale.
Il fenomeno riguarda soprattutto i piccoli centri: 269 Comuni sotto i 5.000 abitanti risultano in crisi, 14 in più rispetto all’anno precedente. Solo 47 enti in difficoltà superano i 30.000 residenti. «Il dato dei 269 piccoli Comuni in difficoltà è particolarmente significativo: amministrazioni di dimensioni ridotte dispongono spesso di strutture tecniche e amministrative limitate» osserva il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi.
La relazione evidenzia un paradosso: solo il 6,1% dei Comuni italiani è formalmente in crisi, ma questi enti amministrano circa l’11% della popolazione nazionale. «Dietro queste cifre non ci sono soltanto bilanci comunali, ma comunità, famiglie e imprese» ricorda Longobardi, sottolineando come il dissesto incida sulla capacità di programmare investimenti, garantire servizi e sostenere l’economia locale.
Per Unimpresa, la priorità deve essere la prevenzione: rafforzare la riscossione, migliorare la programmazione finanziaria, potenziare l’assistenza tecnica ai piccoli Comuni e introdurre sistemi di allerta per intercettare gli squilibri prima che diventino irreversibili. «L’obiettivo non dovrebbe essere soltanto ridurre lo stock delle crisi esistenti, ma soprattutto contenere il flusso di nuovi ingressi» spiegano gli analisti. (fonte Unimpresa)








