Figc, un commissariamento da azzeccagarbugli
Il caso FIGC riaccende il tema delle scappatoie normative e della scarsa vigilanza istituzionale. La vicenda Malagò diventa il simbolo di una classe dirigente che continua a muoversi tra improvvisazione e procedure opache
La vicenda del commissariamento della FIGC richiama un vecchio adagio: «fatta la legge, trovato l’inganno». Ogni regola sembra avere un escamotage, e il caso Malagò lo conferma. Il presidente non iscritto alla federazione viene sostituito dal commissario Malagò, che ora dovrà indire le elezioni per scegliere il nuovo presidente, ovvero ancora Malagò. Situazioni che sembrano possibili solo in Italia, il Paese degli azzeccagarbugli. E poi ci si stupisce se il cittadino prova a scansare norme e burocrazia: con simili esempi, difficile pretendere coerenza. C’è però un aspetto ancora più inquietante. Com’è possibile che nella FIGC non esista un ufficio che verifichi in anticipo i requisiti dei candidati? È la prova che il Paese non è guidato solo da politici approssimativi, ma anche da una classe dirigente superficiale e impreparata, brava a creare papocchi più che a garantire una gestione amministrativa corretta. Questa vicenda ne è la dimostrazione più evidente.





