La casa dopo i bonus: il motore rallenta, il mercato cerca un nuovo equilibrio
La fine degli incentivi straordinari lascia il comparto residenziale senza la spinta degli anni passati. Investimenti in calo, permessi che rallentano e prezzi che continuano a salire: il mercato cerca stabilità.
Il settore della casa sta entrando in una fase diversa, quasi una terra di mezzo tra l’euforia degli anni dei superbonus e un presente che fatica a trovare una direzione stabile.
I numeri raccolti dal Centro studi di Unimpresa raccontano un rallentamento evidente: nel primo trimestre del 2026 gli investimenti residenziali scendono del 2,7%, mentre quelli complessivi crescono dello 0,7%. Una forbice che da sola suggerisce che la spinta straordinaria degli incentivi si sta esaurendo.
La frenata non riguarda solo l’Italia, ma nel nostro Paese è più marcata. La progressiva riduzione delle agevolazioni fiscali – dal Superbonus al regime ordinario delle detrazioni – sta cambiando le convenienze economiche e, soprattutto, le aspettative delle famiglie. È un passaggio che pesa: «Le politiche a fisarmonica producono accelerazioni e frenate nell’economia reale» ricorda il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, sottolineando che non servono nuovi superbonus, ma una strategia stabile e prevedibile.
Il quadro congiunturale conferma la perdita di slancio. I permessi di costruire calano del 9,2% nel numero delle abitazioni previste e del 5,5% nella superficie utile. La produzione nelle costruzioni, a luglio, segna un -1,4% sul mese e -1,2% sull’anno. Eppure non si può parlare di crisi: nei primi sette mesi del 2026 l’indice corretto per gli effetti di calendario resta positivo (+1,3%). È più una decelerazione che un crollo.
La vera particolarità di questa fase è la divergenza tra investimenti e mercato immobiliare. Le compravendite quasi si fermano (+0,1% su base annua), ma i prezzi continuano a salire: +4,0% nel secondo trimestre, con punte del 5,0% per le case nuove. È un mercato a due velocità, dove il valore degli immobili cresce mentre la quantità delle transazioni e degli interventi di riqualificazione si raffredda. A complicare il quadro, il credito alle famiglie mostra segnali di recupero: i mutui tornano a crescere, sostenendo la domanda di acquisto più che quella di ristrutturazione.
L’Italia, insomma, è entrata nella fase del dopo-bonus. La domanda immobiliare non scompare, ma il comparto delle ristrutturazioni perde la spinta eccezionale degli anni passati. La sfida ora è costruire una politica della casa che non viva di strappi: agevolazioni meno generose ma stabili, concentrate sull’abitazione principale, sull’efficienza energetica e sulla sicurezza degli immobili. Una programmazione pluriennale che permetta a famiglie e imprese di decidere senza inseguire scadenze e cambi normativi.
I dati del 2026 non raccontano una crisi, ma un passaggio delicato. Il settore deve trovare un nuovo equilibrio, e la velocità con cui riuscirà a farlo inciderà su una filiera che coinvolge costruzioni, artigiani, professionisti, banche e, soprattutto, il patrimonio delle famiglie italiane. (fonte Unimpresa)
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