scritto da Redazione Ulisseonline - 16 Settembre 2026 08:08

Italia tra paure, scelte intime e vita quotidiana: cosa racconta il Radar SWG di settembre 2026

Il Radar SWG di settembre 2026 racconta un’Italia attraversata da paure per l’ascesa dell’estrema destra, da un inverno demografico che riflette un cambiamento profondo nel modo di pensare la genitorialità e da una quotidianità in cui la musica è presenza costante ma solo metà della popolazione investe per ascoltarla

La nuova indagine Radar SWG restituisce un’Italia attraversata da tensioni profonde e da abitudini quotidiane che raccontano molto del presente. Da un lato emergono paure e divisioni di fronte alla crescita dell’estrema destra in Europa, dall’altro prende forma un cambiamento culturale che incide sulla scelta di avere figli, sempre più segnata da incertezze e da visioni emotive divergenti. Accanto a questi scenari, la musica si conferma una presenza costante nella vita degli italiani, pur con modalità di ascolto e investimenti molto diversi tra generazioni. Sullo sfondo, le intenzioni di voto delineano un quadro politico stabile nelle sue gerarchie ma in movimento nei dettagli, con piccoli scarti che riflettono le stesse dinamiche sociali e identitarie rilevate nelle altre sezioni dell’indagine.

 

La crescita dell’estrema destra

La rilevazione SWG fotografa un’Italia divisa e inquieta di fronte all’ascesa dell’estrema destra in Europa, resa evidente dal recente successo dell’AfD in Germania. Quasi quattro italiani su dieci vivono questa crescita come un motivo di forte o comunque significativa preoccupazione, con timori concentrati sul rischio di “rinascita delle istanze fasciste e naziste” e sui “rischi per la democrazia e per lo Stato di diritto”. Accanto a questo blocco critico, circa tre su dieci considerano invece positiva la crescita delle destre radicali, soprattutto per la prospettiva di “dare meno potere all’Ue e più agli Stati” e per la “fine del predominio della cultura di sinistra”, letta anche come contrasto alla cultura woke.

Le cause percepite di questa avanzata rimandano soprattutto a fattori materiali e sociali: “gli arrivi in massa degli immigrati” e “le difficoltà economiche e l’impoverimento della classe media” sono i due motori principali indicati dagli intervistati, mentre nell’area progressista si insiste anche sulla “mancanza di memoria storica” delle nuove generazioni rispetto al periodo nazi‑fascista. Quando il discorso si sposta sulle alleanze di governo, emerge una polarizzazione netta: se un partito di centrodestra europeo dovesse scegliere un alleato, il 37% degli italiani indica un partito di estrema destra come partner preferibile rispetto a una forza di centrosinistra, mentre il 27% sceglierebbe il centrosinistra e il 36% non sa.

Nelle aree di destra e centrodestra la preferenza per l’alleanza con l’estrema destra è maggioritaria, segno di un clima politico in cui l’asse identitario supera le perplessità verso le formazioni più radicali.

Propensione ad avere figli

Sul fronte demografico, Radar SWG conferma un “inverno demografico” ormai strutturale: nel 2025 si è registrato il minimo storico di nuovi nati e il quadro appare sempre più come il riflesso di un cambiamento culturale ed emotivo profondo.

Il 66% degli italiani ha avuto figli, con percentuali più alte tra i Baby Boomers (nati tra il 1946 e il 1964) e la Gen X (nati tra il 1965 e il 1980), mentre il 18% non ha figli ma li avrebbe voluti o li vorrebbe, e il 16% non ha figli e non ne vuole. Nella Gen Z  (nati tra il 1997 e il 2012) la quota di “childfree” sale al 29%, nei Millennials (nati tra il 1981 e il 1996) al 23%, segnalando una rottura generazionale rispetto alla natalità.

La diversa visione della genitorialità è evidente anche sul piano emotivo: chi ha figli associa soprattutto “amore”, “gioia” e “speranza” all’idea di essere genitore, pur riconoscendo anche “fatica” e “ansia”; chi non ha figli e non li vuole mette invece in primo piano “fatica”, “ansia” e “paura”, con le emozioni positive in secondo piano. Quanto alle motivazioni, per chi ha figli la scelta è soprattutto un modo “per dare un senso di maggiore pienezza alla propria vita” e un “puro atto di amore”; tra i childfree, una parte riconosce ancora la pienezza come motivo, ma il 13% dichiara che “oggi come oggi non ci sono motivi validi per avere un figlio”, e quasi uno su cinque vede la genitorialità come un modo per “non rimanere da solo”.

Di fronte al calo delle nascite, gli italiani indicano come priorità una politica di sussidi economici: oltre il 70% è d’accordo sull’idea di incentivare economicamente le giovani coppie under 35 che desiderano figli e di garantire sussidi per coprire le spese essenziali dei primi dieci anni di vita del bambino. Accanto a questo, emerge una forte richiesta di semplificazione e ampliamento delle adozioni, anche all’estero, e di estensione della procreazione medicalmente assistita a tutti coloro che lo desiderano, con percentuali di accordo che superano il 60% e sono ancora più alte tra chi non ha figli ma li vorrebbe.

Gli italiani e la musica

La sezione dedicata alla musica restituisce un’Italia in cui l’ascolto è quasi universale: il 95% degli italiani afferma di ascoltare musica e la vive come “compagna di vita”, presente nei momenti di relax, nei viaggi e negli spostamenti, nelle pulizie domestiche, in cucina, nella cura di sé e nello sport. Solo il 6% dichiara che, quando ascolta musica, non fa nient’altro, segno di una fruizione prevalentemente di sottofondo, integrata nella routine quotidiana.

Le occasioni principali sono il relax e i viaggi, con differenze generazionali: i Baby Boomers ascoltano soprattutto mentre si rilassano, la Gen Z e i Millennials molto durante gli spostamenti e lo sport, e una quota non trascurabile di giovani ascolta anche mentre studia o lavora. Sul piano tecnologico, lo smartphone è il dispositivo preferito, soprattutto tra Gen Z e Millennials, grazie alla portabilità, alla possibilità di cambiare rapidamente brani e generi e di avere “tutta la musica che si vuole” sempre disponibile.

Le generazioni più mature affiancano allo smartphone impianti Hi‑Fi, dispositivi fissi domestici, CD e vinili, scelti da chi privilegia l’alta qualità di riproduzione e la fedeltà d’ascolto. Nonostante l’ampiezza del consumo, solo il 50% degli italiani effettua spese finalizzate all’ascolto della musica: si investe soprattutto in dispositivi (cuffie, casse, impianti) e abbonamenti streaming, mentre l’acquisto di supporti fisici e di file digitali riguarda quote più ridotte.

L’altra metà non spende nulla per ascolti o acquisti musicali, confermando il paradosso di un consumo quotidiano non sempre accompagnato da un investimento economico.

Intenzioni di voto

Sul versante politico, le intenzioni di voto al 14 settembre 2026 mostrano un quadro in movimento ma relativamente stabile. Fratelli d’Italia è primo partito con il 27%, in lieve crescita rispetto alla rilevazione precedente (+0,2), seguito dal Partito Democratico al 20,9% (+0,3) e dal Movimento 5 Stelle al 12,6% (+0,1). Futuro Nazionale si attesta al 7,9%, in crescita di 0,2 punti, mentre Forza Italia è al 6,9%, stabile. Alleanza Verdi‑Sinistra è al 6,7% (-0,1), la Lega al 5,5% (-0,2), Azione al 3,1% (-0,1), Italia Viva al 2,5% stabile, +Europa all’1,3% (-0,1), Noi Moderati e Sud Chiama Nord all’1%. Gli altri partiti raccolgono complessivamente il 3,6%, in calo di 0,3 punti. La quota di chi non si esprime scende al 28%, un punto in meno rispetto alla precedente rilevazione, segnalando un leggero riavvicinamento alla dichiarazione di voto.

Nel medio periodo, i dati confermano la centralità di FdI e PD, la tenuta del M5S e la crescita di Futuro Nazionale, che si inserisce stabilmente nello spazio della destra radicale, in coerenza con le tensioni e le percezioni rilevate nella sezione sull’estrema destra.

 

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Rivista on line di politica, lavoro, impresa e società fondata e diretta da Pasquale Petrillo - Proprietà editoriale: Comunicazione & Territorio di Cava de' Tirreni, presieduta da Silvia Lamberti.

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