scritto da Redazione Ulisseonline - 26 Giugno 2026 10:55

Cava de’ Tirreni, la convinzione di Paolo Gravagnuolo: «Il vero nodo non era Accarino: anche con un altro candidato i numeri non sarebbero stati più lusinghieri»

Il Segretario cittadino del PRI legge la sconfitta come il fallimento di una coalizione fragile, divisa e incapace di presentarsi con una squadra davvero pronta a competere. E invita a ripartire da lealtà, ascolto e una rinnovata etica repubblicana

Sessantuno anni il prossimo mese,  appartenente ad una delle famiglie più note della città metelliana, laurea in Lettere Moderne con indirizzo storico-artistico presso l’Ateneo di Napoli Federico II, giornalista pubblicista, presidente del Centro Studi Gaetano Filangieri, dottore di Ricerca e docente di Storia dell’Arte al prestigioso Liceo cavese “De Filippis Galdi”, autore di “Civiltà di un borgo. Storia e sviluppo di Cava de’ Tirreni” e coautore di “Guida alla Città di Cava de’ Tirreni”. Stiamo parlando di Paolo Gravagnuolo, fratello minore del sindaco Luigi, segretario della sezione cittadina “Amalia e Mario Coppola” del Partito Repubblicano e componente della Direzione regionale e del Consiglio Nazionale repubblicano. Alle ultime amministrative si è candidato a consigliere comunale con la lista “Uniti per Accarino” e con lui Ulisse on line prosegue l’analisi del voto dei cavesi dello scorso maggio. 

 

 

«Serve vigilanza e collaborazione: un’opposizione seria può diventare un vero “governo ombra” per la città»

 

Non giriamoci intorno: qual è la sua analisi sulla disfatta del centrosinistra guidato da Accarino?

Confesso di sentirmi investito da un compito al di sopra dei miei risultati elettorali, onesti ma modesti. Avendo ricevuto la cortese richiesta da Pasquale di una tale riflessione ormai da un paio di settimane, a lungo mi sono domandato se da Segretario del Partito con meno voti fra tutti facessi bene ad intervenire o se fosse preferibile un doveroso silenzio “penitenziale”. Tuttavia, sono mazziniano prima ancora che iscritto al P.R.I. e dunque pronto al “martirio laico” in nome degli ideali. Tanto è già stato detto a tale proposito e, nella maggioranza dei casi, si tratta di analisi ineccepibili; una principalmente: abbiamo perso dolorosamente ancor più in quanto coalizione del campo largo. Mi permetto, però, di aggiungere solo un corollario personale senza pretesa di ergermi ad oracolo infallibile. Mi chiedo e vi chiedo: se il candidato non fosse stato Giancarlo Accarino, siamo sicuri che i numeri sarebbero stati più lusinghieri? Lo affermo per mia convinzione, ma anche basandomi su quasi tutte le voci degli intervistati che mi hanno preceduto. Ricordo che, malgrado i fattori e gli errori fin qui enumerati, il pomeriggio con il Presidente della Regione Fico nell’Aula consiliare, era giunto al termine di una bella rincorsa e aveva offerto a molti la sensazione di poter toccare con mano un potenziale aggancio del serafico competitor per eccellenza Raffaele Giordano. E, da quel possibile ballottaggio, in pochi giorni ci siamo ritrovati ad un consistente spostamento di voti disgiunti. Luigi Petrone si è guadagnato quei voti e poi ha sfiorato perfino la vittoria: in effetti quasi lo stesso numero di voti ha bocciato prima Accarino e poi Petrone. Ma Petrone, se guardiamo bene ai numeri del primo turno delle scorse elezioni, ha raccolto quasi lo stesso numero di preferenze (anche questa volta tante in più delle sue liste).

Con il senno di poi c’è qualcosa che lei non avrebbe fatto e/o che non doveva essere fatto dal centrosinistra?

Avrei insistito, come proponeva il mio saggio amico Roberto Caliendo (che di esperienza politico-amministrativa ne ha ancora da vendere), per avere ai nastri di partenza una lista in meno. La nostra, infatti, è risultata la seconda della compagine, ma -unendosi ad esempio all’altra del candidato Sindaco- avrebbe forse potuto superare lo stesso P.D. ed ottenere almeno un altro eletto. Inoltre, non avremmo prestato il fianco all’osservazione che non eravamo riusciti a formare tutte liste di 24 candidati.

Qual è il peggiore errore commesso dal centrosinistra in questa competizione elettorale?

Visto che rispondo in “zona Cesarini”, mi si consenta un paragone calcistico: non dovevamo scendere in campo con un centravanti non pienamente disposto a segnare e un portiere non del tutto convinto di dovere parare.

C’è qualcosa che va salvata da questa esperienza negativa?

Ho conosciuto alcune persone leali con cui sarebbe un piacere collaborare anche in futuro. Vanno salvati tanti slanci sinceri rivolti al bene collettivo e una certa dose di “purezza” di intenti. Purtroppo, circondati da tanta ipocrisia e opportunismo, rischiano di non rilucere abbastanza nella prospettiva del ricordo. Comunque, mi preme di ringraziare in primis l’amico fraterno Pino Galdi che si è “immolato” insieme a me per la causa e poi l’intera Sezione “Amalia e Mario Coppola”, a partire dal Presidente Antonio Battuello.

Veniamo al futuro: a suo avviso da dove si dovrebbe ricominciare per costruire una prospettiva vincente?

Leggendo le riflessioni di chi mi ha preceduto, sono di sicuro già venuti a galla numerosi suggerimenti importanti. Da parte mia e dei Repubblicani, tornati ad esistere come Partito in città da meno di un anno, confermo la lealtà a Giancarlo Accarino e la disponibilità a lavorare per il bene collettivo. Abbiamo il dovere di lavorare per l’elevazione morale e sociale di questa comunità, a partire dall’ascolto e dal confronto con le più giovani generazioni.

A suo avviso come ci si dovrà relazionare con l’Amministrazione Giordano?

Certamente con vigile attenzione e volontà di collaborare quando si approvino delle proposte che ci appaiono valide; ma fermezza nel segnalare eventuali nette divergenze su delibere non condivisibili dal nostro punto di vista. Se fossi nel ruolo dei maggiori oppositori eletti in Consiglio, opterei per la definizione di una sorta di “Governo ombra”, come era consuetudine del P.C.I. quando l’Italia era dominata dalla “balena bianca”.

Un’ultima domanda. Alla città, alla società civile cavese, qual è il messaggio che vuole rivolgere?

Chiederei di non inseguire sempre (per non dire solo) il “particulare” guicciardiniano, né di rassegnarsi alla constatazione di una “verità effettuale” alla Machiavelli. Esistono margini infiniti di crescita civile, basterebbe iniziare a dire più spesso il vero. Si può, ad esempio, dire che le altre proposte in campo fossero realmente e solo pure liste civiche?

Meno male che Francesco De Sanctis nel suo memorabile libro “Un viaggio elettorale” ad un certo punto affermava: “Ma poi che siamo noi? Solo una fumata di sigaro”. Se ci fossero meno Cesari in giro, ci sarebbe maggiore speranza in una vera libertà repubblicana (non in senso partitico, a scanso di equivoci).

Rivista on line di politica, lavoro, impresa e società fondata e diretta da Pasquale Petrillo - Proprietà editoriale: Comunicazione & Territorio di Cava de' Tirreni, presieduta da Silvia Lamberti.

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