scritto da Chiara De Filippo - 21 Agosto 2026 09:56

Trump, sette anni dopo: il ricordo che non fa più ridere

Sette anni dopo, ciò che sembrava assurdo non sorprende più e la provocazione rischia di diventare normalità. Il vero pericolo non è soltanto l’asticella che si alza, ma l’assuefazione di chi ha smesso di meravigliarsi

Avete presente quella notifica che Facebook manda tutti i giorni con scritto “Hai ricordi con Tizio, Caio e Sempronio da rivivere oggi”?

È venuto fuori questo: uno screenshot di un tweet di Trump di cui scrivevo “Quanto è pericoloso quest’essere, quanto?”

A distanza di 7 anni la risposta ce l’hanno tutti, ma non ci voleva un genio per capire che quel modo di prendere l’assurdo e trasformarlo in una battuta non era solo la provocazione di uno che aveva trasformato Twitter nel proprio ufficio stampa personale.

Allora faceva ridere? A me no ma in ogni caso oggi lo fa molto meno.

Se nel 2019 qualcuno la poteva giustificare come una caricatura, nel 2026 la questione Groenlandia è un problema concreto, al momento in secondo piano perché l’ultima assurdità su cui si concentra la pazzia di Trump è Hormuz.

Ma è pazzia? Come quella di Re Giorgio (un film che devo assolutamente rivedere). È malattia?

La malattia siamo noi. Non noi perché siamo tutti diventati improvvisamente matti. E nemmeno perché chi vota Trump sia affetto da qualche forma di patologia mentale. Sarebbe una spiegazione troppo semplice (e pure ottimistica).

La malattia da cui siamo affetti è tutt’altra cosa, è l’assuefazione e la Groenlandia è l’esempio perfetto. Dopo 7 anni non è cambiato Trump, è cambiato il nostro grado di sorpresa.

Funziona così:

1) dichiarare una assurdità inaudita

2) provocare una reazione

3) aspettare che tutti si normalizzi

4) alzare l’asticella

5) mettere in pratica

I primi 4 sono già sperimentati. Il punto 5 lo testeremo presto.

Lavora nel settore bancario e si occupa di comunicazione. Laureata in Scienze Politiche e in Informazione ed Editoria all’Università di Genova, nei suoi articoli analizza politica, media, cultura e trasformazioni sociali, con particolare attenzione ai processi che influenzano l’opinione pubblica e il dibattito pubblico. La sua attività professionale si è sviluppata tra relazioni industriali e comunicazione istituzionale.

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