scritto da Francesco Angrisani - 30 Agosto 2026 07:59

Scritte sui muri: tra tutela del decoro e libertà di espressione, tra arte e vandalismo

È interessante ricordare una delle immagini più celebri associate ai colori Giotto: la rappresentazione del giovane Giotto che disegna una pecora su una pietra, sotto lo sguardo di Cimabue. L’immagine è diventata nel tempo un simbolo della creatività e della scoperta della vocazione artistica

Quando si parla di scritte sui muri è importante fare una distinzione. Da una parte ci sono le scritte offensive, ingiuriose, discriminatorie o semplicemente deturpanti, che non hanno alcuna finalità artistica e rappresentano una forma di vandalismo. Dall’altra ci sono i graffiti e le opere di Street Art, che possono costituire vere e proprie forme di espressione artistica e culturale.

La Street Art nasce e si sviluppa nello spazio urbano proprio come forma di comunicazione e di espressione. Un muro può diventare una tela, un’opera può trasformare un luogo e trasmettere un messaggio sociale, politico o semplicemente estetico. Per questo motivo, non sarebbe corretto considerare automaticamente ogni intervento non tradizionale nello spazio pubblico come un atto di vandalismo.

È interessante, a questo proposito, ricordare una delle immagini più celebri associate ai colori Giotto: la rappresentazione del giovane Giotto che disegna una pecora su una pietra, sotto lo sguardo di Cimabue. L’immagine è diventata nel tempo un simbolo della creatività e della scoperta della vocazione artistica. Il gesto di disegnare su una superficie diversa dal tradizionale foglio di carta viene così rappresentato non come un atto da condannare, ma come l’espressione spontanea di un talento.

Naturalmente, questo esempio non significa che qualsiasi superficie possa essere utilizzata liberamente per esprimersi. Un bene pubblico o privato deve essere rispettato e il suo proprietario ha il diritto di tutelarlo. Tuttavia, l’immagine del bambino che disegna sulla pietra ci ricorda qualcosa di importante: il desiderio di lasciare un segno e di trasformare lo spazio che ci circonda è una delle forme più spontanee della creatività umana. La questione, quindi, non è soltanto stabilire se sia giusto o sbagliato “disegnare sui muri”, ma capire quando un segno rappresenti un’espressione creativa e quando, invece, costituisca un danneggiamento o una deturpazione.

Il problema riguarda, infatti, il rapporto tra creatività e rispetto dello spazio. Anche un’opera artisticamente valida, se realizzata senza autorizzazione su un bene altrui o pubblico, può entrare in conflitto con il diritto del proprietario o della collettività alla tutela del proprio patrimonio. Allo stesso tempo, però, la difesa del decoro non dovrebbe portare a considerare la Street Art soltanto come un problema da eliminare.

Le scritte offensive rappresentano, invece, un fenomeno differente: non sono Street Art e non dovrebbero essere utilizzate come esempio per giudicare l’intero mondo della creatività urbana. Confondere un insulto scritto su un muro con un murale o con un’opera di graffiti significa mettere sullo stesso piano manifestazioni profondamente diverse per intenzione, linguaggio e valore.

La vera sfida, quindi, è trovare un equilibrio: contrastare il vandalismo e le scritte offensive, tutelando i beni pubblici e privati, ma, allo stesso tempo, riconoscere e valorizzare le forme di arte urbana che possono contribuire alla vita culturale e all’identità di una città.

La domanda non dovrebbe essere semplicemente «Scritte sui muri: arte o vandalismo?», ma «Quali forme di espressione vogliamo accogliere nello spazio urbano e quali, invece, dobbiamo contrastare?». È proprio da questa distinzione che può nascere un confronto serio tra libertà di espressione, arte e tutela del decoro.

Nota per l’immagine, collegata all’articolo: si tratta della storica immagine del marchio GIOTTO di F.I.L.A., raffigura il giovane Giotto mentre, secondo la tradizione, disegna una pecora su una pietra sotto lo sguardo di Cimabue. L’immagine, registrata da F.I.L.A. nel 1933, è diventata uno dei simboli del marchio.

Cavese, dopo la maturità scientifica prosegue gli studi in Economia e Commercio, ma è il mondo del volontariato a segnare in modo decisivo il suo percorso umano. Fin dal 1980 si impegna nell’associazionismo ambientalista, muovendo i primi passi nel M.A.P.A.N. (Movimento Anticaccia Protezione Animali Natura), con cui promuove campagne di sensibilizzazione contro la strage dei cuccioli di foca destinati all’industria delle pellicce. Il suo impegno civile si amplia con iniziative di respiro internazionale, tra cui la raccolta firme a sostegno della candidatura di Nelson Mandela al Premio Nobel per la Pace. Per quasi un decennio dedica tempo ed energie alla tutela dei cani abbandonati, collaborando con un ricovero situato tra Vietri sul Mare e Molina, occupandosi dell’assistenza agli animali e della sensibilizzazione sul tema del randagismo. Parallelamente porta avanti un percorso politico locale, diventando consigliere della Prima Circoscrizione di Cava de’ Tirreni nella Lista Verde Alternativa, con un’attenzione particolare alla tutela ambientale e alla partecipazione civica. La sua vocazione per uno stile di vita sostenibile si traduce anche in un progetto imprenditoriale: è cofondatore de L’Orto Biologico, negozio specializzato in alimenti biologici che da quasi quarant’anni promuove un’alimentazione sana, il consumo consapevole e il rispetto dell’ambiente.

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