La sinistra e il suo vuoto sociale
Bonaccini indica un trend che riguarda l’Occidente e rivela il vero punto debole della sinistra: aver perso il legame con chi sta peggio. Oggi il Pd deve tornare ai temi concreti che parlano alla vita reale delle persone
L’ultima dichiarazione di Stefano Bonaccini non poteva che accendere la polemica. L’europarlamentare ha ricordato che negli ultimi dieci anni il voto alla destra — da Trump alla Brexit, da Le Pen fino a Meloni, Salvini e oggi forse Vannacci — arriva in maggioranza da chi ha meno titoli di studio, vive nelle aree interne o nelle periferie e affronta condizioni economiche più difficili. Un dato, ha spiegato, che emerge dalle analisi sul voto e riguarda le fasce sociali più fragili.
Dopo la reazione di Meloni, Bonaccini ha precisato che la frase è stata estrapolata da un ragionamento più ampio e che non voleva definire ignoranti gli elettori di destra. Stava descrivendo un problema della sinistra, che a suo giudizio ha perso rappresentanza proprio tra chi ha meno strumenti e vive in contesti marginali. Ha aggiunto che esistono ovviamente plurilaureati che votano Lega, Fratelli d’Italia o Vannacci, ma il dato maggioritario resta.
In realtà, Bonaccini ha messo in luce una verità: il vulnus della sinistra, e del Pd in particolare. Un tempo il PCI rappresentava operai, contadini, i meno abbienti, pur avendo intellettuali di alto livello. Oggi la sinistra sembra aver perso quelle radici. Rappresenta sempre meno il popolo minuto e sempre più chi ha un buon tenore di vita, un livello culturale elevato, una casa di proprietà, vacanze garantite e figli che studiano nei migliori atenei. Volendo estremizzare, rappresenta chi ha il cuore a sinistra e il portafoglio a destra.
Il contesto in cui la sinistra si muoveva è venuto meno, sostituito -come molti soprattutto a sinistra fanno notare- da una dispersione che l’ha portata a occuparsi della cosmesi degli aggettivi, delle schwa, delle infinite lettere della diversità e del sesso degli angeli, invece che dei problemi concreti delle persone. I cittadini chiedono risposte su salari, lavoro, casa, sanità, scuola, servizi pubblici, precarietà, pensioni, natalità, sicurezza. È su questo che la sinistra, e il Pd in particolare, deve tornare a essere credibile.
Per questo, Bonaccini è a nostro avviso in perfetta buona fede. E ha ragione quando afferma che il suo ragionamento non era offensivo verso l’elettorato di destra. Racconta piuttosto il problema della sinistra: aver perso una parte decisiva del suo elettorato naturale, quello che sta peggio. Quello che occupa gli ultimi posti. Quello che un tempo trovava in Peppone, e poi in Berlinguer, il proprio difensore.







