Campo largo nel caos
Il centrosinistra arriva alle soglie delle elezioni senza un leader, senza un perimetro politico e senza un programma comune. Tra primarie contestate, veti incrociati e ipotesi di “Papa straniero”, la coalizione resta un cantiere aperto
Con l’avvicinarsi del nuovo anno e delle elezioni politiche, le tensioni crescono nei due principali schieramenti. Nel centrodestra il tema, discusso quasi sottovoce, riguarda il rapporto con Futuro Nazionale di Roberto Vannacci: includerlo nella coalizione o alzare il ponte levatoio? La decisione arriverà nei prossimi mesi, anche in base alla nuova legge elettorale.
Il campo largo, invece, è in condizioni peggiori. È un cantiere aperto, anzi un caos. Non è stato definito neppure il perimetro politico: chi entrerà e chi resterà fuori? E manca la scelta del leader. Chi, in caso di vittoria, andrà a Palazzo Chigi? Il criterio più semplice sarebbe quello del centrodestra: il partito più votato esprime il premier. Ma nel centrosinistra questo metodo è stato scartato. Il Pd di Schlein ha rinunciato al ruolo di guida per non irritare Giuseppe Conte e non perdere il M5S.
Resta l’opzione delle primarie, lo strumento storico del centrosinistra. Ma anche le primarie dividono: c’è chi le vuole, chi le teme, chi sogna un nome esterno. La fantasia non manca. Roberto Speranza propone addirittura un diciottenne o un partigiano, idea simbolica ma decisamente bizzarra.
Molti temono che una candidatura targata Pd allontanerebbe parte dell’elettorato pentastellato. Da qui l’ipotesi del “Papa straniero”: una figura terza. Circolano i soliti nomi dei sindaci delle grandi città come Silvia Salis, Roberto Gualtieri e Gaetano Manfredi. Un elenco, però, che per adesso aumenta solo la confusione.
A complicare tutto, manca un programma condiviso. Su molti temi le posizioni sono distanti. L’unico collante è il nemico comune: Giorgia Meloni e le destre. Ma non basta per rendere il campo largo credibile e competitivo.
Il cantiere resta aperto. Un programma verrà scritto e si proverà a unire più forze possibili. Resta da capire come scegliere il leader. L’ipotesi più praticabile sembra un accordo politico che eviti le primarie. Se così sarà difficilmente sarà Schlein, che non convince tutto il Pd. Conte è altrettanto problematico: troppo indigesto per i democrat. La soluzione potrebbe essere davvero un “Papa straniero”. Ma Conte, impegnato nella sua revanche, accetterà? Forse non avrà alternative, ma non potrà accettare un accordo troppo penalizzante.
Il quadro politico appare oggi particolarmente complesso e mutevole. Come spesso accade, la vittoria potrebbe dipendere dagli errori fatali di uno dei due schieramenti. È già successo alle ultime Politiche, quando le divisioni del centrosinistra portarono al trionfo del centrodestra.







