Cava de’ Tirreni, il mondo dei gatti randagi: una rete che guarda al futuro
Una realtà fatta di volontarie, volontari, associazioni e cittadini. Ora il confronto con la nuova Amministrazione apre la strada a un percorso comune
Parlare di gatti randagi significa parlare di un mondo molto più ampio di quello che appare.
A Cava de’ Tirreni esiste da anni una rete di persone che, attraverso forme diverse di volontariato, si occupa delle colonie feline, dell’alimentazione, delle sterilizzazioni, delle cure veterinarie, del recupero degli animali in difficoltà, degli stalli e delle adozioni.
Una rete in parte visibile e in parte invisibile, fatta di associazioni, volontarie e volontari, cittadini, famiglie che offrono ospitalità temporanea e persone che intervengono quotidianamente, spesso senza clamore.
In questo contesto possono essere citati, senza alcuna volontà di fare torto a nessuno e senza attribuire primati, anche due nomi: Anna Casaburi e Dolores Carratù.
Due figure che, insieme a molte altre, hanno portato avanti negli anni l’attenzione sul mondo felino e sulle problematiche legate al randagismo.
L’elenco, naturalmente, sarebbe molto più lungo.
Ed è proprio questo il punto: non raccontare due storie personali, ma raccontare una realtà collettiva.
Una presenza quotidiana sul territorio
Il lavoro dei volontari parte dalle strade e dalle colonie.
Significa conoscere gli animali presenti, garantire loro alimentazione e assistenza, accorgersi quando qualcosa non va, intervenire davanti a una malattia o a un incidente, occuparsi dei nuovi arrivi e delle cucciolate.
Significa anche affrontare il problema delle nascite attraverso le sterilizzazioni, una delle attività fondamentali per contenere nel tempo il fenomeno del randagismo.
Dietro una sterilizzazione c’è però un’organizzazione spesso complessa: individuare l’animale, catturarlo, accompagnarlo dal veterinario, seguirlo nel periodo postoperatorio e, quando possibile, riportarlo nella colonia.
Lo stesso vale per un cucciolo abbandonato o per un gatto ferito.
L’emergenza richiede qualcuno che segnali, qualcuno che intervenga, qualcuno che trovi un veterinario e qualcuno che possa ospitare l’animale.
Una rete che spesso non si vede
È la parte meno conosciuta di questo mondo.
Ci sono persone che ogni giorno percorrono le stesse strade per raggiungere una colonia. Altre che mettono a disposizione tempo e spazi. Altre ancora che contribuiscono alle spese veterinarie o aiutano nella ricerca di una famiglia adottiva.
Ci sono associazioni che coordinano interventi e raccolgono segnalazioni, e cittadini che, pur non appartenendo formalmente ad alcuna organizzazione, diventano di fatto parte di questa rete.
Un sistema informale ma prezioso, che nel corso degli anni ha consentito di affrontare situazioni che altrimenti sarebbero rimaste senza risposta.
Dalle emergenze alla programmazione
Questo mondo è stato recentemente portato all’attenzione della nuova Amministrazione comunale.
La fase interlocutoria avviata con le associazioni e le volontarie ha già mosso i primi passi e apre alla possibilità di costruire un percorso comune, superando progressivamente la sola logica dell’emergenza.
L’obiettivo è guardare al medio e al lungo periodo.
Censimento e gestione delle colonie, sterilizzazioni, prevenzione degli abbandoni, assistenza agli animali feriti o malati, gestione degli stalli e delle adozioni, individuazione di eventuali spazi e strutture dedicate: sono alcuni dei temi che possono entrare in una programmazione più organica.
Il confronto tra chi vive quotidianamente il problema sul territorio e chi ha responsabilità amministrative può rappresentare un passaggio importante.
I volontari possiedono una conoscenza diretta delle situazioni e delle criticità; le istituzioni hanno invece la possibilità di programmare, coordinare e mettere in campo gli strumenti necessari.
Tre nomi, una sfida comune
È in questa prospettiva che, accanto ai nomi di Anna Casaburi e Dolores Carratù, si colloca quello di Clelia Ferrara, Assessora all’Ambiente, alla Protezione Civile, all’Igiene urbana e alla Tutela degli animali del Comune di Cava de’ Tirreni.
Tre nomi che non esauriscono certamente il panorama delle persone impegnate sul tema, ma che possono rappresentare, ciascuno dal proprio punto di vista, i diversi ambiti di una stessa sfida: il volontariato sul territorio, l’impegno associativo e la responsabilità istituzionale.
Il confronto avviato tra volontarie, associazioni e Amministrazione comunale può diventare l’occasione per mettere a sistema esperienze, competenze e disponibilità, individuando obiettivi concreti di medio e lungo periodo.
Il traguardo non è soltanto affrontare la prossima emergenza, ma costruire progressivamente una gestione più organica del fenomeno: sterilizzazioni, censimento e tutela delle colonie, assistenza veterinaria, recupero degli animali in difficoltà, stalli, adozioni e, dove necessario, spazi adeguati.
Un percorso che non appartiene a una persona, a un’associazione o a un’Amministrazione.
Appartiene alla città.
Perché la rete che già esiste — quella fatta di volontari, associazioni e cittadini — può trovare nel dialogo con le istituzioni gli strumenti per diventare più forte, organizzata e capace di guardare oltre l’emergenza.
Anna Casaburi, Dolores Carratù e Clelia Ferrara, insieme a tutte le persone che quotidianamente operano nel mondo felino, rappresentano così ruoli diversi all’interno di un possibile percorso comune.
Non una gara, non una classifica e non l’attribuzione di meriti individuali, ma la possibilità di far incontrare esperienze diverse intorno a obiettivi condivisi.
E il primo obiettivo è forse il più semplice da enunciare: fare in modo che a Cava de’ Tirreni prendersi cura dei gatti randagi non sia più soltanto una risposta affidata alla sensibilità dei singoli, ma diventi una responsabilità condivisa e un progetto di comunità.







