Salvini, la Lega, il Sud

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foto tratta da profilo Fb

Riceviamo e pubblichiamo

Lungi da parte nostra l’assurgere a potenziali “censori” delle azioni politiche di partiti e/o movimenti, ma dare peso e sostanza, solo e soltanto alla libertà di pensiero che regnerà, questa sì, sempre sovrana nel nostro essere, nel quotidiano, nell’esprimere pareri, che raramente prendono la caratteristica di giudizi, forieri di disgrazie o di inappellabili “de profundis”.

In tempo memorabile, in quanto risalente allo scorso anno, avevamo preso una serena e profonda posizione nel combattere accanto alla Lega di Salvini, nelle cui idee si rispecchiavano moti di pensiero di “Meridione Nazionale”, ed in primis, il limitare gli sbarchi sul nostro territorio, diventato terra di conquista e di scarso o nullo controllo.

Strada facendo abbiamo intuito che il suo percorso aveva l’ideale di sottomettere il Sud, quella parte d’Italia che ancora alcuni sconsiderati, impostando una gerarchia di marca nordista-leghista, per cui, avendo tra i nostri princìpi, l’interesse per il meridione, abbiamo lasciato ogni velleità di lavorare fattivamente per un partito che non considerasse la voglia di riscatto di coloro che vivono al di qua del Garigliano.

Non siamo stati profeti, ma semplicemente realisti che osservano e si siedono sulla sponda del fiume e sanno attendere: il tempo galantuomo ci ha reso il tempo “perso” dietro quest’uomo cui la smania di potere, come fu per Renzi, gli ha fatto valicare ogni limite, imboccando la strada in discesa,

La Lega non ha fatto breccia proprio al Sud, e ciò ha portato il nostro movimento a ragionare, come ci eravamo proposti sin dagli albori del percorso politico intrapreso, ancor più liberamente, senza optare per schieramenti, intendendo con questa espressione, i partiti, cioè le aggregazioni che non ti lasciano spazio, intervenendo a piedi uniti su ogni decisione, determinando con la classica nota “decisioni prese dal Direttivo” qualunque iniziativa,  lasciando che poche briciole all’autonomia.

Segno evidente, e lo mostra sempre più, la quota di assenteisti dalle urne, che occorre essere del popolo e non simboli del popolo, essere partecipi, non passando attraverso il setaccio tutta la tua vita politica e sociale, per capìre se puoi o non puoi essere dei “loro”, insomma se sei “degno” di portare acqua al loro mulino, ma rimanendo sempre dietro le quinte, se i risultati saranno positivi, oppure essere messi dietro la lavagna, in caso di insuccessi.

Poi non ne possiamo, con il vaso colmo di ingiustizie, di assistere a fenomeni di “grazia” che di giustizialismo non hanno la minima impronta, e mi riferisco alla vicenda Bossi e dei 49 milioni, restituibili, in base ad una sentenza, a “babbo morto”.

Incolpando la gestione del “Senatur”, ma poi, pur essendo ministro dell’Interno, non provvedere a destinarlo alle patrie galere piuttosto che ad una nuova poltrona in Parlamento. In definitiva, viva il “vedete quanto faccio io, ma non fate quello che faccio io…”, ancora una volta per prendere i fondelli gli italiani, quelli dotati di onestà, vogliosi di giustizia, di rispetto delle regole, delle leggi, del vivere civile tra i civili.

Non ne possiamo più delle segreterie di partito, delle decisioni prese dall’alto e catapultate sui cittadini, senza che costoro siano investiti della partecipazione, se non quella, l’unica ormai rimasta, del voto.

Alfonso Senatore

Coordinatore Provinciale di Meridione Nazionale

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