Cava de’ Tirreni, Giro d’Italia tra scuole chiuse e zero programmazione. La denuncia del candidato sindaco Eugenio Canora: “L’ennesima occasione sprecata”
Il passaggio della carovana rosa diventa, per Cava de’ Tirreni, l’ennesimo caso di comunicazione tardiva e gestione improvvisata. Famiglie avvisate all’ultimo minuto, nessun evento collaterale, nessuna visione. E il Giro, altrove festa popolare, qui resta solo un problema da tamponar
Cava de’ Tirreni e il Giro d’Italia gestito “alla cavese”
Il 14 maggio il Giro d’Italia attraverserà Cava de’ Tirreni nella tappa Paestum–Napoli, portando con sé milioni di spettatori, telecamere, visibilità internazionale. Un’occasione che molte città trasformano in volano turistico, festa popolare, identità territoriale.
A Cava, invece, come denuncia in un post sui social il candidato sindaco Eugenio Canora, il copione sembra sempre lo stesso: ritardi, improvvisazione, zero programmazione.
Famiglie avvisate prima dall’uscita anticipata, poi dalla chiusura totale delle scuole
Il primo segnale per i cittadini è arrivato non dal Comune, ma dall’uscita anticipata degli studenti. Solo dopo, a meno di 48 ore dall’evento, è arrivata la comunicazione ufficiale del sindaco Vincenzo Servalli: scuole chiuse.
Una decisione che ha colto di sorpresa migliaia di famiglie, costrette a riorganizzare in fretta e furia la giornata lavorativa:
- babysitter trovate all’ultimo minuto
- permessi chiesti in extremis
- nonni mobilitati
- turni di lavoro scambiati
Una corsa contro il tempo che, secondo molti cittadini, poteva essere evitata con una comunicazione più tempestiva e una pianificazione adeguata.
Nessun piano di viabilità alternativo, solo strade chiuse e informazioni frammentarie
Il passaggio del Giro comporta inevitabili modifiche alla circolazione. Ma mentre altre città pubblicano mappe, orari, percorsi alternativi e piani di emergenza, a Cava la comunicazione è arrivata tardi e in modo incompleto.
Molti residenti lamentano di aver saputo delle chiusure solo tramite passaparola o tramite post sui social, senza un quadro chiaro della viabilità. Il risultato? Confusione, incertezza, disagi evitabili.
Zero eventi collaterali: nessun villaggio sportivo, nessuna iniziativa, nessun entusiasmo
Il punto più contestato è però un altro: l’assenza totale di iniziative legate al Giro.
Nessun villaggio sportivo. Nessuna attività per bambini. Nessun coinvolgimento delle associazioni. Nessuna valorizzazione del commercio locale. Nessun evento culturale o turistico. Nessuna accoglienza organizzata.
In altre città il Giro diventa una festa: strade addobbate, scuole coinvolte, attività sportive, musica, stand, visite guidate, iniziative commerciali. A Cava, invece, sembra quasi che il passaggio della carovana rosa sia un fastidio da gestire, più che un’opportunità da cogliere.
Canora (CAVA SIA): “Il simbolo di un’Amministrazione arrivata al capolinea”
Il candidato sindaco Eugenio Canora, attraverso un post molto critico, parla di “pressappochismo”, “assenza di visione” e “decisioni prese all’ultimo minuto”. Secondo Canora, il modo in cui è stato gestito il passaggio del Giro rappresenta perfettamente lo stile amministrativo degli ultimi anni: “Altrove il Giro è festa, identità, rilancio turistico. Qui è solo un problema da affrontare in emergenza.”
Il candidato sottolinea come la città, nonostante l’importanza dell’evento, non sia riuscita a organizzare nemmeno un singolo appuntamento collaterale.
Un’occasione mancata per l’immagine della città
Il Giro d’Italia è uno degli eventi sportivi più seguiti al mondo. Le immagini delle città attraversate finiscono su televisioni internazionali, social, giornali. Molti territori sfruttano questo momento per raccontarsi, promuovere le proprie eccellenze, attrarre visitatori.
Cava de’ Tirreni, invece, rischia di apparire come una città spenta, impreparata, incapace di valorizzare ciò che accade sul proprio territorio.
La domanda finale: davvero si può parlare di continuità?
Il post di Canora si chiude con una domanda che rimbalza anche tra molti cittadini: “E davvero qualcuno avrebbe il coraggio di chiedere continuità?”
Un interrogativo più che legittimo e opportuno, che, al di là della polemica politica, riflette un sentimento diffuso: la sensazione che la città abbia perso, ancora una volta, un’occasione per mostrarsi all’altezza.







