Dove sta il mio posto? (e forse anche il vostro)
Il disagio di chi non si riconosce più nelle categorie politiche attuali, rifiutando estremi e semplificazioni. Il diritto di rivendicare coerenza, umanità e dignità come criteri guida, interrogandosi sullo spazio rimasto per chi non accetta etichette rigide
Mi accorgo sempre più spesso di essere fuori posto. O forse fuori tempo.
Faccio fatica a credere che un uomo pubblico possa essere moralmente “a intermittenza”: irreprensibile nelle istituzioni e disinvolto nel privato. Vengo da una stagione in cui la coerenza era una pretesa, non un optional. Questo mi rende conservatore?
Eppure, allo stesso tempo, non riesco ad accettare che uno straniero — anche irregolare — venga trattato come un paria, umiliato, respinto senza pietà. Se questo è “buonismo”, allora cosa resta dell’umanità?
Faccio fatica a riconoscere come autenticamente cristiano chi si professa tale e poi nega misericordia, o addirittura usa parole offensive verso il Santo Padre. È ingenuità la mia o semplice coerenza?
E ancora: non sopporto gli eccessi della pressione fiscale e i limiti soffocanti all’iniziativa privata. Questo mi rende un liberale senza misura?
Ma allo stesso tempo penso che gli ultimi — soprattutto se anziani e malati — debbano essere sostenuti, accompagnati, protetti. È questo che mi trasforma in un uomo di sinistra?
Diffido dell’uomo forte. Credo nei contrappesi, nella separazione dei poteri, nelle garanzie costituzionali. E rifiuto leggi elettorali che svuotano la rappresentanza: non accetto liste bloccate che espropriano gli elettori della scelta, né premi di maggioranza sproporzionati che alterano la volontà popolare. È nostalgia di un’altra epoca?
Un tempo tutto questo trovava casa, bene o male, in una visione: quella di un cattolicesimo impegnato, dentro una cultura politica capace di tenere insieme libertà e solidarietà, ordine e compassione.
Oggi non trovo più quel luogo. Non in un partito, non in uno schieramento.
E allora mi chiedo — e vi chiedo:
esiste ancora uno spazio per chi rifiuta le etichette semplici?
Per chi non si riconosce negli estremi ma neppure nelle sintesi superficiali?
Per chi crede che la dignità umana venga prima delle appartenenze?
Sono io ad essere disorientato, o è il nostro tempo ad aver smarrito le sue coordinate?
Mi interessa davvero sapere: dove mi collochereste? E soprattutto — vi riconoscete, almeno in parte, in queste domande?







