L’Italia tra emergenza e ignoranza

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Ad un anno dallo scoppio della pandemia le misure di controllo e prevenzione della diffusione del Covid19 hanno fatto sorgere spesso quesiti in merito alla loro liceità e conformità al dettato costituzionale.

In particolare fanno ancora discutere (e probabilmente le polemiche non finiranno tanto presto) l’imposizione ex-lege della clausura entro i confini cittadini o regionali se non quelli domestici a cui siamo tuttora costretti, e non si sa per quanto ancora.

I vari DCPM in questione sono stati emessi per contenere il diffondersi dell’epidemia, creando tuttavia uno strano contrasto, vale a dire la determinazione a difendere un bene (la salute) abolendone un altro (la libertà). Molti studiosi hanno visto in questo una necessità imposta dalle circostanze mentre altri si sono ribellati sostenendo che il provvedimento mirava a limitare un diritto fondamentale dell’individuo facendo ricorso a una presunta condizione di emergenza che è poi l’anticamera di un assoggettamento socio-politico di estrema gravità.

Fa qui capolino, infatti, la teoria già sviluppata da Marcel Foucault del biopotere, vale a dire il modo in cui agisce il sistema delle reti politiche che attraverso la dichiarazione dello stato d’eccezione, entra nella sfera individuale per governare la disciplina dei corpi assoggettandoli a determinati comportamenti.

In futuro probabilmente sarà necessario ritornare a discutere di questi argomenti tutt’altro che secondari. Ma nel caso della pandemia da Covid si fa strada prepotentemente anche un’altra considerazione non peregrina che può, se non proprio contrapporsi, almeno integrare per così dire quanto appena richiamato.

Allo stato d’eccezione si contrappone cioè quello che potremmo definire lo stato d’ignoranza messo in risalto da più parti. Appare via via più chiaro, a mano a mano che passano i mesi e si riflette con maggiore ponderazione, come le strutture scientifiche da una parte e le istituzioni politiche dall’altra abbiano mostrato i propri limiti ovvero la propria incapacità di definire e gestire la pandemia in atto.

Troppe sono state, infatti, le lacune evidenziate. La comunità degli scienziati (ma quanti si sono autoproclamati tali!) più che altro continua imperterrita nella sua passerella, inondando quotidianamente gli schermi televisivi, le pagine social e quelle dei giornali di valutazioni del tutto confuse e imprecise fornendo ai cittadini inermi nient’altro che liberi pensieri quasi sempre non unitari e che alla fine ha creato sconcerto e disorientamento. Al che ha risposto l’istituzione politica nel suo complesso -che pure sui suggerimenti scientifici faceva conto- con un tentennamento figlio della incapacità di decidere, di dare un segnale forte e rassicurante.

Il tutto mentre il paese tuttora arranca, anche sul fronte della profilassi vaccinale, per ovvie ragioni in termini di sicurezza e aspettativa economica, arretrando di giorno in giorno in un vicolo cieco. Alla fine riesce difficile stabilire chi tra il Covid, l’improntitudine scientifica e l’incapacità istituzionale abbia fatto più danni.

Ai cittadini italiani, adesso non resta che attendere i risultati dell’ultimo solone di turno… ho detto solone non santo (molti ancora fanno affidamento a San Gennaro malgrado l’ultima defaillance), anche se molti già lo stanno santificando come San Draghi.

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Saggista e musicologo, è laureato in “Sociologia delle Comunicazioni di Massa”. Tra i suoi libri ricordiamo: Il Canto Nero (Milano, 1982), Trecento anni di jazz (Milano, 1986), Jazz moderno (Milano, 1990), Vesuwiev Jazz (Napoli, 1999), Il popolo del samba (Roma, 2005), Ragtime, Jazz & dintorni (Milano, 2007), prefato da Amiri Baraka, Una storia sociale del jazz (Milano 2014), prefato da Zygmunt Bauman, Saudade Bossa Nova (Firenze, 2017). Per i “Saggi Marsilio” ha pubblicato l’unica Storia del ragtime, in due edizioni (Venezia, 1984 e 1989) edita in Italia e in Europa. Ha scritto monografie: due su Frank Sinatra (Venezia, 1991) e The Voice – Vita e italianità di Frank Sinatra (Roma, 2011), e su Vinicio Capossela (Milano, 1993), Francesco Guccini (Milano, 1993), Louis Armstrong (Napoli, 1997), un paio di questi col contributo amichevole di Renzo Arbore e Gianni Minà. Collabora con la RAI, per la cui struttura radiofonica ha condotto diverse trasmissioni musicali, e per La Storia siamo noi ha contribuito allo special su Louis Armstrong. Tiene periodicamente stage su Civiltà Musicale Afroamericana oltre a collaborare con la Fondazione Treccani per le voci afroamericane. Tra i vari riconoscimenti ha vinto un Premio Nazionale Ministeriale di Giornalismo, ed è risultato tra i finalisti del Premio letterario Calvino per l’inedito. Per la narrativa ha pubblicato un romanzo breve per ragazzi dal titolo Easy Street Story, (Npoli, 2007), la raccolta di racconti È troppo tardi per scappare (Napoli, 2013), il romanzo epistolare Caro Giancarlo – Epistolario mensile per un amico ammazzato, (Terracina, 2014), che gli è valso il Premio ‘Giancarlo Siani’ 2014. È il direttore artistico del Festival Italiano di Ragtime e il suo sito è www.gildodestefano.it.

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