Karl Jaspers e le situazioni limite: per una nuova comprensione del sé
E così pian piano ci creiamo un’identità, non basandoci su una conoscenza a tentoni e viva ma costruiamo il nostro io basandoci sul sentito dire, su internet
Morte, dolore, colpa, conflitto secondo lo psichiatra e filosofo Karl Jaspers sono delle situazioni limite che ci avvicinano alla conoscenza di noi stessi.
Il limite per Jaspers è anche un muro invalicabile che si instaura nella comunicazione tra due persone di diversa estrazione culturale come ad esempio un maestro e il suo allievo. In questo ultimo caso l’allievo non potrà mai sondare quel limite invalicabile ed essere alla pari del maestro.
Morte, dolore, colpa e conflitto oltre che comunicabilità del nostro status quo sono ciò che oggi, più di ogni altra epoca, caratterizza il sociale ed il politico. La filosofia ancora una volta ci viene in aiuto.
Ma noi oggi siamo in ascolto? Noi oggi siamo davvero uditori attenti del dolore, della colpa del conflitto interiore e dell’esperienza di morte vissuta dal nostro interlocutore?
Purtroppo nella comunità in cui viviamo, più o meno piccola c’è una tendenza forte all’isolamento e alla autoreferenzialità. Ci vogliamo sempre anteporre a Dio e crediamo fortemente di dover dare un giudizio affrettato su tutto e tutti, soprattutto su chi ha delle colpe che, nonostante tutto, ha il desiderio di confidare ad una persona prossima. Siamo tutti lì col dito puntato sull’indole, il carattere, le azioni, le tendenze e le velleità altrui considerandoci alla stregua di una divinità. Il tutto è molto opinabile secondo il mio modesto parere. Jaspers parlava spesso anche di libertà dell’essere umano come forma di conoscenza e mi chiedo cosa avrebbe asserito oggi che viviamo in completa libertà di giudizio e siamo chi più chi molto di più liberi di accedere ad informazioni per lo più sbagliate, errate, manipolate?
E così pian piano ci creiamo un’identità, non basandoci su una conoscenza a tentoni e viva ma costruiamo il nostro io basandoci sul sentito dire, su internet; non sulla riflessione ma sullo stile di vita altrui che può sembrare a primo acchito più calzante per noi, il tutto fondando il nostro stile di riflessione sull’apparenza: il capo di abbigliamento, la casa, ciò che cuciniamo, ciò che leggiamo, autoconvincendoci che ci manchi la serenità, che ci manchino felicità e gioia se abbiamo un classico lavoro o se deteniamo poca visibilità.
Oltre a sollevare il tema della liminalità, vorrei riproporre il caso dell’intimità e della dignità, tornare un po’ indietro nel tempo e statuire un nuovo progetto di vita fondato su ciò che realmente siamo e non più ciò che dovremmo essere secondo degli algoritmi. Il nuovo uomo si sta facendo strada tra uno stile di vita naturalissimo e uno stile di vita artificiale.
Gradirei invocare il diritto alla fiducia visto che in questo periodo anche le istituzioni ci stanno abbandonando e dire: Leges bonae malis ex moribus procreantur e disattivare per un attimo il cellulare e accendere la compassione e la felicità di ciò che si è adesso, di ciò che si vive hic et nunc, senza avere bisogno di confermare ancora e ancora ciò che si è su social e piattaforme poco credibili. Sono online per vedere chi ha ancora tempo di osservare e non per assumere un atteggiamento ostile a chi mi è prossimo.







