Giuli, un altro scivolone politico
Il ministro revoca gli incarichi ai suoi collaboratori, alimentando dubbi sulla sua tenuta politica. Tra tensioni culturali e scelte discutibili, resta il nodo delle responsabilità reali
Il ministro Alessandro Giuli ha licenziato il suo staff: ieri ha revocato gli incarichi a Emanuele Merlino, potente responsabile della segreteria tecnica e uomo di fiducia del sottosegretario Fazzolari, e a Elena Proietti, capo della sua segreteria personale. Avrà le sue ragioni, certo. Ma la sensazione è che questa scelta confermi una certa inadeguatezza politica: i collaboratori non si cacciano, si accompagnano alle dimissioni, senza clamore e senza danni per l’area politica di riferimento. Così, Giuli appare sempre più come un ministro capitato lì per caso. Le tensioni con il mondo della cultura — dal caso Venezi alla Fenice allo scontro con Buttafuoco alla Biennale — mostrano un rapporto complicato, per non dire infelice. E resta aperta la domanda: quanto di tutto questo è responsabilità di Giuli e quanto di chi lo ha voluto lì, magari imponendogli collaboratori e scelte?





