Giovani in fuga dall’Italia
Negli ultimi anni oltre 100 mila laureati hanno lasciato il Paese, attratti da migliori opportunità all’estero. Un esodo che svuota soprattutto il Mezzogiorno e indebolisce competitività e crescita, mentre la politica resta in ritardo
La fuga di cervelli non è una novità, ma continua a raccontare le difficoltà strutturali del Paese. Negli ultimi cinque anni circa 100 mila laureati hanno lasciato l’Italia, attratti da migliori opportunità professionali e retributive all’estero. Il picco nel 2023, con oltre 21 mila giovani altamente qualificati emigrati. Le cause sono note. Salari più bassi rispetto ad altri Paesi europei, contratti precari, scarse prospettive di crescita. Molti ritengono che all’estero merito e competenze siano valorizzati di più, permettendo percorsi coerenti con gli studi. Il fenomeno colpisce soprattutto il Mezzogiorno, che perde risorse verso il Centro-Nord e l’estero, aumentando il divario territoriale. In conclusione, regaliamo ad altri sistemi economici competenze formate in Italia. Non solo. L’esodo dei giovani aggrava l’invecchiamento della popolazione e riduce la forza lavoro qualificata. Senza interventi mirati, competitività e crescita rischiano di essere compromesse. La politica è avvertita, da tempo.





