scritto da Redazione Ulisseonline - 14 Giugno 2026 12:27

Cava de’ Tirreni, Marco Senatore scuote il centrosinistra: “Sconfitta annunciata, leadership debole e progetto mai credibile”

Per il coordinatore cittadino di "Noi di Centro" la débâcle cavese nasce da anni di errori, divisioni e improvvisazioni che hanno reso la coalizione poco credibile. “Serve verità, metodo e una politica capace di parlare alla città, non ai propri equilibri interni.”

Cavese doc, avvocato penalista affermato, con uno studio legale molto accorsato in città, vicepresidente della Camera Penale di Nocera Inferiore, Marco Senatore è stato assessore con il sindaco Gravagnuolo e in seguito anche con il sindaco Galdi. Da alcuni mesi è coordinatore cittadino di “Noi di Centro”, in tale veste è stato tra i protagonisti della formazione e presentazione della lista “Uniti per Accarino” nonché particolarmente attivo nella campagna elettorale del centrosinistra metelliano alle ultime comunali.  Con lui Ulisse on line continua il viaggio iniziato ieri per analizzare l’ultimo responso elettorale dei cavesi.

 

“Candidature tardive, correnti politiche in conflitto e un progetto mai definito: così il centrosinistra ha perso la fiducia della città, trasformando la sconfitta in un esito annunciato”

 

Non giriamoci intorno: qual è la sua analisi sulla disfatta del centrosinistra guidato da Accarino?

Quando si perde con un divario così ampio, non si può parlare di semplice sconfitta, ma di una bocciatura politica. Gli elettori hanno espresso un giudizio chiaro e sarebbe un errore cercare alibi. Detto questo, occorre analizzare le cause con onestà. Accarino è stato presentato alla città appena sessanta giorni prima del voto, un tempo oggettivamente insufficiente per costruire una candidatura competitiva e radicata. A questo si sono aggiunte le divisioni interne che hanno attraversato il Partito Democratico e l’intera coalizione, trasmettendo all’esterno un’immagine di debolezza e incertezza.

Ma il punto centrale è un altro: non siamo riusciti a essere percepiti come un’alternativa credibile e pronta a governare.

La sconfitta nasce molto prima del giorno delle elezioni.

Con il senno di poi, c’è qualcosa che non avrebbe fatto e/o che non doveva essere fatto dal centrosinistra?

Sì. Non avrei consentito che le dinamiche interne prevalessero sulla costruzione di un progetto politico forte e riconoscibile. Per troppo tempo si è discusso di equilibri, assetti e mediazioni, mentre la città chiedeva risposte sui problemi concreti. Inoltre, avrei avviato molto prima il percorso di costruzione della candidatura e della coalizione. Le elezioni non si preparano negli ultimi mesi: si costruiscono negli anni, attraverso presenza sul territorio, ascolto e credibilità.

Qual è il peggiore errore commesso dal centrosinistra in questa competizione elettorale?

L’errore più grave è stato confondere la quantità con la qualità del consenso. Si è coltivata l’idea che, per essere competitivi, fosse necessario presentare un numero di liste analogo a quello della coalizione guidata da Giordano, come se il successo dipendesse principalmente dalla moltiplicazione dei simboli sulla scheda elettorale.

A mio avviso è stata una valutazione sbagliata, frutto di una vecchia visione politica. Le elezioni non si vincono sommando liste, ma costruendo una proposta credibile, una leadership autorevole e una coalizione coesa. I risultati hanno dimostrato che si può vincere anche con meno liste, se si riesce a trasmettere unità, chiarezza e affidabilità.

Credo che una parte del centrosinistra, e in particolare il Partito Democratico, abbia insistito troppo su un approccio numerico, senza comprendere che il consenso non nasce dall’aritmetica politica, ma dalla capacità di interpretare i bisogni della comunità. Questa è probabilmente la lezione più importante che ci consegna il voto.

C’è qualcosa che va salvata da questa esperienza negativa?

Assolutamente sì. Va salvato l’impegno di tante persone che hanno lavorato con passione, sacrificio e spirito di servizio. Va salvata la disponibilità di molti giovani e cittadini che hanno creduto nella possibilità di costruire un’alternativa.

Le sconfitte servono anche a questo: a distinguere chi partecipa per convinzione da chi lo fa solo quando intravede una vittoria. Da questo patrimonio umano bisogna ripartire.

Le diverse provenienze politico-culturali presenti in molte delle liste a sostegno di Accarino hanno secondo lei arricchito o indebolito la coesione della coalizione e la sua capacità di esprimere una linea programmatica e comunicativa unitaria?

Una lista composita, formata da diverse correnti politiche, ha un senso solo se esiste una reale sintesi politica e una regia condivisa. In assenza di queste condizioni, e quando prevalgono logiche di corrente e interessi individuali, la coalizione smette di essere un progetto politico e diventa un contenitore frammentato, incapace di esprimere una linea unitaria, come di fatto è avvenuto.

Il risultato è stato una perdita evidente di coerenza sia sul piano programmatico sia su quello comunicativo. Ogni componente ha agito secondo priorità proprie, spesso non coordinate, producendo un messaggio politico confuso, disomogeneo e difficilmente comprensibile per gli elettori. Ne è derivato un progressivo svuotamento della credibilità della proposta, percepita più come la somma di interessi distinti che come un progetto politico strutturato.

Quando prevalgono gli interessi personali rispetto a quelli della coalizione, la programmazione inevitabilmente si paralizza o si deforma: le scelte non sono state guidate da una strategia comune, ma da equilibri interni e continue mediazioni tra posizioni inconciliabili. Questo ha prodotto ritardi decisionali, compromessi al ribasso e, in più di un caso, la rinuncia a una linea politica chiara pur di tenere insieme ciò che era già disomogeneo.

In sintesi, una coalizione eterogenea non è un valore in sé se non viene governata. In assenza di una guida politica forte, autorevole e riconosciuta, le dinamiche interne finiscono per prevalere sul progetto comune, rendendo la coalizione politicamente debole, poco credibile e inefficace sul piano elettorale.

Ritieni sia mancato qualcosa al candidato sindaco nel tenere insieme il progetto politico?

Sì, in una coalizione composita come la nostra è mancata una leadership sufficientemente forte e riconoscibile del candidato sindaco nel tenere insieme il progetto politico.

Non è solo una questione di carisma personale, ma di capacità effettiva di sintesi e di direzione politica. In assenza di un punto di riferimento autorevole e incisivo, le diverse componenti hanno finito per muoversi in modo autonomo, senza una regia realmente unitaria.

Questo ha reso più fragile la coesione complessiva del progetto, con ricadute evidenti sia sulla chiarezza e una linea riconoscibile agli elettori.

Veniamo al futuro: da dove si dovrebbe ricominciare per costruire una prospettiva vincente?

Si deve ripartire dalla verità. Se continuiamo a raccontarci che la sconfitta è stata soltanto il risultato di fattori esterni, non costruiremo mai un’alternativa credibile. Occorre aprire una riflessione seria sul gruppo dirigente, sul metodo politico e sul rapporto con la città.

Serve un centrosinistra più aperto, meno autoreferenziale, capace di ascoltare il mondo delle associazioni, delle professioni, del lavoro e del volontariato. Bisogna tornare nei quartieri, tra le persone, ogni giorno, non solo durante la campagna elettorale. La prospettiva vincente si costruisce con il lavoro quotidiano, non con le improvvisazioni dell’ultima ora. Le dinamiche, così come la visione politica e i messaggi trasmessi, sono cambiati e vanno ripensati.

È inoltre giunto il momento di avere la forza, ma soprattutto la capacità intellettuale, di comprendere che tutti i processi organizzativi necessari per una campagna elettorale vanno rivisti in chiave moderna. La comunicazione elettorale è profondamente diversa da quella commerciale e richiede competenze specifiche, strategie adeguate e professionalità all’altezza. Occorre investire seriamente affidandosi a chi è realmente in grado di farlo, superando approcci approssimativi o una comunicazione meramente tipografica, che oggi non è più sufficiente

Come ci si dovrà relazionare con l’Amministrazione Giordano?

Con rispetto istituzionale ma con altrettanta fermezza politica. Gli elettori hanno affidato a Giordano un mandato forte e questo va riconosciuto senza ambiguità. Allo stesso tempo, una vittoria ampia non equivale a una delega in bianco.

Chi siede all’opposizione ha il dovere di vigilare, proporre e controllare.

Cava de’ Tirreni ha bisogno di un’opposizione seria, non pregiudiziale.

Ultima domanda. Alla città e alla società civile cavese, quale messaggio vuole rivolgere?

Il primo messaggio è di ringraziamento verso tutti i cittadini che hanno partecipato democraticamente a questa competizione elettorale. Il secondo è un impegno: abbiamo ascoltato il verdetto delle urne e ne abbiamo compreso il significato. La fiducia non si pretende e non si eredita: si conquista con il lavoro, la coerenza e la credibilità.

La politica deve tornare a essere presenza, confronto e servizio ma svolti in modo serio.

Rivista on line di politica, lavoro, impresa e società fondata e diretta da Pasquale Petrillo - Proprietà editoriale: Comunicazione & Territorio di Cava de' Tirreni, presieduta da Silvia Lamberti.

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