Caso Siri, la via maestra è il ritorno alle urne

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foto tratta dal profilo fb

In un Paese normale, ma l’Italia lo e?, l’attuale governo gialloverde dovrebbe essere arrivato al capolinea dopo che ieri il premier Conte ha annunciato, accontentando Di Maio e i suoi, che il sottosegretario Siri va rimosso dall’incarico governativo.

La situazione è surreale e, nel contempo, per troppi versi grottesca.

E’ singolare, infatti, che i cinque stelle chiedano l’allontanamento di Siri dal governo per il semplice fatto che quest’ultimo ha avuto, per ora, un’informazione di garanzia. In questo modo, come da più parti si fa notare, si carica di contenuti politici un provvedimento giudiziario che di politico non ha alcunché. Anzi, attorno a questa informazione di garanzia si è costruito uno scenario mafioso che ad oggi non ha, almeno per quanto riguarda Siri, nessuna aderenza alla realtà anche giudiziaria.

Non è meno singolare il fatto che il sottosegretario Siri è lo stesso che ha patteggiato una condanna a un anno e otto mesi di reclusione per bancarotta fraudolenta. C’è da chiedersi come mai gli onesti pentastellati non abbiano battuto ciglio quando Siri, già condannato, è stato nominato dal premier Conte, non dal verdumaio sotto casa, sottosegretario per le Infrastrutture? Evidentemente allora conveniva e non erano in campagna elettorale. D’altro canto, i cinque stelle ci hanno ormai abituati a cambiare in modo repentino idea su tutto o quasi e ad essere giustizialisti a corrente alternata. Quando conviene, infatti, com’è il caso del sindaco capitolino Virginia Raggi, diventano garantisti.

Ad ogni modo, almeno per quanto ci riguarda, la vicenda di Siri, e quindi il suo allontanamento dal governo, non è di quelle che non ci fanno dormire la notte, anzi.

I veri nodi sono altri. In primo luogo, quello di principio. Ancora una volta, la strumentalizzazione dei provvedimenti giudiziari è un modo per fare politica e regolare conti. Se questo è il governo del cambiamento, meglio metterci una pietra sopra anche per questo. E che sia tombale.

Un’altra questione riguarda direttamente Salvini. Per mesi, anche se è stato un teatrino orchestrato, i due alleati di governo si sono divisi e beccati su tutto. E’ stato un modo per continuare ad essere partiti di governo e di opposizione, togliendo così spazio proprio alle opposizioni. L’impressione, però, è che ora si sia proprio arrivati al redde rationem. E Salvini, a questo punto, messo nell’angolo anche in modo abbastanza proditorio dall’alleato di governo, deve decidere di che morte morire. Non si tratta più di una questione di pazienza e sopportazione, ma di credibilità e decenza. In sintesi, chiarire a tutti, dentro e fuori la Lega, che a tutto c’è un limite. Ecco perché la domanda, a questo punto, è secca: Salvini vuole continuare questa farsa di governo con i cinque stelle o rompere e ridare, Mattarella permettendo, la parola agli elettori?

Mai come adesso, d’altronde, Salvini deve dimostrare al Paese, e soprattutto ai suoi, che è un vero leader, e soprattutto chiarire se dentro le felpe o i giubbotti che indossa ci sia l’uomo. In pratica, uno che sa prendere decisioni difficili e dirompenti. Insomma, non solo un comunicatore bravo nella tattica e nella strategia politica, ma anche chi sa compiere scelte coraggiose e di rottura quantunque sofferte  e rischiose. In breve, dimostrare nei fatti che non si è disposti a sopportare l’inverosimile pur di restare attaccato alla poltrona.

In altre parole, Salvini ora deve davvero dare prova, al di là dei contenuti della sua politica, di non essere un politico politicante o un  capopopolo dell’effimero, un bluff per farla breve, bensì un politico vero, che davvero impersoni una leadership coerente e risoluta.

La via maestra, a nostro modesto avviso, resta il ritorno alle urne nei prossimi mesi.

Mai come adesso, il rischio reale per il Paese è che continui a restare in vita questa che ormai è sempre più una caricatura di governo. Non è escluso, infatti, che alla fine assisteremo alla solita messinscena dell’ennesimo volemose bene.

Stiamo a vedere cosa succederà. Parafrasando Totò, vediamo se ci sono gli uomini oltre che i caporali…

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Giornalista, ha fondato e dirige dal 2014 il giornale Ulisse on line ed è l’ideatore e il curatore della Rassegna letteraria Premio Com&Te. Fondatore e direttore responsabile dal 1993 al 2000 del mensile cittadino di politica ed attualità Confronto e del mensile diocesano Fermento, è stato dal 1998 al 2000 addetto stampa e direttore dell’Ufficio Diocesano delle Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi Amalfi-Cava de’Tirreni, quindi fondatore e direttore responsabile dal 2007 al 2010 del mensile cittadino di approfondimento e riflessioni L’Opinione, mentre dal 2004 al 2010 è stato commentatore politico del quotidiano salernitano Cronache del Mezzogiorno. Dal 2001 al 2004 ha svolto la funzione di Capo del Servizio di Staff del Sindaco al Comune di Cava de’Tirreni, nel corso del 2003 è stato consigliere di amministrazione della Se.T.A. S.p.A. – Servizi Terrritoriali Ambientali, poi dall’ottobre 2003 al settembre 2006 presidente del Consiglio di Amministrazione del Conservatorio Statale di Musica Martucci di Salerno, dal 2004 al 2007 consigliere di amministrazione del CSTP - Azienda della Mobilità S.p.A., infine, dal 2010 al 2014 Capo Ufficio Stampa e Portavoce del Presidente della Provincia di Salerno. Ha fondato e presieduto dal 2006 al 2011 ed è attualmente membro del Direttivo dell’associazione indipendente di comunicazione, editoria e formazione Comunicazione & Territorio. E’ autore di due pubblicazioni, Testimone di parte, edita nel 2006, e Appunti sul Governo della Città, edita nel 2009.

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