scritto da Guglielmo Scarlato - 30 Luglio 2026 13:17

Boston, dove il sangue diventò propaganda

Boston, dove la storia si fece immagine. Dal sangue al simbolo, dalla propaganda alla nascita di una nazione

Camminare a Boston non è fare turismo. È entrare nel manifesto.

Questa città è il cuore dell’epopea americana. Qui non hanno vinto con le armi per prime. Hanno vinto con le parole, i simboli, le immagini.

 

“No taxation without representation”

“Nessuna tassazione senza rappresentanza”.
>Era lo slogan. Era la rabbia. Era il meme del 1770.
Gli inglesi tassavano il tè, la carta, tutto. Ma al Parlamento di Londra gli americani non avevano voce.
>E allora Boston ha trasformato una questione fiscale in una questione di dignità.

 

I luoghi simbolo parlano ancora

1. Old State House + il cerchio del Boston Massacre – 5 marzo 1770

5 morti. Un cerchio di ciottoli per terra.
È qui che i soldati inglesi hanno sparato sulla folla.
I “padri fondatori” presero quel sangue e lo trasformarono in oro.
I volantini di Paul Revere mostrarono un “massacro” di civili disarmati. Peccato che fu una rissa e che spararono solo 2 soldati nel panico.
Fu un mezzo di propaganda miracoloso e terribilmente efficace.
In 6 mesi tutta l’America odiava gli inglesi. Da lì a 6 anni c’era la Dichiarazione d’Indipendenza.

 

2. Faneuil Hall – “La culla della libertà”

Qui Samuel Adams arringava la folla. Qui si decideva il boicottaggio del tè.
Oggi è piena di negozi e ristoranti. Ma le travi hanno sentito nascere una nazione.

 

3. North End e Puopolo Park

Qui i nostri concittadini italiani arrivati senza niente hanno costruito il loro sogno.
>E qualche volta anche io.
Statue di Langone e Brune su una panchina. L’America che ti dà una piazza, non un muro.

 

La lezione di Boston per oggi

Il Boston Massacre è il primo esempio di “viralità”.
>Un fatto reale → gonfiato → semplificato → trasformato in immagine → condiviso fino a scatenare una rivoluzione.

Non è molto diverso da oggi.

Le stesse subdole trovate della propaganda social:
Semplificare: togliere le sfumature. Buoni vs Cattivi.
Emozionare: un’immagine vale più di 100 trattati. Allora un’incisione. Oggi un reel.
Ripetere: lo slogan “No taxation” era ovunque. Come un hashtag.
Creare un nemico comune: l’inglese allora, “l’altro” oggi.

La differenza? Nel 1770 servivano settimane per stampare un volantino. Oggi servono 3 secondi per far girare un video.

Boston ti insegna questo: le nazioni non nascono solo dalle battaglie. Nascono dalle storie che raccontiamo su quelle battaglie.

E io ero lì. Tra il cerchio di sangue e la panchina dei nostri.
Tra la propaganda che ha fatto un paese, e il sogno che quel paese ha dato ai miei concittadini. E qualche volta anche a me.

Guglielmo Scarlato, salernitano, avvocato cassazionista, deputato per tre legislature tra il 1983 ed il 1994. Studioso di diritto, è stato professore a contratto di Diritto Penale dell’ Economia presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Salerno, ha pubblicato numerose monografie e saggi su diversi temi giuridici ed è l’autore di alcuni voci dell’Enciclopedia Giuridica Treccani, quali quella sui reati ministeriali, sulla responsabilità penale del Presidente della Repubblica e l’attentato ai ai diritti politici del cittadino.

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