scritto da Redazione Ulisseonline - 14 Settembre 2026 07:35

Il femminicidio esiste, ma esiste pure il patriarcato

Il patriarcato non è un ricordo del passato ma una struttura ancora viva nel diritto e nel dibattito pubblico. Negarne l’esistenza significa oscurare la realtà del femminicidio e il massacro culturale che colpisce le donne

Riceviamo e pubblichiamo

 

“Mentre i maschi si danno ad imprese spaziali, la vita delle femmine su questo pianeta deve ancora cominciare” ed a ciò non si oppongano i viaggi nello spazio di Samantha Cristoforetti, il ruolo direttivo che fu assegnato dal Cern a Fabiola Giannotti, neppure una presidenza del Consiglio al femminile, per troppi aspetti del tutto deludente, poiché ogni impresa femminile, che è e pur rimane sempre un’eccezione, viene annientata ogni  giorno, non solo e certamente alla notizia dell’uccisione di una donna, ma quando si ripropone, con violenza e prepotenza  verbale, il “patriarcato” che, attenzione, non è scomparso perché è ancora lì, nell’ordinamento italiano, insinuante e strisciante, che si affaccia quando viene rievocato per avvelenare il dibattito politico e quel sano ed irrinunciabile tentativo culturale di  raggiungere l’eguaglianza sostanziale che si propone celebrare un sistema in cui tutte le persone hanno gli stessi diritti e doveri.

Giuristi, politici e politologi sventolano la Costituzione come vessillo delle battaglie per la democrazia e per la partecipazione alla vita pubblica, ma non mi sembra ci sia qualcuno che si chieda perché nel sistema giuridico italiano esista ancora la regola, risalente all’epoca romana, della “diligenza del buon padre di famiglia” quale parametro per la disciplina dei rapporti giuridici di diritto civile, come se l’essenza dell’assennatezza fosse di esclusività maschile.

E così, fin quando ancora  nel diritto ci si imbatte in reminiscenze  del patriarcato, trovano e troveranno legittimazione le deliranti esternazioni di certi politici – naturalmente mi riferisco a tal Vannacci –   che con faciloneria riportano al patriarcato di epoca romana, quando al pater familias  era giuridicamente riconosciuto il diritto di vita e di morte (ius vitae ac necis) sulla moglie, sui discendenti (di sesso femminile) e sugli schiavi,  sicché la loro presenza nell’ordinamento giuridico consentirà a qualcuno  di rievocare nostalgicamente, e non lo si interpreti come colorito folklore, la malevole usanza di decidere del corpo e della vita di una donna al punto da negare l’esistenza del “femminicidio” come ipotesi di reato autonoma e diversa dell’omicidio.

Mi rivolgo a Mister Vannacci e gli ricordo che il reato di femminicidio esiste, è una fattispecie autonoma prevista dall’art. 577 bis del codice penale introdotto con legge nel 2025.

Non mi fregio di particolare competenza nel settore, perché l’articolo è nel codice penale che basta sfogliare oppure lo si trova sul web, ma per quel personaggio politico non esiste perché a lui piace rovistare nel patriarcato più volgare, quello dello ius vitae ac necis, che negava ogni diritto alle donne perché sottomesse all’autorità del maschio.

Quasi capisco il suo ragionamento, lo esemplifico: “esiste il patriarcato ergo non esiste il femminicidio” così ridotto non fa una grinza perché chi ammette il patriarcato nega il femminicidio.

Su questi temi mi sento allora obbligata fare chiarezza: il codice penale ed il codice civile sono stati redatti in epoca fascista, il codice penale nel 1930 ed il codice civile nel 1942, prima della seconda guerra mondiale quando le zampate del patriarcato erano evidenti nella società.

Lo dimostro. L’articolo 575 del codice penale è stato scritto pensando al maschio ed infatti recita: “chiunque cagiona la morte di un uomo è punito…”, alla donna i redattori pensarono solo per concepire l’aberrante “delitto d’onore” che era previsto nell’art.587 (abrogato solo nel 1981) per giustificare ed offrire uno sconto di pena (l’attenuante d’onore) fondato sulla difesa del patriarcato e del maschilismo imperante nella società. Con la stessa legge veniva eliminato il matrimonio riparatore, l’abbandono del neonato e modificato il reato d’infanticidio, così ponendo relativamente fine a secoli di cultura giuridica permeati sulla difesa dell’onore maschile.

Sembrava che con quella legge si fosse data una svolta non solo per il diritto ma anche per la società con l’eliminazione della sopravvalutazione dell’onore sessuale e familiare e della consacrazione del privilegio del maschio sugli altri membri femminili della famiglia «specchio di un’etica maschilista e familista d’altri tempi».

Invece nel 2026 quello che appariva anacronistico nel 1981 si riaffaccia con dichiarazioni violente e offensive verso la componente più vasta e numericamente superiore della popolazione mondiale che mi appare non ancora pienamente consapevole di subire il massacro verbale e culturale che alimenta e ammanta di vigliacca giustificazione l’uccisione delle donne.

Se tanto non è compreso in particolar modo dalla componente femminile della società, stiamo arretrando pesantemente, dunque abbiamo bisogno di un rinnovato femminismo, altrimenti diventeremo nemiche di noi stesse: è un dovere non consentirlo.

                                                       avv.  Stefania Forlani

Rivista on line di politica, lavoro, impresa e società fondata e diretta da Pasquale Petrillo - Proprietà editoriale: Comunicazione & Territorio di Cava de' Tirreni, presieduta da Silvia Lamberti.

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