scritto da Umberto Gaballo - 29 Luglio 2026 08:06

Gli incendi si combattono prima che diventino emergenze

Gli incendi si fermano nei primi minuti, non quando il bosco è già in fiamme. La prevenzione e il primo intervento sono la vera difesa dei nostri monti

Anche quest’anno i monti di Cava sono stati feriti dal fuoco.

Tutto è iniziato con un piccolo focolaio. Un incendio che, almeno nelle prime fasi, sembrava contenuto. Poi il vento ha fatto il resto. In poche ore sono entrati in azione elicotteri, Canadair, Vigili del Fuoco, Protezione Civile e volontari.

A tutti loro va il nostro ringraziamento. Senza il loro lavoro, il bilancio sarebbe stato ancora più pesante.
Ma una domanda è inevitabile.

Possiamo fare di più prima che il fuoco diventi incontrollabile?
Parlando con proprietari boschivi, operatori forestali e volontari, emerge un’idea condivisa: la vera battaglia contro gli incendi si vince con la prevenzione e con il primo intervento.
Sono proprio queste persone, che vivono il bosco ogni giorno, ad essere spesso le prime ad arrivare davanti alle fiamme. Conoscono i sentieri, le sorgenti, i valloni e sanno dove un incendio può essere fermato e dove, invece, rischia di propagarsi.
Eppure chiedono soprattutto una cosa: essere messi nelle condizioni di lavorare.

Le norme ambientali sono necessarie e vanno rispettate. Ad esempio, è giusto limitare l’abbruciamento dei residui boschivi. Ma chi lavora sul territorio segnala anche difficoltà pratiche: se non si possono mantenere adeguatamente i sentieri, come si trasportano le attrezzature? Come si raggiungono rapidamente i punti più difficili? Come si effettua una corretta manutenzione del bosco?
Anche la pulizia del sottobosco rappresenta un elemento fondamentale. Così come meritano attenzione i danni provocati, in alcune aree, dal pascolo incontrollato di animali che compromettono la crescita delle giovani piante.

Da queste esperienze nasce una proposta concreta. Perché non creare un memorandum d’intesa tra Comune, enti competenti, Protezione Civile, associazioni antincendio e proprietari boschivi?

Un accordo potrebbe prevedere:
-l’impiego di operatori abilitati all’uso dei droni per valutare rapidamente l’estensione del principio d’incendio;
-squadre di primo intervento, adeguatamente formate e attrezzate, capaci di raggiungere velocemente i luoghi più impervi;
-un’organizzazione logistica che garantisca acqua e materiali agli operatori impegnati sul campo;
una programmazione costante della manutenzione dei sentieri e del sottobosco.

Lo scrivo anche per esperienza personale. Anni fa collaborai alle operazioni durante un grande incendio che per giorni interessò Cava e la Costiera Amalfitana. Ricordo ancora le due ore di cammino con dieci litri d’acqua sulle spalle per rifornire chi stava combattendo le fiamme. È in quei momenti che si comprende quanto siano importanti l’organizzazione e la prevenzione.
Naturalmente, quando il vento rende il fuoco incontrollabile, l’intervento di elicotteri e Canadair diventa indispensabile. Nessuno mette in discussione il loro valore. Ma ogni incendio che viene fermato nei primi minuti significa meno bosco distrutto, meno rischi per gli operatori e un minore impiego di risorse pubbliche.

I nostri monti non sono soltanto un patrimonio naturalistico. Custodiscono antichi sentieri, sorgenti, muri a secco, romitori e luoghi di culto che raccontano la storia della nostra comunità. Proteggerli significa difendere non solo la natura, ma anche la nostra memoria.

Concludo con una domanda che vorrei rivolgere non solo alle istituzioni, ma a tutti noi: vogliamo continuare a rincorrere le emergenze, oppure costruire insieme una cultura della prevenzione che metta al centro il territorio e chi lo conosce davvero?

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