Le piccole luci della biodiversità
Salvare le lucciole significa proteggere gli habitat nei quali vivono, contrastare l’inquinamento luminoso e chimico e preservare gli ambienti naturali
«Lucciole spente,
lettere nel cassetto,
notte profonda.»
Tre versi soltanto, ma capaci di aprire una riflessione che va ben oltre la dimensione poetica. Questo senryū, nella sua apparente semplicità, può essere letto come una piccola elegia dedicata a una natura che lentamente scompare e che rischiamo, un giorno, di ritrovare soltanto nei ricordi.
L’immagine iniziale, «Lucciole spente», colpisce per la sua immediatezza. La lucciola è una creatura fragile e discreta, ma anche un piccolo segnale della vitalità di un ambiente. La sua scomparsa non significa soltanto perdere un insetto: significa assistere all’impoverimento di un intero ecosistema.
Non è casuale che proprio alle lucciole abbia pensato Pier Paolo Pasolini. Nel celebre articolo pubblicato sul Corriere della Sera nel 1975, poi conosciuto come L’articolo delle lucciole, la loro scomparsa diventava il simbolo di una trasformazione profonda dell’Italia. Pasolini vedeva nel venir meno di quelle piccole luci non soltanto un fenomeno legato all’inquinamento, ma anche il segnale della fine di un mondo contadino e dell’avvento di una società sempre più dominata dal consumismo.
È proprio qui che il senryū sembra incontrare la riflessione pasoliniana.
«Lucciole spente» non indica soltanto una notte privata della sua luce: è l’immagine di un mondo che perde i propri segnali vitali. E le «lettere nel cassetto» sembrano rappresentare la memoria di ciò che abbiamo conosciuto e che rischiamo di non poter più vedere: prati pieni di vita, api tra i fiori, siepi, alberi, acque pulite, notti illuminate soltanto dai piccoli bagliori degli insetti.
Il cassetto diventa così una sorta di archivio della biodiversità perduta.
La riflessione ecologica nasce quasi naturalmente da queste immagini. Salvare le lucciole significa proteggere gli habitat nei quali vivono, contrastare l’inquinamento luminoso e chimico e preservare gli ambienti naturali. E salvare le api significa difendere gli impollinatori, i fiori, le coltivazioni e quella complessa rete della biodiversità dalla quale dipende anche la nostra vita.
L’ultimo verso, «notte profonda», assume allora un valore particolarmente intenso. È il buio di una natura impoverita, ma anche il buio di una memoria che rischia di sostituirsi all’esperienza. Potremmo arrivare a conservare fotografie e racconti di prati pieni di insetti, mentre le nuove generazioni conoscerebbero le lucciole soltanto attraverso le parole di chi le ha viste.
Eppure il senryū non pronuncia una condanna definitiva. La sua forza sta proprio nella sospensione. La notte può ancora essere attraversata da una luce. Le lucciole possono tornare. Le api possono continuare a ronzare tra i fiori.
Per questo questi tre versi possono essere letti anche come un invito alla responsabilità: non lasciare che le piccole luci della biodiversità si spengano.
Pasolini vedeva nella scomparsa delle lucciole il segno di una trasformazione profonda della società italiana. Oggi quella stessa immagine può assumere una nuova urgenza ecologica: proteggere le lucciole, le api e gli altri piccoli esseri viventi significa difendere non soltanto la natura, ma anche la memoria e la qualità del mondo che consegneremo a chi verrà dopo di noi.
Perché una notte senza lucciole non sarebbe semplicemente più buia.
Sarebbe una notte nella quale anche una parte della nostra vita avrebbe smesso di brillare.







