scritto da Francesco Angrisani - 13 Ottobre 2026 12:43

Cava de’ Tirreni, tra poco più di un mese si celebra la Giornata nazionale degli alberi: che sia la Festa degli alberi, non la festa agli alberi

Mappare, conoscere, intervenire. Il censimento del patrimonio arboreo cittadino e le attività di monitoraggio possono diventare la base per una gestione sempre più attenta del verde pubblico. Ma il futuro passa anche da un diverso modo di piantare e ripiantare gli alberi: restituendo loro più spazio e, dove possibile, più suolo alla città

Il 21 novembre si celebra in Italia la Giornata nazionale degli alberi, una ricorrenza che può andare oltre il suo valore simbolico. È un’occasione per ricordare quanto gli alberi siano importanti per la qualità dell’aria, la mitigazione delle temperature, la biodiversità, la tutela del suolo e la qualità dei nostri luoghi.

La stessa Legge 14 gennaio 2013, n. 10, che ha istituito la Giornata nazionale degli alberi, ne collega il significato alla tutela del patrimonio arboreo, alla protezione del suolo, alla qualità dell’aria e alla vivibilità degli insediamenti urbani.

Perché, in fondo, dovrebbe essere la Festa degli alberi, non la festa agli alberi.

Una storia che viene da lontano

La Festa degli Alberi fu istituita in Italia nel 1899 per iniziativa di Guido Baccelli, allora ministro della Pubblica Istruzione, prendendo ispirazione anche dall’Arbor Day statunitense.

Nel 1902 venne istituzionalizzata con il Regio Decreto 2 febbraio 1902, n. 18. Nel 1951 fu indicato il 21 novembre come data della celebrazione, con la possibilità per i comuni di alta montagna di spostarla al 21 marzo. Nel 2013, infine, la Legge n. 10 ha istituito la Giornata nazionale degli alberi.

È cambiato il contesto, ma resta attuale il significato di fondo: piantare un albero significa compiere un gesto che guarda oltre il presente.

Gli alberi non sono un ornamento

Durante le giornate più calde, le città possono raggiungere temperature superiori rispetto alle aree con maggiore presenza di vegetazione. È il fenomeno dell’isola di calore urbana.

Asfalto, cemento ed edifici accumulano calore, mentre alberi e superfici permeabili possono contribuire al raffrescamento e alla gestione delle acque piovane.

Un albero significa ombra, raffrescamento, biodiversità e qualità dello spazio urbano. Per questo il verde non dovrebbe essere considerato un semplice elemento decorativo, ma una vera e propria infrastruttura della città.

A Cava: conoscere per intervenire

A Cava de’ Tirreni il lavoro di conoscenza e censimento del patrimonio arboreo, insieme alle attività di monitoraggio delle alberature, rappresenta uno strumento importante per programmare meglio manutenzione, tutela e sostituzioni.

Sapere quali alberi abbiamo, dove si trovano, quali specie sono presenti e quali condizioni li caratterizzano consente di individuare priorità e interventi con maggiore precisione.

Ma questa conoscenza dovrebbe servire anche a porsi una domanda ulteriore: non soltanto quali alberi abbiamo, ma come li piantiamo e come li ripiantiamo.

Più spazio agli alberi, meno cemento dove è possibile

Un aspetto merita particolare attenzione: lo spazio destinato all’albero e al suo apparato radicale.

Laddove le condizioni lo consentano, sarebbe utile valutare superfici di terreno più ampie, evitando per quanto possibile di confinare il suolo tra cemento e asfalto.

Non è soltanto una questione estetica. Significa migliorare il rapporto tra albero, terreno e acqua, favorendo dove possibile l’infiltrazione e riducendo l’impermeabilizzazione del suolo.

È uno dei principi della “città spugna”, che può essere considerato anche nella progettazione del verde pubblico, naturalmente tenendo conto di sottoservizi, sicurezza, accessibilità, caratteristiche dei marciapiedi e delle strade e scelta delle specie più adatte.

Non ogni soluzione è applicabile ovunque. Ma dove sia possibile restituire spazio al terreno e alle radici, è una strada che vale la pena valutare.

Piantare è importante. Curare lo è ancora di più.

Mettere a dimora un albero è soltanto l’inizio.

Servono spazio, acqua, manutenzione, specie adatte e una progettazione coerente con il territorio. E occorre soprattutto proteggere il patrimonio arboreo esistente: un albero adulto non può essere sostituito immediatamente da un giovane esemplare.

Quando una rimozione è necessaria per ragioni documentate di sicurezza o salute dell’albero, dove possibile occorre ripiantare. Ma bisogna anche interrogarsi sullo spazio che restituiamo al nuovo albero.

Non basta, quindi, contare quanti alberi vengono piantati. Conta creare le condizioni perché possano crescere e vivere a lungo.

I platani di Cava: un patrimonio da custodire

A Cava de’ Tirreni il tema assume un significato particolare.

I platani fanno parte dell’immagine della città, accompagnano strade e viali e appartengono alla memoria di generazioni di cavesi. La Regione Campania documenta, tra gli altri, il valore storico e paesaggistico del filare di platani di Viale Crispi, con esemplari ultracentenari.

Si sa: i platani di Cava sorreggono il cielo metelliano.

È una bella immagine, ma anche una responsabilità. La loro tutela deve conciliarsi con il monitoraggio delle condizioni fitosanitarie e strutturali e con la sicurezza delle persone. Proprio per questo servono conoscenza, programmazione e interventi mirati.

Dalla Festa degli alberi a una politica permanente del verde

La Giornata nazionale degli alberi può diventare l’occasione per raccontare alla città un percorso: la conoscenza del patrimonio arboreo, gli interventi di manutenzione e tutela, le nuove piantumazioni e le ripiantumazioni realizzate e programmate.

Ma soprattutto può essere l’occasione per guardare al futuro.

Una città più verde non si costruisce soltanto aumentando il numero degli alberi. Si costruisce creando le condizioni perché possano crescere e svolgere pienamente la loro funzione.

Per questo la “città spugna” può diventare, progressivamente e con le necessarie verifiche tecniche, un criterio da considerare nella progettazione del verde pubblico: più suolo permeabile dove possibile, più spazio per le radici, meno superfici impermeabilizzate laddove non indispensabili.

La cura del verde non può essere affidata soltanto alle ricorrenze: richiede continuità, programmazione, competenze e attenzione quotidiana.

E allora, per il 21 novembre, che sia davvero la Festa degli alberi e non la festa agli alberi.

Una festa che non si limiti a celebrare l’albero per un giorno, ma che sappia raccontare ciò che facciamo per conoscerlo, proteggerlo e, quando necessario, sostituirlo.

Perché piantare un albero significa compiere un gesto che guarda oltre il presente.

E perché, soprattutto a Cava, sarebbe bello poter continuare a dire che i suoi platani sorreggono il cielo metelliano: quelli che già conosciamo, ma anche quelli che avremo avuto la lungimiranza di piantare oggi perché possano diventare, domani, parte della nostra storia.

🌳 Più alberi, più ombra, più verde: progettare città più fresche significa progettare città più vivibili.

Cavese, dopo la maturità scientifica prosegue gli studi in Economia e Commercio, ma è il mondo del volontariato a segnare in modo decisivo il suo percorso umano. Fin dal 1980 si impegna nell’associazionismo ambientalista, muovendo i primi passi nel M.A.P.A.N. (Movimento Anticaccia Protezione Animali Natura), con cui promuove campagne di sensibilizzazione contro la strage dei cuccioli di foca destinati all’industria delle pellicce. Il suo impegno civile si amplia con iniziative di respiro internazionale, tra cui la raccolta firme a sostegno della candidatura di Nelson Mandela al Premio Nobel per la Pace. Per quasi un decennio dedica tempo ed energie alla tutela dei cani abbandonati, collaborando con un ricovero situato tra Vietri sul Mare e Molina, occupandosi dell’assistenza agli animali e della sensibilizzazione sul tema del randagismo. Parallelamente porta avanti un percorso politico locale, diventando consigliere della Prima Circoscrizione di Cava de’ Tirreni nella Lista Verde Alternativa, con un’attenzione particolare alla tutela ambientale e alla partecipazione civica. La sua vocazione per uno stile di vita sostenibile si traduce anche in un progetto imprenditoriale: è cofondatore de L’Orto Biologico, negozio specializzato in alimenti biologici che da quasi quarant’anni promuove un’alimentazione sana, il consumo consapevole e il rispetto dell’ambiente.

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