L’Europa nel vuoto di Trump: fine di un’epoca, inizio di una responsabilità
Il finto “cessate il fuoco energetico” annunciato da Trump rivela l’inaffidabilità americana e riapre una domanda cruciale per il continente: senza l’ombrello Usa, l’Europa deve finalmente scegliere se diventare adulta nella difesa o restare ostaggio di fragilità, egoismi nazionali e illusioni pacifiste
Il corto circuito è ormai un dato costante della politica trumpiana. Dopo aver autorizzato l’importazione di gasolio russo negli Stati Uniti, segnando una brusca inversione rispetto alle sanzioni, Trump ha annunciato un «cessate il fuoco energetico» tra Russia e Ucraina, senza indicarne durata, obiettivi o modalità di verifica. Una tregua all’insaputa degli interessati. Un cessate il fuoco che non esiste. Più folle di così!
L’annuncio, infatti, ha colto di sorpresa Zelensky, che si è comunque dichiarato disponibile alla tregua a condizione che Mosca per davvero non bombardi più le infrastrutture energetiche ucraine. Anche dalla Russia, però, arriva la notizia che non ne sanno nulla.
Stendiamo un velo pietoso su quest’altra incredibile trovata di Trump, sempre più inaffidabile e pericoloso.
La questione vera, però, è un’altra e riguarda noi europei. Dobbiamo una volta per tutti rassegnarci all’idea che non si può contare più sull’affidabilità e la protezione dell’America. Con Trump di sicuro è così, e non sarà assai diverso in futuro, anche con un presidente democratico. Le relazioni potranno migliorare nella forma, non nella sostanza.
Il problema di fondo è cruciale: è tramontata un’epoca. Quella iniziata con la vittoria degli Alleati nella Seconda guerra mondiali. Una vittoria che per ottant’anni ci ha fatto godere della pace grazie alla protezione degli Stati Uniti e della Nato, senza però che noi europei sviluppassimo una vera autonomia strategica e militare. Abbiamo preferito adagiarci su una lunga stagione di sicurezza garantita da altri. Ora è tempo che l’Europa si desti dal sonno. Dopo decenni di inerzia, deve affrontare i rischi reali e assumersi direttamente la responsabilità della propria difesa.
Come ha ricordato qualche tempo fa lo storico Paolo Macry, «l’Europa deve capire cosa fare da grande…Va recuperato un gap storico che va avanti dal 1945 a oggi, sono 80 anni. Siamo abituati a dire di no alle armi perché c’erano gli Usa, no al nucleare perché c’era il gas russo… Adesso bisogna diventare autonomi dal punto di vista energetico e militare, e bisogna farlo subito».
Questo è l’auspicio, ma l’Europa resta fragile e in questi ultimi tempi crescono gli egoismi nazionali. D’altro canto, il panorama politico-elettorale europeo è a dir poco sotto stress. E forse è molto semplice e chiara la domanda alla quale dovrebbero rispondere non solo i governi ma soprattutto le forze politiche dei vari paesi. In particolare, laddove cresce una destra sovranista e populista ma anche smaccatamente filo-putiniana o pseudo-pacifista. La domanda è questa: la minaccia maggiore per la nostra pace è la Russia di Putin o il riarmo dell’Europa?
La risposta, almeno per chi scrive, è semplice. Quello che da qualche anno sta accadendo nel cuore dell’Europa con l’invasione russa dell’Ucraina non ammette dubbi ed incertezze. Eppure anche nel nostro Paese, a destra come a sinistra, in maggioranza come all’opposizione, c’è chi predica un pacifismo di facciata che nella realtà nasconde il disarmo dell’aggredito, sostenendo una soluzione diplomatica ma negando gli aiuti militari a Zelenskj.
La verità, tuttavia, è che nel nostro Paese sono in troppi a voler trovare il modo per voltarsi dall’altra parte, credendo che la partita che si gioca in Ucraina non ci riguardi come europei e più ancora come italiani.
In un simile contesto, il monito di Pier Ferdinando Casini di qualche giorno fa ci appare particolarmente realistico: «L’Ucraina è il test per capire se vogliamo avere davvero un’Europa unita. Non bisogna svendere Kiev».
E’ questa, del resto, una lezione che ci viene dalla storia. Il famoso Accordo di Monaco del 1938 fu l’anticamera della Seconda Guerra mondiale, nonostante che consentisse, anzi, proprio per aver consentito alla Germania hitleriana di annettersi parte della Cecoslovacchia nell’illusione della pace. Oggi è Putin nei panni di Hitler. Ed è questa Russia che dobbiamo tenere a bada.
Sia chiaro, la pace va comunque e sempre ricercata con tutti i mezzi possibili, ma in condizioni di pari dignità e forza contrattuale, e non certo di debolezza. D’altronde, come ci insegna Sant’Agostino d’Ippona: “La pace deve essere nella volontà e la guerra solo una necessità”.
Questa consapevolezza dovrebbe indurci ad andare oltre il pacifismo da salotto e a non misurare la qualità della nostra vita soltanto dalle bollette e dal caro benzina. E’ in gioco molto di più. In pericolo, è la nostra sicurezza nazionale e con essa la nostra libertà e indipendenza.
“Coloro che non ricordano il passato sono condannati a ripeterlo” ammoniva George Santayana. Sarà questo il nostro inevitabile destino se, non avendo contezza del tempo che stiamo vivendo, non andremo oltre le illusioni pacifiste.







