scritto da Redazione Ulisseonline - 11 Ottobre 2026 08:00

Cava de’ Tirreni, la città sotto pressione climatica: i nubifragi non sono più un’eccezione

Per l'ing. Massimo Mariconda nubifragi sempre più violenti mettono in crisi anche territori finora considerati resilienti. Cava de’ Tirreni entra nella mappa delle città vulnerabili, chiamata a ripensare il proprio futuro urbano

Riceviamo e pubblichiamo

Massimo Mariconda: città sotto scacco, così i nubifragi improvvisi affogano l’asfalto… Cava corre il rischio di non esserne più esente

 

Le piogge  concentrate ed intense di ieri hanno dato evidenza di un fenomeno sempre più ricorrente e non più circoscritto ad aree storicamente interessate da allagamenti e danni in occasione di fenomeni meteorici, come l’agro nocerino sarnese.

Solo le cosiddette bombe d’acqua che oramai non lasciano indenne nessun centro urbano anche quelli che orograficamente, come Cava, sono stati negli anni scorsi, salvo puntuali criticità, esenti da diffusi allagamenti e conseguenti danni.

Fenomeni  che raramente hanno visto le strade cittadine trasformarsi rapidamente in impetuosi corsi d’acqua determinando, a valle del fenomeno, la conta di danni per allagamenti di garage e locali commerciali.

Quanto occorso ieri e la connessa eco mediatica impone una riflessione generale, auspicando che possa orientare le scelte urbanistiche future verso nuove direttrici anche in controtendenza con quelle sinora assunte

Le bombe d’acqua, altrimenti definite nubifragi sono eventi meteo estremi che, nel 2026, non sono più l’eccezione ma una drammatica costante stagionale.

Quando una quantità di pioggia, che normalmente cadrebbe in due mesi, si riversa sulle strade in meno di un’ora, i centri urbani si trasformano in trappole di fango e asfalto.

La vulnerabilità delle nostre città, Cava non ne è più esente, non è solo una fatalità meteorologica, ma il risultato di un cortocircuito tra la rapidità del cambiamento climatico e l’obsolescenza delle nostre infrastrutture.

Alla radice del disastro ci sono due fattori antropici che si autoalimentano.

Da un lato l’atmosfera sempre più calda, che accumula enormi quantità di energia e vapore acqueo rilasciati poi al suolo con violenza inaudita.

Dall’altro, la fisionomia stessa delle aree metropolitane: una distesa ininterrotta di cemento e asfalto che ha azzerato la naturale capacità del terreno di assorbire l’acqua.

Mancando i suoli permeabili, la pioggia si trasforma istantaneamente in uno “scorrimento superficiale” che viaggia a velocità impressionante verso i punti più bassi delle città, come i sottopassi e i seminterrati.

A quel punto, le reti fognarie – progettate decenni fa basandosi su medie storiche ormai superate – vanno subito in pressione, rigurgitando fango dai tombini, anche laddove si è adottata una pulizia programmata, paralizzando la viabilità.

Per fermare i danni non basta più, sebbene i fenomeni verrebbero fortemente mitigati grazie ad una adeguata e costante prevenzione, pulire i canali di scolo e nel caso di Cava, mantenere puliti gli impluvi naturali delle colline che circondano la nostra area valliva (la cava) ed interconnessi al circuito urbanizzato, riversando grossi apporti di fogliame e detriti sulle strade cittadine.

Serve una riforma strutturale dello spazio pubblico basata sul concetto di Sponge City (Città Spugna), un modello che mira a trattenere l’acqua lì dove cade anziché canalizzarla e allontanarla.

I rimedi oggi prioritari nelle agende dei sindaci dovrebbero dividersi  in tre direttrici:

1)  De-cementificazione e pavimentazioni intelligenti:

Sostituire l’asfalto tradizionale di parcheggi e piazze con materiali porosi e grigliati erbosi che consentono alla pioggia di filtrare direttamente nel sottosuolo.

Sembra, invece, che si privilegino aree impermeabili, costituenti  troppo spesso coperture di parcheggi interrati, destinate a soddisfare l’offerta turistica o commerciale piuttosto che garantire incolumità  e benessere dei residenti ed integrità delle strutture.

Un esempio emblematico è la costruenda Piazza Sa Francesco destinata, ahimè, a diventare in estate isola di calore ed un amplificatore di accumuli di acqua meteorica che finirà per incrementare i flussi di ruscellamento delle circostanti strade, in inverno.

Altro esempio Piazza Lentini, che con un esiguo finanziamento potrebbe essere ripensata  eliminando buona parte dell’asfalto per la messa a dimora di piante e la realizzazione in parte di superfici drenanti.

2) infrastrutture verdi diffuse:

Creare giardini di pioggia (rain gardens) ai margini delle strade, laddove possibili, e tetti verdi sugli edifici. Le piante e le radici agiscono come ammortizzatori idraulici naturali, assorbendo i primi millimetri di pioggia e ritardando il picco di piena.

3) Ingegneria sotterranea avanzata:

Scavare vasche di laminazione e invasi sotterranei, laddove tecnicamente possibili, capaci di stoccare temporaneamente i surplus d’acqua durante la tempesta, per poi pomparli nella rete idrica solo quando l’allerta è passata.

La tecnologia gioca un ruolo decisivo nella salvaguardia delle vite umane.

Le reti fognarie moderne, siano esse miste di competenza dei gestori o quelle bianche di competenza comunali,  dovrebbero essere  progressivamente dotate di sensori IoT in grado di monitorare i flussi in tempo reale. Incrociando questi dati con i radar meteo ad alta risoluzione, le sale operative possono prevedere quali quartieri rischiano l’allagamento con minuti di anticipo, attivando alert mirati sugli smartphone dei cittadini.

Adattare i centri urbani alla nuova realtà climatica, mediante programmazione nazionale e comunitaria coerenti ai nuovi indirizzi ed alle nuove priorità è compito del legislatore. Ma resta un obiettivo ineludibile anche degli Amministratoti locali pianificare e programmare interventi sui propri territori  dotando di un parco progetti da candidare a finanziamento, ovvero  con investimenti mirati, anche mediante il coinvolgimento di privati, ed interventi manutentivi volti a ripensare le citta in chiave sostenibile.

Tutto ciò non è più una scommessa ecologica per il futuro, ma un investimento di sicurezza nazionale e locale non più rimandabile per la tutela dell’economia e della vita comunitaria.

ing. Massimo Mariconda

Rivista on line di politica, lavoro, impresa e società fondata e diretta da Pasquale Petrillo - Proprietà editoriale: Comunicazione & Territorio di Cava de' Tirreni, presieduta da Silvia Lamberti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.