Cava de’ Tirreni, ballottaggio: risiko è un gioco serio
Tra strategie, silenzi e possibili apparentamenti, la sfida per Palazzo di Città entra nella fase più delicata. A una settimana dal voto, le mosse dei candidati restano coperte e il quadro politico è più incerto che mai
Ne L’arte della guerra, Sun Tzu, stratega e filosofo cinese vissuto tra il VI e il V secolo a.C., scriveva: “Il generale vincitore, prima che venga combattuta una battaglia, fa molte riflessioni nella sua tenda. Il generale che perde la battaglia non fa che pochi calcoli in anticipo. Pertanto, usare molte astuzie, conduce alla vittoria e poche alla sconfitta: ancor peggio sarebbe non usarne alcuna. È prestando attenzione a questo preciso punto che io posso vedere con precisione chi potrebbe essere il vincitore e chi lo sconfitto”.
Come la guerra di Sun Tzu, l’agone politico cittadino in questo momento sembra essere una partita a scacchi in cui ogni mossa deve essere attentamente studiata nelle sue conseguenze prima di essere giocata.
Manca poco più di una settimana a domenica 7 e lunedì 8 giugno, quando si contenderanno il posto di primo cittadino cavese, da una parte, Raffaele Giordano, sostenuto dal centro destra metelliano, dall’altra, Luigi Petrone, rappresentante di due liste civiche cittadine.
Giordano, al momento, è il preferito con il 44% circa delle preferenze che si traducono in 13.167 voti, mentre lo sfidante segue con grande distacco, avendo ottenuto 6.662 preferenze. Sulla carta, sembrerebbe esserci poco spazio per Petrone che dovrebbe recuperare quasi il doppio dei voti per superare Giordano ma dubitare è più che lecito.
Quali riflessioni staranno facendo i due contendenti prima della battaglia?
Chi pensa che il voto del cittadino sia una scelta basata solo sul programma o su un credo politico, rischia di apparire un ingenuo. Mentre all’interno del PD e del campo largo, qualcuno lancia anatemi social nei confronti di presunti parenti serpenti che avrebbero causato la debacle del candidato sindaco in cambio di indulgenze alla porta dell’ex frate, qualcun altro, più pragmatico e meno moralista, pensa ad apparentamenti nuovi. Del resto, la famiglia è quella che ti scegli, no?
Certo a Petrone farebbe comodo poter contare sui 6.120 ottenuti da Accarino al primo turno.
E quanto farebbe comodo invece agli esponenti del campo largo la vittoria del candidato Petrone?
La verità è che, nel momento in cui scrivo, il PD cavese non si è ancora espresso sul possibile apparentamento né indicazioni sono pervenute dalle altre liste a sostegno di Accarino.
Quello che è certo per ora è che Cava sia continua nel suo percorso solitario puntando sulla coerenza e ponendo una distanza rispetto a strategie e giochi di palazzo. D’altra parte, sembra una scelta sensata, forse l’unica da fare, se si tiene conto che il consenso alla lista unica di Canora, ben 3.108 voti, è stato determinato in larga parte proprio dalla riconosciuta autenticità del movimento. Conservare l’identità sembra quindi il modo migliore per conservare questo consenso.
In definitiva, a parte la dichiarazione di Cava sia, le carte per ora sono coperte e in questa partita di candidum sembra esserci ben poco. Il disorientamento, anziché diminuire insieme al numero dei candidati, aumenta. Se il pluralismo non sempre rappresenta democrazia ma a volte solo frammentazione, così la scelta tra due diventa particolarmente complessa se non si riescono ad intravedere i possibili scenari futuri.
Tornando a Sun Tzu, se “la condotta della guerra si basa sull’inganno”, sarebbe bello al contrario respirare un’aria di vetro, parafrasando Montale, distruggere l’inganno di schopenhaueriana memoria e vedersi compiere il miracolo.
Se verum ipsum factum, la verità si scopre agendo, come direbbe Vico, allora non ci resta che aspettare.







