Cava de’ Tirreni, il caso Barbuti: l’opposizione si divide, lui ne esce più forte di tutti
Le polemiche esplose attorno alla rielezione di Antonio Barbuti hanno messo a nudo fratture profonde tra le minoranze, mentre la maggioranza Giordano appare solida e protetta da equilibri interni ben definiti
La miccia accesa da Rifondazione Comunista sull’elezione di Antonio Barbuti a presidente del Consiglio comunale ha attraversato l’intera giornata di ieri come un incendio improvviso. Polemiche, repliche, accuse: un vortice che ha coinvolto tutte le anime dell’opposizione, rivelando con chiarezza quanto le tensioni della campagna elettorale siano ancora vive e condizionino pesantemente il fronte della minoranza. Presentatesi divise davanti agli elettori, oggi appaiono ancora più frammentate, incapaci di trovare un terreno comune. Le lacerazioni sono profonde, e l’idea di una sintesi politica condivisa sembra lontana. Eppure la città avrebbe bisogno di un’opposizione coesa, vigile, capace di incalzare la maggioranza, evitando che il Consiglio comunale scivoli in una melassa indistinta e poco incisiva.
In questo clima, il tentativo di delegittimare politicamente Barbuti non solo è fallito, ma ha prodotto un effetto opposto. I filosofi parlano di eterogenesi dei fini: Barbuti ha avuto dalle opposizioni non solo i voti ma anche pubblici attestati di stima da far invidia a qualsiasi politico in qualsivoglia contesto e livello. Barbuti è stato quasi consacrato come uno statista locale, forte com’è, d’altronde, di una lunga esperienza amministrativa e di una naturale capacità di non essere divisivo. Dialoga con tutti, smorza i toni, costruisce relazioni. È un mediatore nato, capace di tenere insieme mondi opposti con una abilità che, nel contesto cavese, appare quasi unica.
Non a caso è stato il punto di equilibrio della maggioranza Servalli negli anni più difficili, contribuendo a mantenerla in piedi fino alla fine. Ed è l’unico, di quella stagione bocciata dagli elettori, ad essere rimasto in sella. Da vincitore. La sua rielezione quasi unanime alla presidenza del Consiglio resterà negli annali della politica cittadina.
Da questo quadro emerge anche un altro elemento: la solidità dell’attuale maggioranza. Le divisioni dell’opposizione la rafforzano, e il sindaco Raffaele Giordano appare protetto da una squadra sufficientemente esperta e collaudata. Nessuna rivoluzione, ma scelte prudenti e affidabili. Due figure spiccano più delle altre: l’assessore Marcello Murolo, forte di competenze amministrative solide, e lo stesso Barbuti, che da garante dei diritti dell’opposizione è anche un punto di equilibrio politico per la maggioranza.
È ciò che si percepisce oggi, in attesa che i fatti concreti confermino o smentiscano queste prime impressioni.
Siamo, tuttavia, solo all’inizio di una nuova stagione politico‑amministrativa. Le opposizioni litigano, la maggioranza osserva. Forse, come a scuola, conviene rimandare tutto a settembre.







