scritto da Francesco Angrisani - 01 Ottobre 2026 10:16

Cava de’ Tirreni, rifiuti: è arrivato il momento di cambiare passo

Ogni autunno, con l’arrivo della TARI, a Cava de’ Tirreni riemerge il dibattito sulla gestione dei rifiuti e sulla qualità del servizio. Ma per capire davvero costi, inefficienze e possibili soluzioni, serve uno sguardo più ampio del semplice importo in bolletta

Come ogni anno, con l’arrivo delle bollette TARI, a Cava de’ Tirreni torna il dibattito sui rifiuti. Si confrontano le cifre, si lamentano i costi e si torna a parlare di una città che in alcune zone appare meno pulita di quanto dovrebbe essere.

È comprensibile. Quando arriva una bolletta che pesa sul bilancio familiare è naturale chiedersi se ciò che si paga corrisponda alla qualità del servizio ricevuto.

Ma forse sarebbe utile, questa volta, andare oltre la consueta polemica sulla TARI.

Il problema dei rifiuti, infatti, non può essere affrontato soltanto guardando alla cifra della bolletta. Quella cifra è il risultato di un sistema complesso, nel quale entrano raccolta, personale, mezzi, spazzamento, trasporto, trattamento e smaltimento. Alcuni costi sono difficilmente comprimibili, altri possono invece essere influenzati da organizzazione, efficienza e comportamenti.

Ed è proprio qui che Cava dovrebbe aprire una nuova discussione.

Non per stabilire ancora una volta chi abbia la colpa dei rifiuti per strada, ma per capire se sia possibile costruire un modello più moderno ed efficiente, capace di migliorare contemporaneamente la pulizia della città e la sostenibilità economica del servizio.

La Tariffa Puntuale

Tra le questioni da approfondire c’è soprattutto quella della Tariffa Puntuale.

Il principio è semplice: collegare una parte della tariffa alla quantità di rifiuto effettivamente prodotto e conferito, in particolare all’indifferenziato.

Non significa semplicemente “pagare ogni sacchetto”, ma introdurre un sistema nel quale i comportamenti individuali abbiano un peso maggiore nella determinazione della tariffa.

Chi produce meno rifiuto indifferenziato e differenzia correttamente dovrebbe poter beneficiare di una riduzione. Chi, invece, produce quantità maggiori dovrebbe contribuire maggiormente ai costi che genera.

È una questione di equità, ma anche un possibile incentivo a migliorare la raccolta.

Se una famiglia sa che ridurre l’indifferenziato può avere un effetto concreto sulla propria tariffa, sarà più incentivata a separare correttamente i materiali e a ridurre la produzione di rifiuti. Moltiplicato per migliaia di utenze, questo comportamento può produrre effetti significativi sull’intero sistema.

Naturalmente la Tariffa Puntuale non può essere improvvisata. Servono strumenti di misurazione affidabili, sistemi di identificazione delle utenze, controlli, informazione e correttivi per evitare penalizzazioni ingiuste, ad esempio nei confronti dei nuclei familiari numerosi o di situazioni particolari.

Ma proprio perché si tratta di una riforma complessa, sarebbe utile iniziare a discuterne seriamente.

Cava non parte da zero. La raccolta differenziata è ormai consolidata e il servizio dispone di strutture e strumenti che negli anni sono stati messi in campo. La conformazione della città, con il centro, le frazioni, le zone collinari e le attività commerciali, richiede però un’organizzazione sempre più precisa.

Anche la tecnologia può aiutare: monitorare i conferimenti, individuare le criticità, ottimizzare i percorsi dei mezzi e intervenire più rapidamente dove necessario.

Non per sostituire le persone, ma per metterle nelle condizioni di lavorare meglio.

Una responsabilità condivisa

Una politica moderna dei rifiuti, però, richiede responsabilità da entrambe le parti.

I cittadini devono rispettare le regole e comprendere che una città pulita non può essere ottenuta soltanto aumentando operatori e passaggi di raccolta.

Comune e Metellia, dall’altra parte, devono continuare a interrogarsi sull’organizzazione del servizio, sulla qualità della raccolta e sulla possibilità di ridurre progressivamente i costi.

Per questo sarebbe importante cominciare a parlare non soltanto della TARI di oggi, ma di quella che vogliamo avere domani.

Quanto indifferenziato produciamo? Quanto costa raccoglierlo e smaltirlo? Dove possiamo migliorare? Quanto potremmo risparmiare riducendo i conferimenti? Quale parte della tariffa potrebbe diventare realmente variabile?

Sono domande alle quali servono dati, obiettivi e trasparenza.

La Tariffa Puntuale, da sola, non risolverà il problema dei rifiuti a Cava. Ma può rappresentare un cambio di paradigma: passare da una tariffa percepita soprattutto come un costo a un sistema nel quale il comportamento virtuoso può essere riconosciuto anche economicamente.

Una città più pulita non deve necessariamente essere una città più costosa. E una TARI più sostenibile non dovrebbe essere ottenuta sacrificando la qualità del servizio.

Le due cose possono camminare insieme.

Ma per riuscirci bisogna cambiare prospettiva: smettere di considerare i rifiuti soltanto come qualcosa da raccogliere e smaltire e iniziare a considerarli come una questione di organizzazione della città, ambiente, economia e responsabilità collettiva.

Forse è arrivato il momento di aprire proprio questa discussione a Cava.

Non l’ennesima polemica sulla bolletta, ma un confronto serio su come vogliamo raccogliere i nostri rifiuti, quanto vogliamo spendere e quale rapporto vogliamo costruire tra comportamenti, qualità del servizio e costo della tariffa.

Perché cambiare passo significa anche questo: cominciare oggi a progettare la TARI di domani.

Cavese, dopo la maturità scientifica prosegue gli studi in Economia e Commercio, ma è il mondo del volontariato a segnare in modo decisivo il suo percorso umano. Fin dal 1980 si impegna nell’associazionismo ambientalista, muovendo i primi passi nel M.A.P.A.N. (Movimento Anticaccia Protezione Animali Natura), con cui promuove campagne di sensibilizzazione contro la strage dei cuccioli di foca destinati all’industria delle pellicce. Il suo impegno civile si amplia con iniziative di respiro internazionale, tra cui la raccolta firme a sostegno della candidatura di Nelson Mandela al Premio Nobel per la Pace. Per quasi un decennio dedica tempo ed energie alla tutela dei cani abbandonati, collaborando con un ricovero situato tra Vietri sul Mare e Molina, occupandosi dell’assistenza agli animali e della sensibilizzazione sul tema del randagismo. Parallelamente porta avanti un percorso politico locale, diventando consigliere della Prima Circoscrizione di Cava de’ Tirreni nella Lista Verde Alternativa, con un’attenzione particolare alla tutela ambientale e alla partecipazione civica. La sua vocazione per uno stile di vita sostenibile si traduce anche in un progetto imprenditoriale: è cofondatore de L’Orto Biologico, negozio specializzato in alimenti biologici che da quasi quarant’anni promuove un’alimentazione sana, il consumo consapevole e il rispetto dell’ambiente.

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