LIBRI & LIBRI Viola Ardone / Oliva Denaro, nome e cognome: esiste il femminile singolare?

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Intervista a Viola Ardone

Si è svolta l’altro ieri sera, presso la il Comune di Cava de’ Tirreni, la presentazione dell’ultimo romanzo di Viola Ardone, Oliva Denaro, edito da Einaudi nel mese di ottobre 2021, presentazione voluta fortemente dal Club dei Lettori di Cava.

Dopo il successo de Il treno dei bambini, in corso di traduzione in ben 34 paesi e del quale sono stati acquistati i diritti televisivi, la scrittrice ritorna con un romanzo che ci racconta la Storia della società italiana del Secondo dopoguerra .

Oliva Denaro è una giovane siciliana, che, promessa sposa dai genitori ad un ragazzo che neanche conosce con lo scopo di sottrarla alle “maleforbici” e alla “vergogna”, viene sequestrata e abusata da un giovane del paese, forte di una legge assurda (per noi) ma valida all’epoca che legittimava il c.d. matrimonio riparatore, legalizzando di fatto lo stupro.

Ho incontrato la scrittrice prima della presentazione per saperne di più, sui personaggi del libro e non solo.

Buonasera Viola, partiamo da una delle riflessioni centrali nel libro: la protagonista del suo romanzo afferma in una delle scene iniziali: “La donna singolare non esiste. Se è in casa, sta con i figli, se esce va in chiesa o al mercato o ai funerali, e anche lì si trova assieme alle altre. E se non ci sono femmine che la guardano, ci deve stare un maschio che la accompagna.” Chi è Oliva Denaro? Esiste in quanto femminile singolare?

Oliva è una ragazza come tante, vuole essere come le altre, anzi il suo desiderio non è quello di fare la ribelle, la politica, la diversa ma proprio quello di uniformarsi alle altre. Al tempo stesso tuttavia è anche una, singolare, non a caso ha un nome e cognome e vuole essere riconosciuta in quanto tale, soprattutto vuole essere libera di scegliere.

La maestra risponde ad Oliva “che dipende da noi, il femminile singolare, anche da te.” Oggi a che punto siamo?

Per come la vedo io, oggi dopo gli sforzi e le battaglie di tante donne che hanno saputo dire di no, siamo ai nastri di partenza, possiamo iniziare a ragionare. Fino a questo momento, non avevamo armi, non eravamo prese in considerazione, eravamo troppo fragili e deboli come singole. Le donne che rimanevano singole erano etichettate come strane, isteriche, pazze, streghe.In questo senso le associazioni di donne sono state una grande forza  e hanno reso possibile raggiungere dei traguardi e noi donne capaci di confrontarci ed essere unite. Il precipitato di questa situazione è tuttavia che oggi le donne vengono ancora molto spesso percepite solo se sono tutte insieme e non nella loro singolarità. Per fare un esempio, un argomento che mi tocca ogni volta che la sento riguarda l’ elezione del Presidente della Repubblica. Si stanno facendo molti nomi e cognomi e sono tutti maschili, alla fine si aggiunge “oppure potrebbe essere  “una donna”.  Una? Chi? Una qualunque? La donna è percepita ancora come una eccezione per cui il suo ruolo è ancora simbolico, non sarebbe scelta per ciò che ha da portare ma per quello che il gruppo donne può portare.

Siamo ai nastri di partenza per quanto riguarda la questione femminile, pur se di strada ne è stata fatta, quali sono invece le altre battaglie oggi da portare avanti secondo lei e chi può farsi promotore del cambiamento posto che il partito comunista non esiste più come era nel dopoguerra?

Al momento sono due i temi che trovo molto interessanti: quello sul fine vita e quello sui diritti delle persone con identità sessuale non binaria. Su entrambi i temi c’è molto da fare. Per quanto riguarda chi può farsi portatore di queste istanze, io non vedo nei partiti politici attuali questa forza propulsiva, penso che la spinta possa venire maggiormente dalla società civile e delle associazioni.

Cosa invece ne pensa della questione della schwa, come desinenza neutra per definire gruppi di individui.

A me la questione della schwa non interessa particolarmente. Da buona  filologa ritengo che la lingua italiana sia una lingua flessiva e quindi accetto il plurale maschile inclusivo come dare del lei ad un uomo. Sono convenzioni grammaticali. Nel momento in cui, la parità di fatto sarà raggiunta, il problema sarà superato e neanche notato. L’importante sarà che nei fatti le donne avranno le stesse prerogative, le stesse opportunità degli altri. Dal punto di vista della provocazione intellettuale, si tratta però di un discorso molto interessante perché stimola il discorso. Ciò che mi appassiona di più però è altro, è ciò che succede in concreto nella società.

Torniamo al libro e ad una figura di spicco, accanto alla protagonista, quella del padre. Che uomo è e che rapporto c’è tra lui e sua figlia?

Il padre di Oliva Denaro, Salvo, è una figura bellissima.Si tratta un grandissimo amore, c’è proprio una corrispondenza di amorosi sensi perché sono simili,padre e figlia. Per questo padre, l’idea della figlia violata è ovviamente un dolore enorme ma, anziché ricorrere alla legge del taglione, quella da più parti consigliata, questo padre sceglie di perseguire un’altra strada, quella della giustizia riconosciuta dalla legge, una strada su cui peraltro gli restano tantissimi dubbi. La sua grande virtù è quella del contadino che osserva la pianta. Come unico sistema pedagogico, Salvo, che non è un uomo acculturato, ha proprio questo: la cura della pianta come delle persone. È un uomo capace di accudire e confortare una donna semplicemente standole accanto, non un passo  avanti, non un passo indietro, non volendole indicare una strada, non volendole indicare il proprio divenire. Non è un uomo passivo ma al tempo stesso non si sovrappone ai desideri e alle volontà, anzi, aiuta la figlia a capire cosa vuole. Questo è uno dei gesti d’amore più belli che possano esistere.Al tempo stesso Oliva, legata al padre da questo fortissimo sentimento, dovrà in qualche modo emanciparsi anche da lui per affermare la sua singolarità e scegliere in autonomia.

Altro personaggio chiave: la madre di Oliva.  Chi è Amalia?

Anche la madre di Oliva è una madre che ama moltissimo la figlia, come il padre, ma la modalità è diametralmente opposta a quella paterna. Il suo amore è espresso attraverso regole con cui vorrebbe tutelarla. Ad un certo punto tuttavia il meccanismo si spezza. Malgrado le regole, Oliva viene violata e le tutele si rivelano dunque inefficaci. A quel punto, nella madre di verifica una rivoluzione: malgrado la sua formazione, la sua educazione, le sue credenze, la madre di Oliva cambia e non sta più alle convenzioni, si ribella. Sembra una piccola rivoluzione ma in realtà è un grande cambiamento.

Piccolo spoiler: passano gli anni e Oliva torna alla pasticceria del suo violentatore e lì lo vede per quello che è e capisce che “non può farmi male, perché io non sono più la sua vittima (…) è solo un uomo, uno che non ha nemmeno capito fino in fondo la sua colpa”.

Oliva si sfila dalla possibilità che lui possa continuare a causarle sofferenza. Vede il suo aggressore per quello che è: una nullità. D’altra parte, quell’uomo, dal punto di vista della legge, non aveva fatto nulla di sbagliato. C’è anche questo aspetto, è un uomo che fino alla fine fa fatica a capire dove ha sbagliato. Così Oliva comprende che non esistono persone e categorie fragili ma solo persone che non sono adeguatamente tutelate da una legge.

Ultima domanda: ha progetti futuri?

Progetti futuri: per ora mi godo questo momento e questa storia che sto portando in giro. Mi piacerebbe fare un altro passo in avanti nella Storia e trovare un modo di ragionare sugli anni più recenti ed arrivare fino ai giorni nostri per chiudere un cerchio.

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