scritto da Francesco Angrisani - 11 Settembre 2026 09:51

Biologico, cresce la spesa delle famiglie: Sud e Sicilia trainano il mercato italiano

Nel 2025 gli acquisti di prodotti biologici raggiungono 4,44 miliardi di euro, con un aumento del 9,2%. Sud e Sicilia registrano la crescita più forte del Paese: +13,7%. Il mercato si rafforza mentre cambiano i canali di vendita e il ruolo della distribuzione organizzata

Il biologico torna a correre nel carrello della spesa degli italiani. Nel 2025 gli acquisti alimentari di prodotti biologici delle famiglie per il consumo domestico hanno raggiunto un valore di 4,44 miliardi di euro, segnando una crescita del 9,2% rispetto al 2024. Un risultato che rappresenta il migliore dell’ultimo quinquennio, ad eccezione dell’anno della pandemia.

A crescere non è soltanto il valore della spesa. Anche i volumi acquistati fanno registrare un incremento del 7,2%, confermando una domanda più solida e una maggiore propensione delle famiglie a inserire prodotti biologici nella spesa quotidiana.

Il dato più significativo arriva dal Mezzogiorno. Secondo il rapporto ISMEA sugli acquisti alimentari biologici nel 2025, l’area Sud Italia e Sicilia registra il maggiore incremento territoriale del Paese, raggiungendo 1,3 miliardi di euro di fatturato, con una crescita del 13,7% rispetto al 2024. Una performance che consolida il percorso positivo avviato nel biennio precedente e che porta il Mezzogiorno a distinguersi per dinamismo in un mercato in espansione.

Il biologico guadagna spazio nel carrello

Nel complesso, il biologico continua a conquistare spazio nella spesa alimentare delle famiglie italiane. Nel 2025 la sua incidenza sul totale della spesa agroalimentare è salita al 4%, con un aumento di 0,4 punti percentuali rispetto all’anno precedente.

Il ritmo di crescita del bio risulta inoltre superiore a quello dell’intero paniere agroalimentare, aumentato del 3,7%. La distanza tra i due andamenti indica quindi non soltanto una ripresa del valore della spesa, ma un rafforzamento del peso del biologico all’interno delle abitudini di consumo.

A trainare gli acquisti sono soprattutto latte e derivati, che segnano un incremento del 17,7%, seguiti dalle uova fresche (+14,9%), dagli altri prodotti alimentari (+10%) e dalla frutta (+9,3%). Positivo anche l’andamento degli ortaggi, con una crescita del 6,9% in valore.

L’ortofrutta si conferma la componente principale del carrello biologico e rappresenta il 42,7% della spesa complessiva. Frutta e ortaggi continuano dunque a occupare un ruolo centrale nelle scelte dei consumatori, mentre cresce anche il peso dei prodotti lattiero-caseari.

Non tutte le categorie, tuttavia, seguono la stessa traiettoria. Nel 2025 diminuisce la spesa per salumi (-15,6%), carni (-10,9%) e oli e grassi vegetali (-11,6%). Per carni e salumi la contrazione risulta ancora più evidente nei volumi acquistati.

Un mercato che cambia struttura

La crescita dei consumi va letta anche alla luce della trasformazione dei canali attraverso i quali il biologico arriva ai consumatori.

I dati di Bio Bank, la banca dati del biologico italiano, mostrano infatti un mercato che negli ultimi anni ha progressivamente superato la dimensione di nicchia. Nel 2024 il mercato biologico italiano nel suo complesso ha raggiunto circa 10,4 miliardi di euro, considerando retail, ristorazione ed export. Il retail vale circa 5,2 miliardi, mentre ristorazione ed export rappresentano rispettivamente circa 1,3 e 3,9 miliardi di euro.

All’interno del retail, la grande distribuzione organizzata ha assunto un ruolo sempre più centrale. Secondo Bio Bank, nel 2024 la Gdo ha rappresentato circa il 64% del retail biologico, contro il 48% di dieci anni prima. Nello stesso periodo il peso dei negozi specializzati è sceso dal 31% al 20%.

Il supermercato si conferma quindi il principale luogo nel quale il consumatore incontra il biologico. Un cambiamento che aiuta a spiegare anche la capacità del comparto di raggiungere un pubblico più ampio: il bio è sempre meno confinato ai canali specializzati e sempre più integrato nella spesa alimentare ordinaria.

Supermercati in testa, ma il dettaglio tradizionale torna a crescere

Anche i dati sugli acquisti domestici confermano la centralità dei supermercati, che nel 2025 rappresentano il 37% delle vendite di prodotti biologici.

Allo stesso tempo, emerge un segnale interessante dal dettaglio tradizionale, che interrompe una lunga fase di contrazione e registra nel 2025 una crescita del fatturato del 13,4%.

È un’evoluzione che racconta un mercato più articolato. Da una parte la distribuzione organizzata aumenta la propria capacità di rendere il biologico accessibile e presente nella spesa quotidiana; dall’altra i canali specializzati e il dettaglio tradizionale possono puntare maggiormente su assortimento, competenza, prossimità e relazione con il consumatore.

Bio Bank fotografa infatti una riduzione del numero dei negozi specializzati, ma contemporaneamente una crescita del loro fatturato: nel 2024 i negozi bio censiti sono stati 989, il 3,2% in meno rispetto all’anno precedente, mentre le vendite del canale sono aumentate del 9%.

Il dato suggerisce una progressiva riorganizzazione dell’offerta: meno punti vendita, ma realtà mediamente più strutturate e capaci di generare maggiore valore.

Il Mezzogiorno, una domanda in crescita

È in questo scenario che il risultato di Sud e Sicilia assume un significato particolare.

Il +13,7% registrato nel 2025 è nettamente superiore alla crescita nazionale del +9,2% e indica un’accelerazione della domanda proprio nell’area che ha mostrato negli ultimi anni un crescente interesse per il biologico.

La fotografia di Bio Bank aggiunge però un elemento di riflessione. Il sistema delle attività bio italiane rimane infatti fortemente articolato sul territorio e presenta una maggiore concentrazione di imprese e attività nel Centro-Nord. Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto sono tra le regioni con il maggior numero assoluto di attività bio, mentre per densità emergono anche Trentino-Alto Adige, Marche ed Emilia-Romagna.

Il dato meridionale può quindi essere letto come una opportunità ancora in parte da sviluppare: la crescita dei consumi potrebbe favorire un ulteriore rafforzamento dell’offerta, delle filiere e delle imprese locali.

Bio Bank censisce complessivamente migliaia di realtà legate al comparto: aziende alimentari biologiche, negozi specializzati, attività di vendita diretta, e-commerce, ristoranti e agriturismi. Un ecosistema che evidenzia come il biologico non sia soltanto una categoria merceologica, ma una filiera articolata che coinvolge produzione, trasformazione, distribuzione, ristorazione e turismo rurale.

Dalla crescita dei consumi alla valorizzazione delle filiere

Il punto centrale, soprattutto per il Mezzogiorno, è dunque capire quanto della maggiore domanda riesca a trasformarsi in valore per i territori.

La crescita del consumo rappresenta infatti una condizione favorevole, ma non garantisce automaticamente che il valore generato rimanga nelle aree di produzione. La sfida è rafforzare la capacità delle imprese meridionali di presidiare l’intera filiera: dalla produzione agricola alla trasformazione, fino alla commercializzazione e alla valorizzazione del prodotto.

In questa prospettiva, il +13,7% di Sud e Sicilia non è soltanto un dato statistico. Può diventare un indicatore della crescente maturità del mercato e, allo stesso tempo, un’opportunità per consolidare produzioni locali, filiere certificate e sistemi distributivi capaci di intercettare una domanda sempre più orientata verso qualità, tracciabilità e sostenibilità.

Il quadro complessivo restituisce quindi un mercato biologico in fase di rafforzamento ma anche di profonda trasformazione. Crescono la spesa e i volumi, aumenta il peso del bio nel carrello e la grande distribuzione consolida la propria posizione. Parallelamente, i canali specializzati si riorganizzano e il dettaglio tradizionale mostra segnali di ripresa.

La fotografia più interessante arriva però dal Mezzogiorno: Sud e Sicilia crescono più rapidamente del resto del Paese, aprendo una prospettiva che va oltre i consumi. La vera sfida sarà trasformare la crescita della domanda in maggiore valore per produttori, imprese e territori, rafforzando le filiere biologiche locali.

Fonte: elaborazione su dati Osservatorio ISMEA-NielsenIQ, Acquisti alimentari di prodotti biologici delle famiglie per consumo domestico – Consuntivo 2025, e dati Bio Bank – La banca dati del bio.

Cavese, dopo la maturità scientifica prosegue gli studi in Economia e Commercio, ma è il mondo del volontariato a segnare in modo decisivo il suo percorso umano. Fin dal 1980 si impegna nell’associazionismo ambientalista, muovendo i primi passi nel M.A.P.A.N. (Movimento Anticaccia Protezione Animali Natura), con cui promuove campagne di sensibilizzazione contro la strage dei cuccioli di foca destinati all’industria delle pellicce. Il suo impegno civile si amplia con iniziative di respiro internazionale, tra cui la raccolta firme a sostegno della candidatura di Nelson Mandela al Premio Nobel per la Pace. Per quasi un decennio dedica tempo ed energie alla tutela dei cani abbandonati, collaborando con un ricovero situato tra Vietri sul Mare e Molina, occupandosi dell’assistenza agli animali e della sensibilizzazione sul tema del randagismo. Parallelamente porta avanti un percorso politico locale, diventando consigliere della Prima Circoscrizione di Cava de’ Tirreni nella Lista Verde Alternativa, con un’attenzione particolare alla tutela ambientale e alla partecipazione civica. La sua vocazione per uno stile di vita sostenibile si traduce anche in un progetto imprenditoriale: è cofondatore de L’Orto Biologico, negozio specializzato in alimenti biologici che da quasi quarant’anni promuove un’alimentazione sana, il consumo consapevole e il rispetto dell’ambiente.

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