scritto da Redazione Ulisseonline - 11 Settembre 2026 11:02

25 anni dopo: l’alba che cambiò l’America

Nel venticinquesimo anniversario dell’11 settembre, gli Stati Uniti ricordano la tragedia che ha ridisegnato la loro storia e l’ordine mondiale. Una ferita che continua a influenzare sicurezza, politica e geopolitica globale

Tribute in light, 9 11 memorial, Nyc image. Free for use

Oggi ricorre il venticinquesimo anniversario dell’11 settembre 2001, la mattina in cui l’America scoprì di essere vulnerabile. In poco più di un’ora quattro aerei di linea, dirottati da terroristi di al‑Qaida – organizzazione responsabile di gravissime violenze e attentati – colpirono le Torri gemelle, il Pentagono e una radura della Pennsylvania. Le immagini del World Trade Center in fiamme, dei soccorritori immersi nella polvere e del cielo di Manhattan trasformato in un’unica nube grigia segnarono un trauma immediato, destinato a deviare la storia degli Stati Uniti e del mondo.

La risposta fu rapida e totalizzante.

L’amministrazione Bush inaugurò la “guerra al terrore”, invadendo l’Afghanistan e poi l’Iraq, con accuse rivelatesi infondate. Quelle scelte, maturate in un clima di paura e consenso, destabilizzarono il Medio Oriente, provocarono centinaia di migliaia di morti civili e aprirono la strada a nuove minacce come lo Stato Islamico. Intanto, negli Stati Uniti, la sicurezza diventò un nuovo paradigma: nacquero il Dipartimento per la Sicurezza interna e l’agenzia ICE, il Patriot Act ridusse libertà civili, Guantánamo divenne il simbolo di una stagione di detenzioni senza processo. Anche l’intelligence cambiò pelle, abbattendo barriere e inaugurando un’epoca di sorveglianza capillare destinata a influenzare l’Occidente per decenni.

Il clima di sospetto colpì le comunità musulmane in tutto il mondo, mentre la Cina sfruttò il nuovo contesto per intensificare la repressione contro la minoranza uigura nello Xinjiang. Parallelamente, l’11 settembre generò la prima grande teoria del complotto dell’era digitale: milioni di persone credettero che l’attacco fosse un inside job, ovvero una macchinazione del governo americano, inaugurando una stagione di disinformazione che avrebbe segnato la politica globale.

Sul piano geopolitico, gli attentati segnarono la fine del decennio più prospero e pacifico della storia occidentale. Prima del 2001 gli Stati Uniti sembravano destinati a guidare un mondo unipolare; dopo, la guerra in Iraq, le torture di Abu Ghraib, i centri di detenzione segreti della CIA e il fallimento del progetto di esportare la democrazia con le armi minarono la credibilità globale di Washington. Mentre l’America si logorava in Medio Oriente, la Cina cresceva a ritmi vertiginosi, entrava nel WTO e consolidava la propria influenza.

Venticinque anni dopo, il mondo bipolare conteso tra Stati Uniti e Cina è anche il risultato di quelle scelte.

Oggi, mentre l’Empire State Building illumina di blu la sua guglia per ricordare le vittime, è evidente che l’11 settembre non fu soltanto un attacco terroristico: fu l’inizio di un mutamento profondo, il punto in cui il primato globale degli Stati Uniti cominciò a incrinarsi e il XXI secolo prese una direzione diversa da quella immaginata. Una ferita che continua a pulsare, ricordando quanto fragile possa essere la sicurezza e quanto rapidamente possa cambiare il destino di una nazione.

Rivista on line di politica, lavoro, impresa e società fondata e diretta da Pasquale Petrillo - Proprietà editoriale: Comunicazione & Territorio di Cava de' Tirreni, presieduta da Silvia Lamberti.

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