L’ARCHRITICO Capace… di tutto

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il presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca (foto tratta dal sito della Regione Campania)

Con la flemma e l’autorità intellettuale che contraddistingue i grandi statisti, il governatore ha tenuto la sua solita, pacata, conferenza, per spiegare ai suoi devoti i prossimi provvedimenti per il contrasto della pandemia.

Pescando a piene mani dal suo sconfinato bagaglio culturale che gli consente di gestire, tra le altre cose, anche una materia delicata come la sanità, il governatore, con la proverbiale razionalità, ha annunciato che, a malincuore, i suoi elettori dovranno sostenere un periodo di chiusura forzata.

Trenta, anzi no, quaranta giorni. Per prudenza, abbondiamo.

Con la pazienza che gli è consueta, quella del bravo padre di famiglia, il governatore ha chiesto un ulteriore sforzo. Esercitando la nobile arte della moderazione, con la gradualità e la riflessività che lo spinge a prendere decisioni ponderate, consultandosi sempre e preventivamente con chi storicamente ottiene la sua fiducia incondizionata: se stesso.

Sacrifici del tutto accettabili, legittimati dagli sforzi che, d’altronde, anche il governatore sostiene rifiutando cariche e stipendi per sé e per i suoi familiari e incoraggiando il ricambio generazionale, abiurando la meschina pratica della clientela.

Il governatore, con la chiarezza di sempre, ha dunque snocciolato dati, previsioni su basi statistiche che è giusto che diffonda lui, piuttosto che concedere ai medici la facoltà di parola, della quale farebbero certamente uso incauto.

Vibrante il dibattito in studio, il fuoco di fila delle domande, alle quali il governatore ha risposto con serenità. Rivelando quell’antica disponibilità così attentamente appresa nel suo tirocinio politico al Cremlino, e durante il master in Corea del Nord.

Teneri i rimproveri nei confronti dei suoi proseliti, colpevoli in sole tre settimane di aver mandato il tilt il raffinato sistema di tracciamento virologico che poneva la sua regione al primo posto in Europa, forse nel mondo, per organizzazione e per la tutela dei malati.

Comportamenti dissennati che hanno costretto il governatore, notoriamente capace in tutto e di tutto, ad aprire le porte dei meravigliosi e confortevoli “Covid residence”, realizzati in tempo di record e già meta di pellegrini. Pronti a essere riutilizzati, ad emergenza terminata, come alberghi a cinque stelle.

E a chiudere, prima di ogni cosa, le scuole. Delle quali, sinceramente, non si intravede nessuna utilità, bastando come insegnamento il suo.

Con conseguente, velata, tiratina d’orecchi ai sudditi, rabboniti dalla sua generosità, che circa un mese fa, due giorni prima delle elezioni regionali, venivano accolti alle urne confortati dalle sue previsioni, per cui “la situazione era assolutamente sotto controllo”.

Con il piglio del leader, del quale tutti riconoscono le capacità e l’autorevolezza morale guadagnata in anni di squisite disquisizioni sui massimi principi morali del mondo, trasformate, sovente, in eccellenti opere pubbliche ed infrastrutture che i giapponesi invidiano e copiano, il governatore ha pure denunciato l’indisciplina popolare che ha causato il malfunzionamento degli impeccabili sistemi di trasporto, così accuratamente approntati in questi mesi da lui stesso e da quei suoi geniali scudieri che, in piena pandemia, si preoccupano anche di finanziare essenziali gallerie per decine di milioni di euro che consentirebbero di accelerare il traffico e raggiungere gli ambulatori con ragguardevole anticipo.

Per modestia, ma solo per modestia, nessun accenno alle meraviglie degli ospedali campani, attrezzati con cura durante l’estate, nonostante l’insolenza di certi magistrati che hanno osato chiedere addirittura spiegazioni sulle limpide procedure d’appalto accelerate dai suoi servi muti.

Infine un accenno alla ragionevole gestione dell’ordine pubblico, sempre improntato alla tolleranza e alla comprensione del disagio del quale si occuperà l’esercito che egli stesso indottrinerà con rudimenti di psicologia appresi con la lettura di prestigiosi saggi sul terrorismo mediatico e sul ventennio.

Moderata delusione tra gli adepti che attendevano lumi sulle celebrazioni dei festeggiamenti locali o per punire l’abietta attività dei runner, sulle decisioni della giustizia sportiva circa una sconfitta a tavolino e sulle modalità di conferimento dei rifiuti urbani.

Mentre monta già l’attesa per i futuri, indispensabili, suggerimenti per preparare in casa i dolci natalizi.

Rigorosamente tipici.

Christian De Iuliis  – christiandeiuliis.it – @chrideiuliis

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Nasce, vive, vegeta in costa d’Amalfi. Manifesta l’intenzione di voler fare l’architetto, nel 1984, in un tema di quarta elementare, raggiunge l’obiettivo nel 2001. Nel 2008 si auto-elegge Assessore al Nulla. Nel 2009 fonda il movimento artistico-culturale de “Lo Spiaggismo”. Avanguardia del XXI^ secolo che vanta già diversi tentativi di imitazione. All’attivo ha quattro mezze maratone corse e due libri pubblicati: “L’Architemario – volevo fare l’astronauta” (Overview editore – 2014) e “Vamos a la playa – Fenomenologia del Righeira moderno” (Homo Scrivens – 2016). Ha ricevuto premi in diversi concorsi letterari. Si definisce architetto-scrittore o scrittore-architetto. Dipende da dove si trova e da chi glielo chiede.

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