Liti fiscali in calo, ma lo Stato perde una causa su tre
Nel 2025 i ricorsi tributari diminuiscono grazie a conciliazioni e tregua fiscale, ma il contenzioso resta elevato e complesso. Un contribuente su tre ottiene ragione: un segnale critico per la qualità del sistema fiscale
Nel 2025 il contenzioso tributario registra una frenata significativa: i ricorsi di primo grado scendono del 14,6%, passando da 182.112 a 155.500. È il primo calo dopo anni di crescita e riflette l’effetto degli strumenti deflattivi introdotti dal governo — conciliazioni agevolate, tregua fiscale e definizione delle controversie pendenti — che hanno spinto molti contribuenti a chiudere le liti senza arrivare in aula. Le conciliazioni superano quota 6.000, il 49% in più rispetto al 2024.
Le tre Agenzie fiscali assorbono due terzi dei ricorsi, con l’Agenzia delle Entrate-Riscossione che resta il soggetto più litigato (52.563 atti), seppur in calo grazie alla Rottamazione-quater. Gli enti locali pesano per il 23% del totale. Nonostante la flessione, lo stock complessivo resta elevato: oltre 238.000 procedimenti tra primo e secondo grado.
Il secondo grado, invece, cresce del 9,8%: un effetto dello sfasamento temporale tra i giudizi, con le sentenze del 2024 che alimentano oggi gli appelli. Nel complesso, le Corti hanno emesso sentenze per oltre 24 miliardi di euro, con l’Agenzia delle Entrate esposta per circa il 70% del valore totale.
Il dato più critico riguarda gli esiti: lo Stato perde una causa su tre. In primo grado le sentenze favorevoli all’Amministrazione sono il 47,9%, mentre la soccombenza piena arriva al 29%. Percentuali simili in appello. Ciò implica possibili restituzioni di somme già riscosse e accantonamenti nei fondi rischi, con impatti diretti sul bilancio pubblico.
Sul piano territoriale, Campania, Sicilia e Lazio concentrano metà dei ricorsi, confermando una storica anomalia geografica. In Cassazione i ricorsi calano leggermente, ma i tempi restano lunghi: 52 mesi per una sentenza, dodici in più rispetto alla media civile.
Secondo Unimpresa, il 2025 dimostra che gli strumenti deflattivi funzionano, ma serve stabilizzarli per evitare che il sistema torni a gonfiarsi quando le misure straordinarie si esauriranno. Un rapporto più collaborativo tra fisco e contribuente — fondato su regole certe e tempi rapidi — è la condizione essenziale per ridurre davvero il contenzioso e migliorare la qualità della giustizia tributaria.







