scritto da Redazione Ulisseonline - 04 Luglio 2026 10:24

Imprese italiane, tasse doppie rispetto alle Big Tech

La denuncia è sollevata dalla CGIA: i colossi del web continuano a macinare profitti miliardari, “scaricando” sulle nostre piccole e medie imprese il peso fiscale che loro eludono in agilità

È inaccettabile.

E’ un comportamento che dovrebbe indignare, soprattutto coloro, quando parlano di tasse, reclamano equità, rigore e giustizia fiscale. E’ un fenomeno che continua a consumarsi ogni anno, silenziosamente.

La denuncia è sollevata dalla CGIA: i colossi del web continuano a macinare profitti miliardari, “scaricando” sulle nostre piccole e medie imprese il peso fiscale che loro eludono in agilità. Molti di questi giganti continuano a spostare i propri profitti verso i Paesi a fiscalità di vantaggio, lasciando a bocca asciutta tanti paesi, come l’Italia, con una disinvoltura inaudita. E i numeri, quelli che nessuno dovrebbe ignorare, sono spietati. Mentre le imprese italiane — quelle che ogni mattina alzano le serrande, che assumono, che investono e che resistono – registrano un tax rate  del 31,9 per cento, le prime 25 multinazionali del web presenti nel mondo, secondo i dati dell’Area Studi di Mediobanca, presentano un’aliquota fiscale media pari al 14,8 per cento: praticamente meno della metà.

Certo, qualcuno si affretterà a segnalare i limiti metodologici di questa comparazione e la mancanza di rigore scientifico. Giusto. Ma nessun aspetto tecnico può oscurare la sostanza di quello che emerge: anni di elusione sistematica hanno scavato un fossato enorme tra chi le tasse le paga e chi le aggira grazie a un sistema internazionale che non ha ancora trovato né la volontà né il coraggio di fermare queste operazioni discutibilissime.

Come funziona l’elusione fiscale

Spesso quando una multinazionale lavora in diversi Paesi incrementa “fittiziamente” i costi delle controllate in quelle nazioni dove il carico fiscale è elevato (come l’Italia o la Francia). Così facendo, abbassa gli utili, spostando la gran parte dei profitti nelle filiali ubicate nelle realtà (come i Paesi Bassi, l’Irlanda, il Lussemburgo, etc.) che presentano livelli di tassazione molto vantaggiosi. Grazie a questa operazione elusiva, la quasi totalità delle big companies dichiara una quota importante del loro utile totale nei Paesi dove si pagano pochissime tasse.

Il confronto

Nel 2024, ultimo dato disponibile, le prime 25 websoft presenti nel mondo hanno realizzato un utile ante imposte pari a 503 miliardi di euro, versando, complessivamente, 74,3 miliardi di euro di tasse. Pertanto, il tax rate è stato del 14,8 per cento. Le imprese italiane, invece, nel 2023 hanno realizzato un utile di 322 miliardi che ha determinato un versamento al nostro erario di 102,6 miliardi di euro di imposte, facendo così salire il tax rate al 32 per cento. Un’aliquota fiscale più che doppia di quella toccata dai giganti mondiali del web. (fonte CGIA)

clicca qui per leggere la news integrale della CGIA

Rivista on line di politica, lavoro, impresa e società fondata e diretta da Pasquale Petrillo - Proprietà editoriale: Comunicazione & Territorio di Cava de' Tirreni, presieduta da Silvia Lamberti.

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