scritto da Redazione Ulisseonline - 07 Luglio 2026 10:32

La parola che ci rende umani e cittadini: da Vecchioni a Carofiglio, fino a Don Milani

In un tempo che consuma le parole, tre voci diverse ricordano che il linguaggio è memoria, responsabilità e giustizia. Perché la qualità delle parole determina la qualità della nostra vita civile

Viviamo in un tempo in cui le parole sembrano consumarsi in fretta. I messaggi si accorciano, il dibattito pubblico si riduce spesso a slogan, e molte espressioni perdono progressivamente il loro significato originario. Eppure, proprio in questo contesto, tre voci diverse della cultura italiana – Roberto Vecchioni, Gianrico Carofiglio e Don Lorenzo Milani – ci invitano a un gesto semplice ma decisivo: restituire valore al linguaggio.

Pur provenendo da esperienze differenti, il cantautore e docente Roberto Vecchioni, lo scrittore ed ex magistrato Gianrico Carofiglio e il sacerdote e maestro di Barbiana Don Lorenzo Milani condividono una stessa convinzione: la qualità delle parole determina la qualità del pensiero e, in ultima analisi, della vita civile.

Per Vecchioni la parola è prima di tutto memoria, poesia, emozione. Nel linguaggio si conserva ciò che siamo stati e ciò che continuiamo a essere. Le parole non sono semplici strumenti di comunicazione, ma luoghi in cui si depositano esperienze, sentimenti, identità. Quando il vocabolario si impoverisce, si restringe anche la capacità di comprendere la complessità del mondo e di dare nome alle sfumature dell’esperienza umana. La letteratura e la poesia diventano così un argine alla superficialità e alla fretta del presente.

Per Carofiglio, invece, la parola è soprattutto responsabilità civile. Nel saggio La manomissione delle parole viene mostrato con chiarezza come termini centrali della vita democratica – legalità, giustizia, libertà, responsabilità – possano essere alterati, svuotati o usati in modo strumentale. Da qui nasce l’esigenza di una continua “manutenzione” del linguaggio: precisione, chiarezza, ascolto e capacità di accettare il dubbio non come debolezza, ma come condizione del pensiero critico.

In una prospettiva complementare si colloca l’insegnamento di Don Milani. Nella sua esperienza educativa a Barbiana ha insistito con forza sul legame tra linguaggio e disuguaglianza sociale. Una delle sintesi più note del suo pensiero afferma che “un operaio conosce 100 parole, il padrone 1.000: per questo lui è il padrone”. Più che una citazione letterale verificata, si tratta di una formulazione efficace di un’idea centrale: il possesso delle parole coincide spesso con il possesso degli strumenti per comprendere, decidere e partecipare alla vita collettiva.

Le tre prospettive, pur diverse, convergono su un punto essenziale. Per Vecchioni la parola ci rende umani, per Carofiglio ci rende cittadini consapevoli, per Don Milani è anche un fattore di giustizia sociale. Il linguaggio non è mai neutrale: costruisce relazioni, distribuisce possibilità, definisce orizzonti di pensiero.

L’avversario comune è la stessa deriva, seppur con forme diverse: la banalizzazione, la riduzione del lessico, la manipolazione semantica, la perdita delle sfumature. Quando le parole si svuotano, anche la realtà che esse descrivono diventa più povera e meno comprensibile.

È una lezione che riguarda tutti: la scuola, la politica, i media, le famiglie e ciascun cittadino. Ogni parola scelta con cura contribuisce a rendere più consapevole la comunità; ogni parola approssimativa rischia invece di alimentare confusione e semplificazioni pericolose.

In un’epoca dominata dalla comunicazione istantanea, questo intreccio di voci assume un valore particolarmente attuale. Parlare con precisione significa pensare con maggiore rigore, ascoltare con più attenzione e abitare il mondo con maggiore responsabilità.

La parola, dunque, non è soltanto uno strumento della lingua. È un patrimonio culturale e civile, un esercizio di libertà e un bene comune. Perché, come ricordano – da prospettive diverse ma convergenti – Vecchioni, Carofiglio e Don Milani, il modo in cui usiamo le parole non racconta solo il mondo: contribuisce a costruirlo.

Francesco Angrisani

Rivista on line di politica, lavoro, impresa e società fondata e diretta da Pasquale Petrillo - Proprietà editoriale: Comunicazione & Territorio di Cava de' Tirreni, presieduta da Silvia Lamberti.

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