scritto da Francesco Angrisani - 19 Agosto 2026 08:00

Cava de’ Tirreni, quando il “lavoretto” insegna a non sprecare

Dalla creatività dei bambini al rispetto dell’ambiente: il riuso a scuola diventa una lezione concreta di sostenibilità. E il Comune può trasformare queste esperienze in una buona pratica da valorizzare e incentivare

Ci sono attività scolastiche che, a prima vista, possono sembrare semplici “lavoretti”. Piccole creazioni realizzate dalle bambine e dai bambini, spesso insieme alle insegnanti e agli insegnanti, utilizzando materiali di recupero: cartone, carta, contenitori, imballaggi e oggetti destinati altrimenti a diventare rifiuti.

Ma dietro quei manufatti c’è molto più di un semplice esercizio di manualità.

C’è un percorso educativo nel quale creatività, fantasia e apprendimento si intrecciano con un messaggio importante: ciò che consideriamo uno scarto può avere una seconda vita. E, ancora prima di diventare rifiuto, un oggetto può essere ripensato, riutilizzato e trasformato.

È proprio questo il valore che merita di essere riconosciuto.

In una società nella quale consumare, sostituire e acquistare continuamente è diventato quasi naturale, insegnare ai più piccoli a recuperare e reinventare significa trasmettere una cultura diversa. Una cultura fondata sulla sobrietà, sulla responsabilità, sul rispetto delle risorse e sulla tutela dell’ambiente.

E farlo attraverso un’attività concreta, divertente e partecipata rende il messaggio ancora più efficace.

Il “lavoretto”, dunque, non è soltanto il prodotto finale da portare a casa. Il vero valore sta nel percorso che conduce alla sua realizzazione. Un pezzo di cartone trasformato in un oggetto creativo può raccontare molto più di una lezione teorica: può insegnare che non tutto ciò che non ci serve più deve necessariamente essere buttato.

Per questo iniziative di questo tipo meritano attenzione anche da parte delle istituzioni.

L’Assessorato all’Ambiente del Comune di Cava de’ Tirreni potrebbe valorizzare queste esperienze, farle conoscere e trasformarle in una buona pratica da sostenere e incentivare. Un riconoscimento simbolico, per esempio attraverso buoni libro o piccoli strumenti e materiali per il bricolage, potrebbe essere un modo concreto per dire a bambine, bambini, insegnanti e famiglie che quel messaggio è importante e che la comunità ne riconosce il valore.

Non si tratterebbe semplicemente di premiare il manufatto più bello o originale. Si tratterebbe di premiare un’idea, un metodo e una scelta educativa.

Perché l’educazione ambientale funziona soprattutto quando diventa esperienza quotidiana.

Un bambino che impara a guardare un materiale di scarto con occhi diversi acquisisce un atteggiamento che può accompagnarlo nel tempo. Oggi recupera un oggetto per realizzare un lavoretto; domani, da cittadino adulto, potrebbe essere più attento a ciò che acquista, a ciò che spreca, a ciò che può riutilizzare e al modo in cui differenzia i propri rifiuti.

È questo il vero investimento.

La scuola può essere uno dei luoghi privilegiati nei quali costruire il bagaglio culturale delle cittadine e dei cittadini di domani. E quando un comportamento virtuoso viene appreso presto, sperimentato con le proprie mani e associato alla creatività e alla soddisfazione di aver realizzato qualcosa, può trasformarsi nel tempo in un’abitudine, in una sensibilità, in un modo diverso di guardare alle cose.

Per questo il percorso non dovrebbe essere interrotto. Al contrario, andrebbe sostenuto, fatto conoscere e, possibilmente, ampliato.

L’auspicio è che Clelia Ferrara, Assessora all’Ambiente di Cava de’ Tirreni, possa raccogliere questo spunto e trasformarlo in una delle prossime iniziative di educazione ambientale dell’Amministrazione: coinvolgendo le scuole, valorizzando le esperienze già esistenti e creando nuove occasioni nelle quali bambine e bambini possano sperimentare concretamente il riuso e la creatività.

Perché dietro un semplice “lavoretto” può esserci una lezione preziosa: la tutela dell’ambiente comincia anche dalla capacità di attribuire un nuovo valore a ciò che stavamo per buttare via.

E se quella lezione viene appresa a scuola, può uscire dalle aule, entrare nelle famiglie e accompagnare una generazione intera.

Questo sì che è un “lavoretto” che vale la pena premiare.

Cavese, dopo la maturità scientifica prosegue gli studi in Economia e Commercio, ma è il mondo del volontariato a segnare in modo decisivo il suo percorso umano. Fin dal 1980 si impegna nell’associazionismo ambientalista, muovendo i primi passi nel M.A.P.A.N. (Movimento Anticaccia Protezione Animali Natura), con cui promuove campagne di sensibilizzazione contro la strage dei cuccioli di foca destinati all’industria delle pellicce. Il suo impegno civile si amplia con iniziative di respiro internazionale, tra cui la raccolta firme a sostegno della candidatura di Nelson Mandela al Premio Nobel per la Pace. Per quasi un decennio dedica tempo ed energie alla tutela dei cani abbandonati, collaborando con un ricovero situato tra Vietri sul Mare e Molina, occupandosi dell’assistenza agli animali e della sensibilizzazione sul tema del randagismo. Parallelamente porta avanti un percorso politico locale, diventando consigliere della Prima Circoscrizione di Cava de’ Tirreni nella Lista Verde Alternativa, con un’attenzione particolare alla tutela ambientale e alla partecipazione civica. La sua vocazione per uno stile di vita sostenibile si traduce anche in un progetto imprenditoriale: è cofondatore de L’Orto Biologico, negozio specializzato in alimenti biologici che da quasi quarant’anni promuove un’alimentazione sana, il consumo consapevole e il rispetto dell’ambiente.

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