COMUNALI 2020 Monica Bisogno: “Occorre un primo cittadino che abbia leadership e carisma”

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C’è bisogno di un progetto politico dove ci siano decisionismo, leadership, trasparenza, concretezza e capacità di ascolto

Prosegue il viaggio di Ulisse, in vista delle prossime elezioni comunali del 2020 nella valle metelliana, con l’intervista ad una donna giovane e dinamica, Monica Bisogno, cavese doc, che vanta numerose esperienze lavorative con diverse incursioni in politica, tra cui prima quella in Città Democratica, poi la candidatura al  Consiglio Regionale della Campania nella lista Civica “Campania Libera” alle ultime elezioni regionali del 2015.

Tenendo presente alcune linee guida, come il pragmatismo, la necessità del buon governo e della buona politica, da dove si deve partire per costruire una proposta politica alternativa all’attuale governo municipale o, al contrario, integrativa e migliorativa, quantomeno aggiornata di quella che potrebbe e dovrebbe formulare l’attuale maggioranza dopo questi anni di esperienza maturata alla guida della città?

Pragmatismo, buon governo e buona politica sono sicuramente le basi per una esperienza amministrativa vincente. Progetti chiari, visione a medio e lungo termine, uomini coraggiosi e in grado di attuarli. Questa per me la ricetta per una buona amministrazione. Personalmente, auspico che in questo ultimo scorcio di consiliatura si possa dare una accelerata ai tanti progetti in campo, magari anche variando l’approccio agli stessi, e risposte alle domande di bisogno della città e dei cittadini.

Rinnovamento, cambiamento, discontinuità e poi, da ultimo, anche la svolta buona dopo essere passati per rottura e rottamazione, sono parole ormai abusate e logore, forse perfino fuorvianti se non prive di senso. Allora, una nuova proposta politica come la possiamo connotare?

C’è sicuramente bisogno di un cambio di paradigma, riportando al centro l’uomo e la comunità nella quale vive e si identifica. E da questa mia riflessione personale che vorrei che tra le nuove parole che connotano un progetto politico ci siano decisionismo, leadership, trasparenza, concretezza e capacità di ascolto. Decisionismo, ovvero avere il coraggio di prendere decisioni impopolari se funzionali allo sviluppo sociale ed economico dell’intera comunità. Leadership, essere di esempio e trasmettere fiducia ai propri collaboratori. Trasparenza, riuscire a far diventare il palazzo comunale un luogo tutti possano vedere e capire come e per cosa lavora l’amministrazione comunale. Concretezza, ovvero abbandonare la propaganda e realizzare fatti concreti che migliorino la qualità della vita della popolazione. Capacità di ascolto, prestare attenzione ai bisogni della gente e garantire la realizzazione di strumenti che permettano alla società civile di presentare proposte e pareri per la formazione delle decisioni che riguardano la comunità.

Partiamo dalla scelta degli uomini. Quali sono i requisiti ideali per essere candidato a sindaco? E come si arriva alla scelta di un candidato sindaco?

Per quanto riguarda le caratteristiche che dovrebbe avere un buon sindaco, sicuramente la principale è quella di saper ascoltare la voce del popolo e di migliorarne le condizioni di vita, insieme alle altre qualità e doti che ho elencato rispondendo alla domanda precedente. Ascoltare la voce del popolo e migliorarne le condizioni di vita significa, prima di tutto, garantire con il massimo impegno possibile i servizi al cittadino: assistenza domiciliare, trasporto pubblico, servizi educativi, per fare alcuni esempi. Un buon sindaco dovrebbe governare la propria città pensando sempre di salvaguardare il bene comune e non gli “equilibri politici” della sua maggioranza. Dovrebbe, inoltre, avere il coraggio e l’onestà intellettuale di prendere decisioni impopolari per il bene della sua gente.

E per i candidati a consigliere comunale? C’è qualche controindicazione, in altre parole qualche ragione ostativa all’ingresso in lista di un candidato?

Fermo restando il diritto di tutti a partecipare alla vita pubblica, ritengo doveroso un processo di selezione quanto più profondo e trasparente possibile. Detto questo la partecipazione politica è segno di vivacità di una città, se manca quella la città muore senza idee e contributi. Cambiare idee è da persone intelligenti, ma attraversare tutto “l’arco costituzionale”, da destra a sinistra, e viceversa, mi lascia un tantino basita. In quel pellegrinare spesso, troppo spesso, non vedo bontà di intenti, ma meri interessi personali.

Partiti, movimenti civici, associazioni politiche: come si mettono insieme in un progetto politico? Formando una lista unitaria o più liste, distinte tra partiti e civici?

Non sono contraria all’unione di partiti, movimenti civici e associazioni che si ritrovano in un progetto unitario e coerente. Ritengo, anzi, che sia un forte segnale di vivacità e di democrazia.

Molte liste in competizione portano più partecipazione e voti o solo confusione, polverizzazione e soprattutto abbassamento del livello qualitativo del personale politico?

La politica deve tornare a coinvolgere, mettendo in piedi momenti e luoghi di aggregazione e di dibattito, indipendentemente che a farlo siano partiti, movimenti o associazioni. Facendo questo, sono certa che si aumenta in maniera significativa ed automatica il livello qualitativo delle liste che competono al governo della città. Si animerebbe in questo modo anche il dibattito politico, non solo in periodi elettorali, riportando al centro l’essere umano e aiutando così l’elettorato ad esprimere al meglio le preferenze nelle urne.

E la Giunta, quali dovrebbero essere i criteri di selezione degli assessori e quali i requisiti che devono possedere?

Gli stessi requisiti del Sindaco, dovendo lavorare in simbiosi perfetta per raggiungere gli obiettivi programmatici con i quali ci si è presentati all’elettorato. Ma mi rendo conto che nella composizione di una Giunta municipale non si può non tenere anche conto del consenso elettorale. Gradimento elettorale e competenza tecnica sarebbero l’optimum per avere un organo politico che possa svolgere al meglio il proprio mandato.

I componenti della Giunta vanno indicati prima delle elezioni?

Non sarebbe male, ma visto che abbiamo sottolineato sempre l’essere pragmatici mi rendo conto che la scelta dei componenti della Giunta deve tenere conto, giocoforza, dell’esito delle urne. Sarebbe bello poter già a priori far conoscere la “squadra di Governo” in campagna elettorale, ma essendo realista immagino che sia poco stimolante per tutti i candidati al consiglio comunale che dovrebbero, in partenza, rinunciare a farne parte.

Il buon governo spesso viene messo in discussione dalla mancanza di chiarezza nella definizione dei ruoli, dei poteri e dei rapporti che devono intercorrere tra sindaco, assessori e consiglieri. Insomma, gli equilibri sono molto difficili da raggiungere e tenere tra le varie componenti della maggioranza. Qual è il modo migliore per ovviare a questa oggettiva difficoltà?

Quando a partecipare ad una esperienza politico – amministrativa sono soggetti non perfettamente omogenei questo è effettivamente un pericolo per la tenuta del governo cittadino, con un Sindaco che deve “perdere” parti importanti del suon tempo a mediare, sottraendo così risorse alle azioni da mettere in campo per portare a termine positivamente gli obiettivi preposti. Unica soluzione è avere un primo cittadino che abbia leadership e carisma, capace di usare le sue doti come collante per la coalizione. La peggior cosa che può capitare ad un Sindaco è essere ostaggio di chi lo ha sostenuto ed assecondare la sua prigionia politica. Politicamente sarà un fallimento e a pagarne le spese sarà non solo lui, ma la comunità intera.

Veniamo al programma. Innanzi tutto, come si procede alla sua stesura? E quali i punti, diciamo almeno cinque, più qualificanti a suo avviso?

Ho già avuto l’onore e l’onore di partecipare attivamente alla stesura di programmi elettorali per la nostra città, programmi ed idee che oggi fanno parte anche della progettualità di questa amministrazione. Ma questa è un’altra storia. Ritengo che la stesura di un programma elettorale non possa prescindere da progetti realizzabili, anche numeri alla mano. Deve contenere idee, una visione della città, con azioni tra loro collegate e non buone intenzioni messe a caso e alla fine difficilmente realizzabili. Indicare qui cinque punti mi sembra una forzatura. Ma la città futura che immagino deve avere una forte vocazione produttiva, che passi dal commercio alle piccole e medie imprese, essere solidale e che sappia valorizzare le sue tradizioni culturali per incrementare i flussi turistici, che sicuramente non mancano vista la nostra vicinanza a grandi attrattori come la Costiera Amalfitana e le Aree Archeologiche.

Su alcune questioni, come ad esempio l’abusivismo edilizio, l’organizzazione comunale, la gestione dei rifiuti, la lotta agli sprechi e la revisione della spesa, la sicurezza e la mobilità urbana, è necessario un linguaggio di verità. Quali le parole giuste?

Questi sono esempi nei quali le competenze e la conoscenza approfondita dei fenomeni dovrebbe venire prima dell’appartenenza politica. Settori nei quali ci vuole il più volte richiamato “coraggio” nel fare scelte anche impopolari a primo acchito. Un linguaggio di verità, numeri alla mano, credo debba essere assolutamente la via maestra. Ma, ahimè, troppe volte dalle tante parole non si è passati ai fatti. E questo indipendentemente dal colore politico che ha governato, negli anni, la nostra città. Meno convegni, o meglio ai convegni si faccia seguire la fase operativa, quella delle azioni. Per ognuno dei “problemi” elencati nella sua domanda i cittadini si aspettano risposte per uscire dal limbo e dall’incertezza in cui alcuni di essi fanno vivere la quotidianità.

Uno slogan per la campagna elettorale nel quale i cavesi potrebbero riconoscersi?

Non lo so… magari ci penserò a tempo debito.

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