Cava de’ Tirreni, l’analisi di Francesco Della Rocca: “Il centrodestra ha vinto perché è rimasto unito”
Il neo‑eletto consigliere di Forza Italia legge il voto cavese tra unità della coalizione, giudizio sull’era Servalli e responsabilità della nuova maggioranza. “Ora serve verità, programmazione e un rapporto diretto con i cittadini”
Cavese, 24 anni, alle ultime elezioni ha ottenuto 584 preferenze risultando il più votato della propria lista, quella di Forza Italia. Siamo parlano del neo consigliere comunale azzurro Francesco Della Rocca, laureato con il massimo dei voti, 110 e lode e menzione, in Studi Diplomatici, Internazionali e sulla Sicurezza Globale e in quella magistrale in Data Science e Innovation Management. Attualmente è dottorando di ricerca in Diritto Comparato, con un progetto dedicato ai processi di digitalizzazione e innovazione della pubblica amministrazione. E’ anche un giovanissimo imprenditore, nel 2023 ha cofondato una startup operante nel settore della cybersecurity. Con questo giovane emergente che si sta affermando tra i protagonisti della nuova classe dirigente del territorio, continua il viaggio di Ulisse on line sull’analisi del voto dei cavesi alle ultime comunali.
“La sfida più grande sarà non deludere le aspettative di una città stanca e sfiduciata”
Al di là del risultato personale o del partito, proviamo a fare un’analisi del voto. Qual è stata la chiave del successo del centrodestra cavese?
Vorrei partire dalla correttezza della campagna elettorale. Il confronto è stato anche acceso, ma candidati e coalizioni hanno generalmente mantenuto toni rispettosi della città e delle istituzioni. Non è un dettaglio, la democrazia vive anche della qualità del confronto.
Il centrodestra ha vinto perché ha deciso per tempo, ha scelto con chiarezza ed è rimasto unito. A questa unità si è aggiunta una squadra composta da persone credibili, competenti e radicate nella comunità. Cava può essere un modello, perché quando la politica supera i personalismi e presenta una proposta seria di governo, i cittadini lo comprendono e la premiano.
Quale ruolo ha avuto il fallimentare bilancio dell’Amministrazione Servalli nella vittoria del centrodestra?
Dopo undici anni, il voto rappresenta inevitabilmente anche un giudizio sull’amministrazione uscente. I cittadini hanno valutato ciò che è stato fatto, ciò che non è stato fatto e la capacità del centrosinistra di rispondere alle esigenze della città.
Ma non credo sia utile trasformare questo risultato in una resa dei conti. La democrazia ha già parlato. I cavesi hanno scelto di cambiare e, in democrazia, i cittadini hanno sempre ragione.
Ora la responsabilità è nostra. Dobbiamo dimostrare che l’alternativa indicata dagli elettori è solida, preparata e capace di governare. Il passato si supera soprattutto amministrando bene.
Nel governare la città del post-Servalli cosa dovrà temere di più la nuova maggioranza?
Dovremo temere soprattutto la sfiducia dei cittadini e il rischio di deluderne le aspettative. Cava arriva da una fase nella quale si è diffusa una sensazione di stanchezza, di immobilismo e di distanza tra comunità e istituzioni.
A questo si aggiunge una situazione amministrativa e finanziaria che dovrà essere compresa fino in fondo, senza minimizzazioni ma anche senza allarmismi.
Non esistono bacchette magiche. Serviranno programmazione, ordine e la capacità di spiegare con trasparenza ciò che sarà possibile fare subito e ciò che richiederà più tempo. Il cambiamento non si annuncia, si costruisce, giorno dopo giorno, attraverso atti credibili e risultati verificabili.
Il successo del governo cittadino dipende molto dalle scelte e dall’operatività del sindaco Giordano. Si sente di dargli un suggerimento?
Non avrei né l’età né la presunzione di dare lezioni al sindaco Giordano. Il mio compito sarà ascoltare, studiare, lavorare e imparare, offrendo ogni giorno il mio contributo alla città.
Il sindaco avrà certamente un ruolo centrale, ma nessun sindaco governa da solo. Servono una squadra coesa, una maggioranza responsabile e partiti capaci di svolgere fino in fondo la propria funzione. I partiti, quando sono comunità autentiche, avvicinano i cittadini alle istituzioni, formano la classe dirigente e aiutano a comporre interessi diversi.
Mi permetto soltanto un auspicio: insieme alla sostanza cambi anche la forma. Il Consiglio comunale torni a essere un luogo autorevole, sereno e rispettoso, anche nei toni e nel linguaggio.
Quali sono i tre punti programmatici da mettere in cima all’agenda della nuova amministrazione?
Il primo è il riordino della macchina comunale. Prima ancora di riorganizzare, bisogna conoscere: comprendere lo stato degli uffici, del personale, dei procedimenti e soprattutto del bilancio. Solo da una conoscenza seria può nascere una programmazione credibile.
Il secondo punto è la capacità di reperire risorse. Con casse comunali in difficoltà, Cava dovrà saper intercettare finanziamenti regionali, nazionali ed europei, coinvolgendo anche professionisti, imprese e società civile nella progettazione.
Il terzo è una vera agenda per i giovani: lavoro, formazione, cultura, sport, spazi, innovazione e partecipazione. Non interventi occasionali, ma una politica organica che permetta ai ragazzi di immaginare il proprio futuro anche a Cava.
Cosa si aspetta, ma anche cosa chiede alle opposizioni?
Non so quale atteggiamento sceglieranno le opposizioni, e sarebbe sbagliato formulare giudizi prima ancora dell’inizio della consiliatura. Posso però assicurare che troveranno ascolto nel sindaco, nella maggioranza e certamente nel sottoscritto.
L’opposizione ha il diritto e il dovere di controllare, criticare e proporre. Alla maggioranza spetta decidere e assumersi la responsabilità delle proprie scelte. I ruoli devono restare distinti, ma non per questo il dialogo deve venire meno.
Le buone idee non hanno tessere di partito. Ogni proposta utile sarà valutata con serietà, perché Cava ha bisogno delle energie di tutti, pur nel rispetto delle legittime differenze politiche.
Quale messaggio vuole lanciare all’intera cittadinanza e alla società civile metelliana?
Il primo impegno deve essere quello della verità. Una volta insediati e compresa pienamente la situazione, dovremo dire ai cittadini in quali condizioni si trova il Comune, quale sia lo stato delle casse, quali interventi possano essere realizzati e con quali tempi.
Non sarebbe serio promettere tutto e subito. Possiamo però promettere lavoro, presenza, trasparenza e responsabilità.
La campagna elettorale è terminata. Da oggi non esistono cittadini di maggioranza e cittadini di opposizione: esiste una sola comunità che deve essere amministrata e rappresentata nella sua interezza.
Serviranno dedizione, sacrificio e coraggio. Anche quel pizzico di audacia necessario per rimettere in movimento una città che ha tutte le qualità per tornare protagonista.
Il suo risultato nasce anche dal sostegno di tanti ragazzi e dal percorso di Forza Italia Giovani. Che significato ha questo traguardo?
Le 578 preferenze ricevute mi riempiono di gratitudine, ma mi consegnano soprattutto una grande responsabilità. È un risultato personale soltanto sulla scheda elettorale: politicamente e umanamente appartiene a un’intera comunità.
Forza Italia Giovani lavora a Cava da sette anni, nelle scuole, nelle università, nelle associazioni, tra i quartieri e negli eventi. Sono stati anni di presenza, sacrifici, amicizia e militanza. Senza questo percorso, un risultato simile non sarebbe stato possibile.
Ora dobbiamo trasformare le istanze raccolte dalla nostra generazione in proposte e atti amministrativi. Vogliamo un Comune aperto ai giovani, alle loro idee e alle loro competenze.
Lo abbiamo detto durante la campagna elettorale e oggi lo ripetiamo con ancora più responsabilità: adesso tocca a noi. Tocca a una generazione che non vuole restare a guardare, che ha scelto di metterci la faccia e che intende dimostrare, con i fatti, di essere pronta a servire Cava de’ Tirreni.








