scritto da Gabriella Avagliano - 04 Agosto 2026 13:29

Cava de’ Tirreni celebra la grande musica: al via la storica rassegna “Le Corti dell’Arte”

A colloquio con Giuliano Cavaliere, Direttore artistico della prestigiosa Rassegna

È stata inaugurata ieri, lunedì 3 agosto la 36ª edizione del festival “Le Corti dell’Arte”, storica rassegna organizzata dall’Accademia musicale “Jacopo Napoli”, che celebra la grande musica, offrendo fino al 29 agosto un ricco cartellone di concerti tra musica da camera, jazz, flamenco e grandi colonne sonore.

L’appuntamento inaugurale, che si è tenuto presso la Chiesa di S. Maria Assunta in cielo e Anime del Purgatorio, ha registrato una notevole affluenza di pubblico, confermando il forte interesse di tanti appassionati e cultori di musica classica. La serata si è aperta con un raffinato repertorio cameristico ottocentesco che ha reso omaggio a due giganti della musica romantica, Antonín Dvořák e Johannes Brahms. Questo primo incontro è stato animato da un parterre de roi composto dagli artisti Lena Yokoyama (violino), Alessandro Copia (violoncello) e Diego Maccagnola (pianoforte) che hanno dato vita al Trio Kanon (un termine che in giapponese significa “suono fiorente e armonioso”). Questo primo concerto rappresenta la tappa iniziale di un viaggio intenso ed emozionante, che attraverso il linguaggio universale della musica è capace di aggregare e far camminare insieme culture e sensibilità diverse.

Per l’occasione abbiamo intervistato Giuliano Cavaliere, Direttore artistico della prestigiosa Rassegna.

La Rassegna culturale e musicale “Le Corti dell’Arte” è ormai uno degli appuntamenti più significativi dell’estate cavese. Com’è nata l’idea di questa rassegna e quale obiettivo si è prefissato fin dalla prima edizione? 

L’idea di organizzare concerti di musica da camera in spazi non convenzionali nacque dalla mancanza di un teatro sul territorio urbano. Da questa esigenza è nato il festival “Le Corti dell’Arte”, che ha trasformato le corti gentilizie del centro di Cava de’ Tirreni in luoghi d’incontro tra musica, arte e patrimonio storico.

Fin dalle prime edizioni l’obiettivo è stato duplice: offrire una proposta musicale di alto livello e, allo stesso tempo, valorizzare il patrimonio architettonico della città. In molti casi il festival ha contribuito a promuovere bellezze architettoniche e divulgare storie di antichi casati poco noti anche agli stessi cavesi.

La particolare conformazione del centro storico ha anche consentito di sperimentare, con risultati apprezzati sia dal punto di vista estetico che acustico, l’organizzazione di concerti sui sagrati delle chiese, nelle caratteristiche piazzette e sotto gli iconici portici del Corso: spazi sottratti alla loro funzione ordinaria per diventare uno speciale teatro en plein air.

Il prestigio del festival, nato inizialmente come rassegna destinata ai partecipanti ai corsi di perfezionamento musicale, è cresciuto grazie alla partecipazione di famosi concertisti e prestigiose formazioni cameristiche. Nelle ultime due edizioni, ad esempio, si sono esibiti artisti del calibro di Anna Tifu, Vitaly Samoshko, Francesco Libetta, Enrico Pieranunzi, Roberto Gatto e il Quartetto Adorno.

Oggi il festival è parte integrante di una programmazione concertistica annuale: è un appuntamento atteso e radicato sul territorio, apprezzato anche a livello nazionale e riconosciuto come una delle manifestazioni culturali più significative della regione Campania.”

Ogni anno la Rassegna propone un cartellone ricco di spettacoli di artisti di rilievo nazionale e internazionale. Quali criteri guidano la scelta del programma?

Il cartellone nasce dall’obiettivo di promuovere una sempre più diffusa cultura musicale di qualità, attraverso una programmazione organica e multiforme dal punto di vista dei programmi, degli organici e degli interpreti. Al centro del progetto vi è la ricerca dell’eccellenza artistica, che rappresenta il presupposto fondamentale per la crescita e la credibilità di un’organizzazione culturale.

Accanto a nomi importanti del concertismo internazionale, una particolare attenzione è riservata a giovani protagonisti emergenti della scena musicale contemporanea, spesso vincitori di prestigiosi concorsi internazionali: offrirgli uno spazio all’interno della programmazione significa non solo valorizzare nuovi talenti e nuove sensibilità artistiche, ma anche contribuire concretamente alla loro crescita professionale. 

La manifestazione valorizza luoghi suggestivi del centro storico di Cava de’ Tirreni. Quanto è importante far dialogare musica, arte e patrimonio architettonico?

Credo che questo dialogo sia uno degli elementi più preziosi dell’identità del Festival “Le Corti dell’Arte”. Portare un concerto all’interno delle corti gentilizie di Cava de’ Tirreni significa creare un incontro tra il patrimonio artistico e quello musicale, dove ciascuno valorizza l’altro. In questo modo, la musica restituisce vita e contemporaneità a spazi ricchi di storia, rendendoli luoghi di incontro e partecipazione. È un modo concreto per promuovere il territorio, rafforzarne l’identità culturale e far sì che il patrimonio storico non sia solo qualcosa da conservare, ma una realtà viva da condividere.

Organizzare un evento culturale di questo livello richiede un grande lavoro. Quali sono le principali sfide che si affrontano durante la progettazione e realizzazione concreta dell’evento?

Dietro ogni programmazione c’è un lavoro complesso, guidato dalla volontà di coniugare una proposta artistica di qualità con un’organizzazione capace di affrontare tutti gli aspetti logistici, tecnici e amministrativi. È fondamentale costruire un programma che abbia una visione artistica, che sappia parlare a pubblici differenti e che mantenga un equilibrio tra l’obiettivo di promuovere il grande repertorio cameristico e l’interesse del pubblico verso proposte crossover.

Le difficoltà sono anzitutto legate alle risorse economiche: da un lato, i contributi pubblici subiscono tagli e ridimensionamenti, a causa di una politica che a livello nazionale privilegia finanziamenti a pioggia; dall’altro lato, ogni anno bisogna confrontarsi con l’aumento dei costi e con un carico crescente di adempimenti burocratici.

Quando, alla fine, il pubblico riempie le corti e percepisce l’atmosfera che si è riusciti a creare, vivendo appieno quelle emozioni che solamente lo spettacolo dal vivo riesce a trasmettere, tutto il lavoro svolto trova il suo significato più autentico.

La rassegna promuove da sempre una visione della musica come patrimonio condiviso e occasione di crescita culturale e civile. Quanto è importante, oggi, investire nella musica non solo come forma di spettacolo, ma come strumento capace di educare e unire una comunità?

 Oggi, forse, è più importante che mai. Viviamo in un tempo in cui le occasioni di incontro sono sempre più rare e la cultura può svolgere un ruolo fondamentale nel ricostruire legami, stimolare il dialogo e favorire una maggiore consapevolezza collettiva.

La musica, più di altre forme d’arte, possiede un linguaggio universale: supera le differenze generazionali, culturali e sociali, creando uno spazio di ascolto reciproco. Per questo un festival non dovrebbe limitarsi a offrire spettacoli di qualità, ma diventare un’occasione di crescita per tutta la comunità.

Investire nella musica significa investire nelle persone, soprattutto nei giovani, offrendo loro esperienze che educano alla sensibilità, alla bellezza, al rispetto e alla condivisione. È un investimento che produce valore culturale, sociale e umano ben oltre la durata di un concerto. Se una manifestazione come “Le Corti dell’Arte” riesce a far sentire il pubblico parte di una comunità che si ritrova attorno alla cultura, allora ha raggiunto uno dei suoi obiettivi più importanti.

Laureata in Filologia con 110 e lode, ha conseguito il Dottorato di ricerca in Italianistica. Ha pubblicato diversi saggi in riviste scientifiche e una monografia dal titolo “Tracce del Mezzogiorno nel documentario etnografico”, dedicata alla ricerca storico-sociale del Sud Italia, dal Secondo Dopoguerra agli anni ’70. Attualmente è docente di materie letterarie presso la scuola secondaria di primo grado.

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