scritto da Redazione Ulisseonline - 02 Agosto 2026 16:47

Bologna 1980, la ferita che chiama ancora la Repubblica

Nel 46° anniversario della strage alla stazione di Bologna, le parole del Presidente Mattarella riaffermano il valore civile della memoria e della verità. Un richiamo alla responsabilità democratica che attraversa generazioni e istituzioni

Nel quarantaseiesimo anniversario della strage del 2 agosto 1980, la voce del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella torna a farsi carico di una memoria che non è soltanto ricordo, ma impegno civile. La sua dichiarazione, intensa e rigorosa, restituisce il peso di un evento che ha inciso «nella storia repubblicana e nella coscienza degli italiani», come egli stesso afferma, riportando il Paese a quel mattino d’estate in cui un ordigno esplose nella sala d’aspetto della stazione di Bologna, provocando 85 morti e oltre 200 feriti. Un colpo al cuore della vita civile, un trauma che ancora oggi si rinnova nella commozione dei familiari e nello sgomento di una comunità nazionale ferita.

Mattarella richiama «il dolore infinito per tante vittime inermi, donne, uomini, bambini» e «lo strazio e i patimenti dei familiari», sottolineando come ogni anniversario riapra una ferita che non può essere considerata chiusa. Ma la memoria, nella sua visione, non è mai un esercizio rivolto al passato: è un compito che riguarda «la nostra comunità, i giovani anzitutto», chiamati a costruire il futuro nei valori di libertà, giustizia e democrazia. Sono proprio quei valori che la «strategia neofascista del terrore pretendeva distruggere», e che invece la Repubblica ha difeso con determinazione, grazie alla reazione immediata e solidale di Bologna e dell’Italia intera.

Il Presidente ricorda come «quell’impegno, quella solidarietà» abbiano impedito che gli attentatori e i loro complici riuscissero nel disegno di sovvertire i principi costituzionali e colpire la convivenza civile. È un passaggio che restituisce il senso di una risposta collettiva, fatta di cittadini, istituzioni, magistrati, forze dell’ordine, ma anche di una città che non ha mai smesso di chiedere verità e giustizia.

La ricerca della verità sulla strage è stata lunga, complessa, ostacolata da depistaggi e reticenze. Mattarella lo riconosce apertamente: «Il popolo italiano li ha sconfitti nella gravosa ricerca della verità». E aggiunge un ringraziamento che è anche un riconoscimento morale: «La Repubblica è grata ai magistrati e agli uomini delle istituzioni che, con il loro lavoro, si sono dimostrati più forti dei tentativi di depistaggio e ai familiari delle vittime per il loro appassionato impegno per la verità». Parole che restituiscono dignità a una battaglia condotta con tenacia, spesso contro ostacoli enormi, ma sempre con la convinzione che la verità sia un fondamento irrinunciabile della democrazia.

La dichiarazione si chiude con una frase che racchiude il senso profondo di questa ricorrenza: «Fare giustizia è vittoria della democrazia». Non solo un monito, ma un principio che attraversa la storia repubblicana: la giustizia come ricostruzione della verità, difesa dei valori costituzionali, protezione della convivenza civile. A quarantasei anni dalla strage, Bologna continua a essere un luogo simbolo della memoria italiana, una città che ha trasformato il dolore in impegno e la ferita in testimonianza.

Il 2 agosto non è soltanto un anniversario: è un patto rinnovato tra la Repubblica e i suoi cittadini, un richiamo a non permettere che il terrore, ieri come oggi, possa intaccare la libertà e la dignità del Paese.

 

Rivista on line di politica, lavoro, impresa e società fondata e diretta da Pasquale Petrillo - Proprietà editoriale: Comunicazione & Territorio di Cava de' Tirreni, presieduta da Silvia Lamberti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.