Cava de’ Tirreni, la bacchettata di Antonio Palumbo: “Il centrosinistra non può ripartire dagli uomini di una classe politica fallimentare”
L’architetto e docente analizza senza sconti la sconfitta del centrosinistra alle ultime comunali cavesi. E indica la strada: voltare pagina, costruire un progetto nuovo e restituire protagonismo ai giovani
Laureato in Architettura e Dottorato di Ricerca in “Progettazione Architettonica e Paesaggistica” presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II, ha conseguito due Master di II Livello in “Dirigenza delle istituzioni scolastiche” e in “Architettura del paesaggio”, autore di pubblicazioni e saggi sull’architettura del paesaggio e sull’architettura scolastica, nonché articolista delle riviste “Arpa Campania Ambiente” e “Bloom” (Rivista del DiArc dell’Università di Napoli Federico II) sui temi della bioarchitettura e dell’architettura del paesaggio.
Stiamo parlando di Antonio Palumbo, architetto e docente di Disegno e Storia dell’Arte, consigliere comunale a Cava de’ Tirreni dal 2006 al 2020 e per ben due consiliature presidente della VI Commissione Consiliare “Disegno urbano e Territorio”. Con lui, candidato nella lista Uniti per Accarino, continua il viaggio di Ulisse on line per interpretare il voto dei cavesi alle ultime comunali.
“Abbiamo guidato contromano: la città aveva già deciso di andare altrove”
Non giriamoci intorno: qual è la sua analisi sulla disfatta del centrosinistra guidato da Accarino?
Vorrei limitarmi, per la risposta, a citare una massima di Agricola, “Si res ita processerunt non fato inevitabili factum est” (Se le cose sono andate così, non era un destino inevitabile, n.d.r.), seppur l’occasione richiederebbe un’analisi fatta “absit reverentia vero” (sia bandito il pudore davanti alla verità, n.d.r.), come, invece, ci consiglierebbe Ovidio: evito così di ripetere quanto già fatto qui rilevare, a più riprese e in termini anche caustici, da alcuni miei compagni di percorso.
Con il senno di poi c’è qualcosa che lei non avrebbe fatto e/o che non doveva essere fatto dal centrosinistra?
Con il senno di poi – mi riferisco esclusivamente al gruppo di Finalmente Cava – appare evidente che dovevamo desistere dal partecipare a queste Amministrative in un contesto aprioristicamente sfavorevole, dove la gente aveva già deciso come e per chi votare, anche per assestare il colpo di grazia ad una compagine che aveva governato la città negli ultimi 11 anni scontentando, alla fine, larga parte della comunità. Di conseguenza, ritengo che, qualunque cosa il centrosinistra avesse potuto fare per “correggere il tiro”, una sconfitta, non importa se più o meno rovinosa, si sarebbe ugualmente materializzata.
Qual è il peggiore errore commesso dal centrosinistra in questa competizione elettorale?
Inutile andare alla ricerca del “peggiore”: ce ne sono stati diversi, segnatamente di strategia e di tempistica, ma, in definitiva, credo che il carico di quelli precedenti fosse già sufficiente di per sé a determinare l’esito di questa campagna elettorale. In sintesi, abbiamo guidato contromano in autostrada: la città aveva deciso, da tempo, di andare in un’altra direzione.
C’è qualcosa che va salvata da questa esperienza negativa?
Una lezione, di cui sarebbe sempre bene far tesoro: la mera gestione del potere e i personalismi finiscono fatalmente per ritorcersi contro chi li esercita… e in politica, alla fine, ciò risulta doppiamente vero.
Veniamo al futuro: a suo avviso da dove si dovrebbe ricominciare per costruire una prospettiva vincente?
Pare evidente, credo non a me solo, che il centrosinistra non possa più ripartire dagli uomini di punta di una classe politica fallimentare né da meccanismi partitici esclusivamente finalizzati a garantire primazie o rendite di posizione. Di conseguenza, sarà fondamentale costruire un progetto politico nuovo, che sia davvero aperto, inclusivo e plurale, e una nuova rappresentanza, costituita soprattutto da giovani, i quali non vanno utilizzati quando serve per il raggiungimento di obiettivi personali ma che, al contrario, devono essere accompagnati in un percorso di progressiva comprensione delle dinamiche politico-istituzionali e amministrative orientato ad accrescerne l’entusiasmo e il sentimento comunitario: i più motivati andranno poi concretamente sostenuti affinché possano candidarsi a rappresentare la città.
A tali condizioni siamo pronti ad impegnarci per fornire il nostro miglior contributo alla causa di una “ricostruzione”. Se così, invece, non dovesse essere nessuno ci ha prescritto di continuare ad occuparci delle vicende politiche cavesi e della loro evoluzione.
A suo avviso come ci si dovrà relazionare con l’Amministrazione Giordano?
Sostenendo ed accompagnando – segnatamente nei rapporti con la Regione Campania, allo stato governata dal centrosinistra – quelle scelte che appaiono utili e vantaggiose per la città e assumendo, al contrario, posizioni critiche rispetto a decisioni che mostrino di andare in una diversa direzione.
Un’ultima domanda. Alla città, alla società civile cavese, qual è il messaggio che vuole rivolgere?
Vorrei non vedere più la comunità disinteressata e disillusa degli ultimi anni: una comunità nuovamente capace di partecipare in modo attivo alla vita amministrativa e di chiedere costantemente conto del proprio futuro a coloro ai quali sono stati attribuiti l’onore e la responsabilità di guidare Cava.








