INTERVISTA SULLA CITTA’ Nicola Santoriello: “Noi cavesi spesso siamo autoreferenziali e nostalgici”

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E’ stato dirigente del’Agenzia delle Entrate e ha avuto esperienze sindacali e politiche fino al 2001, anno in cui gli incarichi professionali non gli hanno più consentito di impegnarsi al sevizio della città. Stiamo parlando di Nicola Santoriello con il quale Ulisse continua il suo viaggio fatto di interviste con assoluta protagonista la città metelliana.

Nicola Santoriello è stato assessore con delega al personale,servizi sociali, pubblica istruzione e cultura dal 1995 al 1997(prima giunta Fiorillo). E’ stato consigliere comunale dal 1997 al 2001 e presiedendo varie commissioni consiliari. Si è candidato, ma non eletto alle elezioni comunali del 2010 nella lista Millennio a sostegno della candidatura a sindaco di Luigi Gravagnuolo. Attualmente è responsabile della Federazione dei pensionati della Cisl di Cava de’ Tirreni e coordinatore dell’Unione territoriale dello stesso sindacato.

Quali sono a suo avviso i punti di forza della città?

Sicuramente il territorio,una verde valle contigua ad una delle costiere più belle del mondo, e poi un forte spirito identitario collegato ad una storia cittadina, caratterizzata  da una strenua difesa delle propria autonomia. Aggiungerei anche una spiccata propensione all’associazionismo che, da sempre, vede a Cava l’esistenza di molte associazioni in vari campi a cominciare da quello storico-folcloristico.

E i punti deboli?

Paradossalmente proprio lo spirito identitario,che spesso induce ad atteggiamenti autoreferenziali e nostalgici, ha impedito la piena presa di coscienza dei cambiamenti prodotti dallo sviluppo economico della provincia. Negli ultimi decenni abbiamo assistito alla progressiva perdita di centralità della città, mentre altri comuni limitrofi hanno beneficiato sia della disponibilità di territorio che  della nascita di nuove infrastrutture. E poi un conservatorismo di fondo che impedisce, alle pure frequenti iniziative innovative che nascono in città, di fare sistema e di durare nel tempo.

In prospettiva cosa serve alla città per crescere?

La consapevolezza che, per crescere, bisogna fare sistema con il territorio circostante superando campanilismi e chiusure mentali ,definendo con quali aree limitrofe creare una maggiore integrazione. Negli ultimi anni abbiamo spesso sbandato,alternando scelte contraddittorie. Una volta guardando all’agro nocerino (vedasi ad esempio Ospedale e servizi sanitari), altre volte la costiera amalfitana e la città capoluogo. Per storia e inclinazioni penso che la costiera amalfitana e la città capoluogo debbano essere gli interlocutori privilegiati.

Una cosa che su tutto lei ritiene sia per la città una piaga da curare, un male da debellare?

Il profondo scetticismo nei confronti di chiunque voglia apportare dei cambiamenti,  mentre va debellata la subalternità nei confronti del potere e di quello politico in particolare.

Cosa invece butterebbe del passato e anche del presente?

Del passato non getterei niente. Anche le esperienze negative possono servire di esempio. E poi il passato appare sempre migliore di quello che effettivamente è stato. Soprattutto per chi lo ha vissuto. Del presente rottamerei il cinismo e l’apatia che coinvolgono purtroppo soprattutto le nuove generazioni.

Ad un politico che si accingesse a governare Cava lei quale consiglio, suggerimento, indicazione darebbe?

Di avere le gambe ben piantate in città, cioè di ascoltare l’umore profondo dei cavesi, ma di avere la testa fuori dalla città, cioè di guardare oltre, nell’interesse generale. Il nostro maggiore nemico siamo noi stessi.

E agli attuali amministratori comunali quale consiglio, suggerimento, indicazione si sentirebbe di dare?

Di essere concreti e di verificare continuamente l’efficacia della propria azione. Di approfondire le esperienze migliori  fatte da altri comuni verificando la possibilità di riproporle dopo aver apportato le necessarie modifiche.

In una stagione politica senza partiti ideologici, ha ancora senso dirsi di destra, di centro o di sinistra? Se sì, cosa significa per lei essere di sinistra, di centro e di destra?

Certamente per uno che ha vissuto la seconda metà del novecento queste differenze sia pure in termini valoriali hanno ancora un significato. D’altronde, dietro alle caratterizzazioni politiche esistevano correnti di pensiero che influenzavano in modo rilevante la formazione delle persone.Oggi, per un giovane nato nel duemila, diviene difficile riconoscersi in caratterizzazioni così pronunciate e che presuppongono  un mondo diverso dall’attuale. Per me essere di sinistra vuol dire vivere anche attualmente i valori di  solidarietà, uguaglianza sociale ,rispetto della persona umana e difesa dell’ambiente che considero essenziali per affrontare le sfide del mondo contemporaneo.E penso che anche le nuove generazioni dovranno fare i conti con questa necessità.

In un’epoca come questa in politica contano più gli uomini o i programmi e le idee?

Certamente poco le idee ma anche sugli uomini e programmi ci sarebbe molto da dire. La comunicazione e la sua efficacia prevalgono sui contenuti. Spesso i programmi e gli uomini sono presentati non per quello che sono ma in funzione dell’acquisizione del consenso. E’ anche questo un aspetto della crisi della democrazia.

Un’ultima domanda. Per definire Cava quali sono l’aggettivo qualificativo e/o il sostantivo che utilizzerebbe? E perché?

Direi una città perennemente incompiuta. Nel senso che la perenne aspirazione a rincorrere una città ideale fa perdere ai cittadini la consapevolezza delle proprie reali potenzialità.

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