Silvia Romano e lo sperpero dei nostri soldi

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Qualcuno, come il medico casertano Silvana De Mari, l’ha definita una “sciacquina” in un post su FB dal titolo “Alle sciacquine in vacanza in Africa lo Stato non paghi la vacanza”; e, anche se sul vocabolario Garzanti questa parola indichi una ”donna di poco conto, insignificante, ma che fa di tutto per mettersi in mostra”.

Non voglio associarmi a una tale valutazione, sebbene tutto propenda a far considerare proprio così questa ragazza, Silvia Romano, appena liberata dal sequestro che l’ha tenuta lontana dalla famiglia e dalla patria per diciotto mesi (era stata rapita il 20 novembre 2018 a Chakama, in Kenya, dove sembra lavorasse per la Onlus Africa Milele), liberata grazie ad una collaborazione tra le “intelligenze” italiana e somala.

Tutti si affannano ad assicurare che, come in altri analoghi casi, non sia stato pagato alcun riscatto, anche se da qualche fonte si apprende che per farla liberare siano stati pagati 4 milioni di euro.

Non abbiamo l’anello al naso e siamo tutti adulti e vaccinati: questa assicurazione non ha alcun credito, anzi fa pensare esattamente il contrario.

E gli stessi organi di governo non hanno mai definitivamente smentito la notizia.

Domenica sera, nella trasmissione su Rai3 “Che ci faccio qui”, condotta, appena dopo il telegiornale, dal giornalista Domenico Iannaccone, sono rimasto sconvolto nel vedere un servizio sulle miserie di tanta gente la cui indigenza fa spavento e “grida vendetta agli occhi di Dio”, come si diceva una volta: persone che specialmente in questo periodo vive una disperazione senza confini, eppure sopravvive con una dignità che trafigge il cuore come una pugnalata.

Un servizio talmente sconvolgente che faceva soffrire e che mi ha tolto persino la voglia di vedere, appena dopo, la trasmissione di Giletti su La7, per sentire gli ultimi commenti sulla grottesca vicenda che ha coinvolto il Guardasigilli Bonafede e il Magistrato Di Matteo in merito alla vicenda della liberazione di oltre 400 pericolosi delinquenti, della quale ho parlato in un precedente articolo.

Io non so quanti riescano a sopportare che ingenti risorse pubbliche vengano sperperate per pagare il riscatto per la liberazione di una ragazza che volontariamente si è recata in un paese nel quale è notorio che vengano praticate violenze, assassinii, rapimenti, nel quale vi sono estremisti islamici che per abitudine praticano violenze e omicidi, con ostentata crudeltà (decapitazioni, mutilazioni e cose del genere), per portare non si sa bene quale tipo di assistenza ed a chi, senza alcuna specifica competenza né scientifica né tecnica né operativa (come potrebbe essere quella di un medico), viene rapita e il nostro governo deve correre ai ripari, mettersi d’accordo non si sa bene tramite quali canali, e farsi ricattare per farla liberare e farla tornare in Italia.

Con la beffa di accoglierla come se fosse una star, una martire, una meritevole di chi sa quali onorificenze, e andare a riceverla in pompa magna, Premier in testa, sotto la pioggia, sconvolgendo peraltro anche tutti i protocolli protettivi che in questo periodo vengono imposti alla popolazione per contrastare il Coronavirus.

E con la beffa che la ragazza si presenti abbigliata come una convertita all’Islam (per carità, liberissima di farlo, per fortuna vi è ancora la libertà di religione e di culto, almeno qui da noi) e sentirle dire che è decisa a tornare in Africa a fare non si sa bene cos’altro: magari farsi rapire di nuovo?

Insomma, ci troviamo di fronte a episodi assurdi, che nemmeno la più fervida fantasia di un visionario scrittore riesce a immaginare e a giustificare, ed è  intollerabile che, con tutti i problemi politici, sociali ed economici che ci assillano, dobbiamo sopportare queste cose e pagare a caro prezzo la smania di qualcuno che potrebbe più utilmente impiegare il legittimo desiderio di mettersi al servizio degli altri, ma qui in Italia.

Ci sono tantissimi volontari che, rendendosi conto della miseria che ci circonda, passano le loro notti a distribuire nelle periferie, sotto le stazioni ferroviarie, nelle strade, ai tantissimi barboni e nuovi poveri, pasti caldi, coperte, assistenza medica, umilmente ed in incognito, senza mettersi in mostra e pagando di tasca propria.

Se questa ragazza ha tanto desiderio di mettersi al servizio degli altri, può farlo nella sua città, collaborando con tantissimi volontari che già lo fanno senza clamore.

Ed è legittimo pensare che il desiderio di andare in Africa, in paesi che sono ad alto rischio, sia più una aspirazione a fare una vacanza, piuttosto emozionante.

Quindi non ha tutti i torti la professionista casertana che, in considerazione di tutto ciò, l’ha definita una “sciacquetta” mitomane la cui unica aspirazione era quella di esibirsi sulla scena internazionale, perché non avrebbe trovato analogo spazio qui in Italia.

So bene che questo mio commento scatenerà contro di me l’ira dei cosiddetti buonisti, e francamente me ne infischio, suggerendo a tali buonisti di riflettere sulle risorse che il nostro paese stenta a trovare  per acquistare le mascherine e i camici per  medici e infermieri, un adeguato numero di tamponi da utilizzare per scovare i contagiati asintomatici dal virus, ma deve purtroppo sperperare milioni per la liberazione di taluni visionari, e dover poi fare beneficenza ad estremisti esteri che utilizzeranno i nostri quattrini per attività terroristiche, magari anche qui in Italia.

Non voglio ulteriormente dilungarmi, ma voglio concludere con una raccomandazione che certamente lascerà il tempo che trova.

Il nostro governo dovrebbe trovare il tempo di affrontare il problema con una semplice disposizione di legge sulla base della quale chi decide di andare all’estero in paesi ad alto rischio debba “manlevare” il nostro paese da qualsiasi responsabilità ed onere, con assunzione diretta degli stessi, in modo da evitare che in casi analoghi sia il nostro paese a dover intervenire.

Mi rendo conto che non sarà facile, probabilmente è una utopia, proprio per la presenza nel governo di forze politiche “buoniste”, le quali però dovrebbe assumersi direttamente gli oneri di questo loro dissennato comportamento.

Sarà pure una utopia, ma anche di questo si vive.

1 commento

  1. 13 maggio 2020 – By Nino Maiorino – Sono sempre più convinto di quello che ho scritto, e a sostegno di ciò riporto questi due commenti.
    =La Repubblica ha pubblicato un’intervista a un portavoce di Al-Shabaab che ha parlato del caso Silvia Romano affermando che con i soldi del riscatto finanzieranno la guerra santa comprando le armi. Altri soldi saranno invece utilizzati per la gestione del Paese, per comprare medicine, pagare le scuole e formare i poliziotti.
    “I soldi parte serviranno ad acquistare armi, di cui abbiamo sempre più bisogno per portare avanti la jihad, la nostra guerra santa. Il resto servirà a gestire il Paese: a pagare le scuole, a comprare il cibo e le medicine che distribuiamo al nostro popolo, a formare i poliziotti che mantengono l’ordine e fanno rispettare le leggi del Corano”.
    =Luigi Di Maio, Ministro degli esteri nel corso del question time alla Camera ha detto: l’associazione ‘Africa Milele’” per la quale era impegnata Silvia Romano “non rientra tra le organizzazioni previste dalle legge 125 e non era destinataria alcun sostegno della cooperazione italiana”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio nel corso del question time alla Camera. L’associazione “ha operato in totale autonomia senza informare la Farnesina eludendo ogni profilo di sicurezza”, ha aggiunto.
    Quindi la ragazza faceva parte di una Onlus che agiva di testa sua senza passare nemmeno per i canali ufficiali. E poi parlano del benefico ruolo delle Onlus, benefico per chi???

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