Meloni, un record tra luci e ombre
Il governo Meloni diventa il più longevo della storia repubblicana, superando il Berlusconi 2001-2005. Un primato che arriva mentre si aprono nuove incognite politiche in vista delle elezioni del prossimo anno
Giorgia Meloni, prima donna alla guida del Paese, da domani segnerà un primato storico: il suo governo raggiungerà 1.413 giorni, superando la durata dell’esecutivo Berlusconi (2001-2005). In Italia, dove in ottant’anni si sono alternati quasi settanta governi, la continuità non è mai scontata.
Non è un risultato da poco.
La storia repubblicana è segnata da esecutivi brevi, talvolta brevissimi. Nella Prima Repubblica esistevano persino i “governi balneari”. Nascevano e morivano in un’estate. Per questo, la stabilità è sempre stata un obiettivo politico cruciale. E oggi rappresenta un valore in sé, che Meloni può rivendicare, soprattutto mentre molte democrazie europee attraversano crisi ricorrenti: dalla Francia, nonostante il sistema semipresidenziale, ai continui avvicendamenti al numero 10 di Downing Street.
La durata, però, non certifica la qualità. Il governo Meloni ha ottenuto risultati importanti, soprattutto in politica estera. Nonostante le tensioni con Trump, la premier ha conquistato un ruolo internazionale di rilievo e in Europa non è certo una comparsa. Sul fronte delle riforme, invece, il bilancio è negativo: autonomia differenziata ridimensionata, premierato scomparso, e doveva essere «la madre di tutte le riforme», riforma della magistratura bocciata al referendum.
Su sicurezza e immigrazione, pur con alcuni risultati, le aspettative del suo elettorato sono rimaste in parte deluse. I numeri aiutano il governo, ma la percezione degli italiani è diversa. L’exploit di Vannacci lo dimostra. Anche in economia Meloni ha fatto bene, ma il clima del Paese resta cupo, complice l’impatto delle guerre in Ucraina e in Iran, con il rincaro energetico legato alla chiusura dello Stretto di Hormuz.
Un punto di forza indiscutibile è la tenuta dei conti pubblici. L’Italia ha recuperato credibilità a Bruxelles e sui mercati finanziari, con lo spread ai minimi degli ultimi anni. È un risultato che ha inciso positivamente sull’economia.
Questa, in estrema sintesi, la lettura in chiaroscuro dei primi quattro anni del Governo Meloni, che non ha intaccato il consenso della premier: Fratelli d’Italia resta in testa ai sondaggi, nonostante gli aumenti dei carburanti e il caro vita che hanno colpito le famiglie in questi ultimi mesi.
A favorire Meloni è anche l’assenza di un’alternativa credibile: manca un leader, un programma, una coalizione definita. Ma il quadro futuro è incerto. A sinistra, prima o poi, una sintesi arriverà, evitando gli errori del 2022. E il centrodestra ha un problema immediato: il generale Vannacci. La sua formazione, Futuro Nazionale, sottrae voti a destra, soprattutto alla Lega. Se resterà fuori dalla coalizione, Meloni rischia di perdere Palazzo Chigi. Se entrerà, cambieranno equilibri e identità del centrodestra. In entrambi i casi, Vannacci è un nodo cruciale.
In questo scenario si inserisce la nuova legge elettorale. Come si voterà? Con il sistema approvato alla Camera, che prevede un forte premio di maggioranza? O con un doppio turno? Quest’ultimo potrebbe aiutare il centrodestra a neutralizzare Vannacci, perché riduce il peso delle ali estreme. Al secondo turno, gli elettori di Futuro Nazionale difficilmente voterebbero per la Schlein.
Domani Meloni festeggerà il record di durata. Ma all’orizzonte si addensano nubi scure. Tanto a destra quanto a sinistra serviranno intelligenza e pochi errori per arrivare alla meta. La partita è appena iniziata e la vincerà chi sbaglierà di meno.








Non mi sembra un successo la politica estera del governo Meloni.