scritto da Gabriella Avagliano - 03 Settembre 2026 06:54

Libri e bambini: il valore della lettura per crescere e scoprire il mondo

Avvicinare i giovani alla lettura fin da piccoli significa investire nella loro crescita e nella loro capacità di comprendere il mondo

La lettura, si sa, rappresenta una delle attività più antiche e significative della storia dell’umanità. Da sempre mediante la narrazione orale e la lettura di storie, fiabe e racconti sono stati tramandati, di generazione in generazione, valori, conoscenze e tradizioni. Allo stesso modo, la lettura oltre che un passatempo rappresenta anche uno strumento che ci permette di conoscere, e persino di “vivere mille vite” – per dirla con George Martin –  o di compiere viaggi immaginari non solo verso luoghi lontani ma anche dentro noi stessi. Leggere stimola la fantasia, accende la curiosità e favorisce lo sviluppo delle competenze linguistiche e cognitive nella crescita di un bambino.  Per tale motivo, avvicinare i giovani sin da piccoli alla lettura costituisce una scelta educativa fondamentale. Un bambino che scopre il piacere di leggere imparerà presto a confrontarsi con gli altri, ad interrogarsi, a formulare pensieri e, soprattutto, a comprendere meglio il mondo, oltre che se stesso e le proprie emozioni.

Su questo tema concorda anche Diletta Di Rocco, scrittrice e docente torinese, che ha scelto di rivolgersi proprio ai più piccoli, scrivendo racconti pensati per loro.

Di Rocco, tra gli ospiti della I edizione del “Cava Book Festival”, in programma a Cava de’ Tirreni dal 4 al 6 settembre, ha risposto con grande disponibilità ad alcune mie domande, offrendo interessanti spunti di riflessione sull’importanza della lettura sin da piccoli.

Quando è nata l’idea di scrivere per i bambini?

Scrivere mi è sempre piaciuto, ma l’idea di scrivere per i bambini è arrivata quando, diventando mamma, ho iniziato a scoprire la ricchezza della letteratura per l’infanzia e per la preadolescenza. Il momento della lettura condivisa è un momento della genitorialità che amo molto e che permette a tutta la famiglia di vivere un’avventura insieme. È molto riposante perché si rilassano sia i grandi che i piccoli e consente di parlare anche di argomenti difficili e di esplorare il proprio sentire anche in relazione a tematiche forti.

In che modo la lettura può aiutare un bambino a comprendere meglio le proprie emozioni e quelle degli altri? E quanto è importante per sviluppare la fantasia, una qualità oggi piuttosto rara?

Sicuramente la lettura aiuta, un po’ come il teatro, a sviluppare sia l’empatia che la comprensione del proprio mondo emotivo. Un bravo autore fa in modo di mostrare il mondo interiore dei suoi protagonisti, mondo in cui i giovani lettori possono immedesimarsi o immaginarsi nel futuro. Un ragazzino che legge scopre dai libri emozioni che magari proverà sulla sua pelle qualche anno dopo e in questa maniera i libri gli forniscono una chiave di lettura, una sorta di bussola.

Riguardo alla fantasia, credo che i bambini ne abbiano tutti tantissima, ma sta a noi non spegnerla, evitando quindi di riempire la noia con schermi, di fornire loro soluzioni ad ogni minimo problema e di intervenire in ogni situazione di conflitto. Questo perché la fantasia e la creatività si “attivano” quando bisogna cercare una soluzione ad un problema, che sia la noia o un piccolo conflitto tra fratelli. La lettura sicuramente aiuta ad ampliare il mondo della fantasia perché fornisce scenari, idee, situazioni. Una storia che piace diventa per i bambini il punto di partenza per un gioco, per esempio.

In un’epoca dominata da dispositivi digitali, videogiochi e social, come si può invogliare un bambino a preferire un libro e quali sono le caratteristiche che dovrebbe avere oggi una storia per riuscire davvero a coinvolgere un giovane lettore?

Sinceramente non lo so, però provo a dare la mia risposta anche in accordo con quello che ci dicono i pedagogisti e gli studiosi dello sviluppo della mente infantile. Sicuramente ci sono bambini a cui piace più leggere e altri che magari preferiscono attività di movimento o esplorative, e va benissimo così. Credo però che sia importante che genitori ed educatori siano consapevoli dei danni dell’esposizione precoce e/o prolungata ai device, quindi, al di là della lettura, prima di una certa età non bisogna proprio offrire cellulari e tablet. Nessuno si chiede “come facciamo a invogliare a bere acqua ad un bambino al posto del rhum?” Perché nessuno darebbe del rhum a un bambino e cellulari e tablet fino ad una certa età sono come un superalcolico in mano ad un fanciullo.

Sull’amare la lettura, secondo me bisogna chiedersi perché un certo bambino non ami leggere: magari fa fatica a leggere e allora la lettura condivisa può essere una buona soluzione, magari ha bisogno di libri con una bella grafica e immagini, magari deve sperimentare generi diversi, magari è molto pressato dalla scuola sulla lettura per cui non lo vive come un piacere. Sicuramente associare la lettura ad un momento di benessere e di connessione profonda come può essere la lettura condivisa prima di dormire, è una buona strategia, come anche l’andare insieme in biblioteca e scegliere qualcosa che ci ispira, con la libertà di riportarlo indietro senza finirlo se non ci piace. Poi sicuramente il poter incontrare dal vivo qualche autore, magari a scuola, può essere un bello stimolo. Per i più piccoli, spesso aiuta associare ad un libro un lavoretto a tema, qualcosa di pratico, da realizzare con le proprie mani.

Qual è il messaggio che la favola “Bufo il gufo e il bambino misterioso” vuole trasmettere?

Il messaggio è che ognuno di noi ha sempre la possibilità di scegliere e di scegliere il bene, indipendentemente dal proprio passato. Poi ci sono diverse tematiche: sicuramente la libertà, l’amicizia e il fare rete. C’è anche il tema dell’amore materno, declinato in tre personaggi diversi: la mamma che può soltanto sperare e aspettare, la mamma che ama nel quotidiano e che si prende cura, la mamma che lotta per il proprio cucciolo. Infine, un mio desiderio era quello di scrivere una storia natalizia di fantasia, che portasse con sé non la classica atmosfera lapponica e elfica ma paesaggi, profumi e ambienti della Palestina dell’anno 0, senza però essere una storia religiosa. In questo modo, Bufo può parlare al cuore di tutti i bambini, sia di quelli che festeggiano il Natale cristiano, sia di quelli che provengono da famiglie di altre religioni o atee. In questo senso, per me, è una storia inclusiva, che vuole portare ogni bambino a volare un po’ nei cieli della Palestina insieme a Bufo e insegnargli a ribellarsi a tutti gli “Erode” che incontrerà nel suo cammino.

Qual è il tuo prossimo lavoro editoriale?

Il mio prossimo libro è “Balena Bollicina e il pirata Gentile”. È edito da Leucotea e uscirà il 9 settembre. È una storia che ha per protagonisti una balena e un pirata, entrambi diversi da come il loro gruppo si aspetta che siano. Anche in questo caso, è un po’ una storia di formazione, ma più intima, anche se non mancheranno le avventure. Le tematiche sono quelle dell’alta sensibilità, dell’autenticità e della gestione ed espressione delle emozioni. È una storia che vuole arrivare soprattutto a quei bambini che si sentono diversi o addirittura sbagliati, perché sentono in maniera molto intensa sia le emozioni che le sensazioni fisiche. Non so avete presente quei bambini a cui danno moltissimo fastidio alcuni tipi di tessuto o alcuni rumori e allo stesso tempo vivono emozioni molto forti per eventi molto piccoli. Ecco, questa storia vuole arrivare a loro, ma anche agli adulti che si occupano di loro, perché spesso è facile etichettarli come bambini fastidiosi o capricciosi, mentre avrebbero bisogno di scoprire degli strumenti per gestire il loro modo molto intenso di sentire. Inoltre la storia vuole essere una carezza per quegli adulti che da bambini sono stati giudicati in maniera negativa per questi motivi e a cui nessuno ha mai detto che il loro modo di sentire è una caratteristica, non un difetto, e può diventare un punto di forza.

 

Laureata in Filologia con 110 e lode, ha conseguito il Dottorato di ricerca in Italianistica. Ha pubblicato diversi saggi in riviste scientifiche e una monografia dal titolo “Tracce del Mezzogiorno nel documentario etnografico”, dedicata alla ricerca storico-sociale del Sud Italia, dal Secondo Dopoguerra agli anni ’70. Attualmente è docente di materie letterarie presso la scuola secondaria di primo grado.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.